La crisi economica. Un matrimonio a rotoli. Il posto di lavoro perduto. E le cambiali, puntuali, che scadono come una ghigliottina. Quanto basta per spiegare un suicidio che – fortunatamente – non c’è. Anzi. Tutt’altro. C’è un ottimismo straripante che si fa beffe di tutto ciò che va storto in una società apparentemente sull’orlo del tracollo. Sole a catinelle, appunto. Cioè felicità a mazzi. A pioggia, verrebbe da dire se non si rischiasse di perdersi in questa meteorologia strisciante che, tuttavia, nei film di Checco Zalone è di casa. Si pensi infatti a una filmografia marcata da meteoropatia evidente. Cado dalle nubi e Ma che bella giornata la dicono lunga.

L’ultima fatica del comico pugliese è in linea con i precedenti. Si ride. Spontaneamente. Senza sforzo. E, vivaddio, ci si tira su il morale guardando una “congiuntura difficile” con occhi finalmente sereni. Si ride a cuor leggero grazie a contenuti assolutamente politically correct, che hanno la benedizione di codici familiari, civili, educativi, sociali. Insomma, dietro quelle risa tanto bizzarre quanto scanzonate e birichine ci sono presupposti morali e materiali che fanno di Sole a catinelle un’ora e mezzo di divertimento puro e semplice senza dietrologie. E pensare che i temi sono attuali. Un’economia che va a rotoli con un’imprenditoria rapace che abbassa la qualità fino a scoprirsi incapace di fronteggiare la concorrenza. Risultato, licenziamenti. Proteste sindacali. E traslochi vari, con destinazione finale in una fatiscente casa popolare della periferia cittadina. C’è anche il tracollo. Checco fa fortuna come venditore porta a porta di aspirapolveri, ma il progresso dei mini robot che pulisce casa autonomamente lo mettono alle corde. Addio auto di lusso. Addio abitazione secondo i comandamenti della domotica. E addio moglie…

Restano solo Taeg e Tan, che non sono due convenienti tassi ma due animali. Il primo è un alano, talmente grande da mangiare al desco famigliare stando tranquillamente sulle sue quattro zampe. Il secondo è un cavallo che l’impoverimento improvviso dei proprietari obbliga ad accudire nel cortile di casa. Tutto qui… Niente affatto. Corruzione, esportazione di capitali e riciclaggio di denaro sporco sono gli ingredienti che hanno reso ricca la nuova compagna di Checco – la bella Aurore Erguy – dopo la separazione. Una donna, anch’essa separata da un regista che si disinteressa del figlio, precipitato per colpa sua in un mutismo depressivo che solo il comico e il suo bambino, Nicolò, sapranno guarire. L’economia è scandagliata anche attraverso le vicissitudini della società di fidi, quella che ha permesso a papà Zalone di portare in vacanza il bimbo modello con tutti i dieci a scuola. Condotta compresa.

Beffarda la presa in giro anche dei consumi nella figura della vecchia zia, che ha fatto del risparmio della corrente elettrica un punto d’onore e padre e figlio Zalone cercheranno di mandare in crisi in tutti i modi, riducendo in fin di vita quell’anziana, collegata a un apparecchio di cui chiede che venga tolta la spina. Eutana-zia, insomma. E anche qui si ride, ma ormai siamo alla fine e il sole a catinelle del titolo non ha tradito le aspettative. Tutto è bene quel che finisce bene. Perfino quell’eutana-zia che finisce in burla fra le risa generali, non solo degli spettatori in sala, ma anche degli stessi attori, sui quali iniziano a scorrere i titoli di coda. Il film è esile e banale, non ha alcuna velleità didattico-moraleggiante ma riesce nell’intento di far ridere stravolgendo – come nei canoni della comicità – le situazioni più tristi e spesso drammatiche per trasformarle in circostanze tanto paradossali da apparire ridicole. Luoghi comuni e contesti triti e ritriti si ripetono senza sosta né fantasia. Ma Checco Zalone fa ridere. E non è da tutti. E’ questo il valore aggiunto.

incorporato da Embedded Video

Tag: , , ,