Darkwood è un non luogo. Nella terra degli irochesi, in quella parte di Stati Uniti, a ridosso della costa est, hanno luogo le avventure di Zagor. Un uomo. Un fumetto. Un tarzanide che vive in terre dove le liane gli consentono di oscillare. In un certo e improprio senso, di volare. Darkwood è un non luogo. E in un non luogo tutto è possibile. Anche che un non primitivo si attacchi alle liane. E anche che le liane non ci siano. Zagor è figlio di un uomo che fu ucciso dagli indiani. Lui lo ha visto morire e ha deciso di vendicarlo. Ma presto apprende che a sua volta, quel genitore aveva massacrato molti nativi. Passa così dalla loro parte e diventa paladino della giustizia. Qualunque colore abbia. Qualunque forma abbia. E capisce pure che il Bene e il Male non stanno sempre tutti da una parte sola. E nemmeno hanno una sola faccia.

Zagor ha 52 anni. Quel fumetto, nato per iniziativa di Guido Nolitta, pseudonimo dietro il quale si nascondeva l’editore Sergio Bonelli, grazie alla matita di Gallieno Ferri, oggi viene celebrato da un film documentario dal titolo Noi Zagor di Riccardo Jacopino che verrà proiettato nelle sale italiane in due sole giornate, il 21 e 22 ottobre. Gli appassionati sono avvisati, quindi. Occhio al calendario.

La pellicola è costruita su vari versanti. La storia innanzi tutto. Il suo nemico, quel professor Hellingen che è uno scienziato pazzo ossessionato dal desiderio di uccidere Zagor e conquistare il mondo. Un disegno che prende corpo e forma evolvendosi nei decenni. E da una striscia diventa un album. Zagor non è tipo che uccida. Il fumetto è educativo e non istiga alla violenza per sua natura. Ha un simbolo sul petto. Una sorta di aquila. E in mano ha un’arma che somiglia a un martello. Colpisce. Tramortisce. Ma nessuno muore. Tutti pronti a scontrarsi nuovamente in una battaglia senza fine.

Poi ecco le interviste ai padri di Zagor. Gallieno Ferri racconta fin dalle prime scene il suo incontro di giovanissimo disegnatore, pieno di speranze ma dalle tasche vuote, con quel personaggio che avrebbe fatto proseliti tra i lettori appassionati del genere. E proprio agli “zagoriani” e alla loro passione travolgente è dedicata una sezione del docu-film in cui prendono la parola direttamente i protagonisti di quell’avventura in edicola. Un’ora e dieci minuti di contributo all’eroe di tanti sogni e tanti momenti di relax e distrazione.

A spiegare come nasce e come si rigenera di episodio in episodio il coraggioso e invincibile Zagor sono coloro che lo tengono a battesimo prima di ogni uscita. Un’epopea spiegata non solo dagli artefici editoriali – Mauro Marcheselli, direttore della Sergio Bonelli editore, e Moreno Burattini, curatore di Zagor – ma anche dagli editor che concepiscono le storie e dai disegnatori che le traducono per immagini. Accanto a loro che oggi continuano a narrare le gesta di Zagor c’è anche la cultura ufficiale, rappresentata da Giulio Giorello, filosofo della scienza ed esegeta appassionato di Zagor, del quale racconta l’importanza e il significato in  chiave quasi psico-analitica.

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