Oggi, alla terza generazione, la storica casa di produzione e distribuzione cinematografica Titanus si dedica a serie televisive e fiction. E’ un segno dei tempi, probabilmente. L’azienda che dagli inizi del Novecento ha accompagnato la parabola della Settima arte di casa nostra ora contribuisce alla confezione di cicli destinati al piccolo schermo. Nel 2004 la Titanus ha celebrato il suo primo secolo di vita, da quando favorì la nascita di film come L’avvenire in agguato (1916) del conte Giulio Cesare Antamoro, L’ombra (1916) di Mario Caserini e Il Piacere (1918), tratto dal romanzo dannunziano, ad opera di Amleto Palermi. Da allora la casa di produzione napoletana che ha accompagnato e scandito la storia del cinema in Italia ha sfornato capolavori e si è ritrovato in difficoltà per colpa di altre scivolate che, alla lunga, ne hanno compromesso la sussistenza. Questa vicenda umana, artistica, imprenditoriale e cinematografica esce dalle pagine di Francesco Di Chiara che ha pubblicato il volume Generi e industria cinematografica in Italia – Il caso Titanus 1949-1964 (Lindau, pp. 304, euro 26) raccontando l’evolversi di un’azienda a carattere quasi familiare, sorta per iniziativa di Gustavo Lombardo e passata attraverso le mani del figlio Goffredo, nato nel 1920 dalla relazione con l’attrice Leda Gys, che il patron sposò solo nel 1932. Dal 2005, anno in cui Goffredo è scomparso, la Titanus è guidata da Guido, ultimo rampollo della famiglia.

Come si vede, tutti i nomi iniziano per G, forse in ossequio al primo marchio Titanus, cioè l’acronimo Sigla che sta appunto per Società italiana Gustavo Lombardo anonima. Erano i primi anni del secolo e, da allora in avanti, molti titoli si sarebbero accavallati a fare la fortuna del cinema nello Stivale da entrambi i versanti, quello della diffusione di opere straniere e quello invece della produzione di pellicole italiane. Ripercorrere in un libro l’evoluzione della Titanus significa di fatto disegnare i contorni dell’industria cinematografica nazionale e, se Di Chiara riterrà, naturalmente complice benevolo l’editore, in un secondo volume potrà occuparsi della Titanus che ha affrontato il cambio di secolo e di millennio. Come e che cosa è diventata in questa società postmoderna e globalizzata. Forse perderà poesia, ma la panoramica risulterà finalmente completa e soprattutto verrà raccontata una grande storia italiana nella sua compiutezza. Una parabola che descrive le difficoltà di avviare un’impresa così ambiziosa. L’apice del successo. Il tramonto. E la conversione a differenti versanti applicativi, pur sempre in un mondo patinato fatto di celluloide.

Eppure il nome della Titanus è legato a gran parte della storia del cinema italiano. Privilegiando per lo più la commedia e il melodramma, i Lombardo hanno tenuto a battesimo molte delle opere più famose e prestigiose del grande schermo di casa nostra. Già nel 1949-1950 il maggior incasso lo si dovette a Catene, il film di Raffaello Materazzo, targato appunto Titanus. Ma moltissimi sono stati gli artisti legati a questo prestigioso entourage romano di origini napoletane. Giovanissimi talenti della rivista come Nino Taranto e Tino Scotti, un maturo attore comico come Renato Rascel, protagonista del Cappotto (1952) di Lattuada tratto da un racconto di Gogol, e inoltre una celebrata attrice come Yvonne Sanson che affianca nomi come quello di Vittorio De Sica, Tina Pica e Gina Lollobrigida per la serie “Pane, amore e…” con titoli come Pane amore e fantasia (1953) Pane amore e gelosia (1954) –entrambi di Luigi Comencini – e Pane amore e… (1955) di Dino Risi. Una sorta di miniserie ante litteram che ha precorso i tempi sull’adusato meccanismo di creare seguiti per film di grande successo popolare.


Tuttavia, se tutti questi film – ai quali va aggiunto Poveri ma belli (1957) di Dino Risi – hanno ottenuto consistenti incassi assicurando assoluti e incontrastati successi, altre pellicole – all’inizio degli anni Sessanta – hanno assestato il colpo di grazia per lo squilibrio dovuto a un aumento continuo dei costi di produzione non ripagati dagli incassi. Sodoma e Gomorra (1962) di Robert Aldrich e Il gattopardo (1963) di Luchino Visconti sono stati un massacro finanziario. Per ripagare i debiti insoluti Lombardo è stato costretto alla vendita dei teatri di posa e delle attrezzature per il doppiaggio. Il volumeracconta la Titanus in due parti di cui ognuna rappresenta una differente prospettiva. Da un lato la dimensione imprenditoriale, dall’altro i contenuti, ovvero i generi cinematografici privilegiati dalla casa dei Lombardo.

 

 

 

 

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