E’ che io porto sfortuna. Tutte le donne che ho amato hanno avuto sciagure stando con me…

 

 

 

Storia di Jacopo, il miglior consulente matrimoniale in attività. Teoricamente. Perché il buon Jacopo (Enrico Brignano) l’unico caso che apparentemente non riesce a risolvere è il suo mentre negli altri, compresi i burrascosi rapporti fra i genitori, sembra un fuoriclasse. La realtà sarà diversa, però. E papà e mamma faranno finta davanti a lui di vivere una perfetta armonia matrimoniale consolandosi con rispettivi amanti. Ma il problema più spinoso è sé stesso. Jacopo, psicologo di coppia da quando era in fasce, è stato vittima della stregoneria di una fidanzatina che lo aveva sorpreso mentre una compagna di classe lo baciava per dimostrarci quanto ci sapesse fare. Aveva chiesto aiuto a quel coetaneo così efficiente nel ricostruire unioni in frantumi perché il fidanzatino l’aveva lasciata ad anni sette.

Da quel giorno, per Jacopo, ogni fidanzata era diventata un incubo. Ad ognuna aveva menato gramo. Fino a Sara (Ambra Angiolini). Compresa. Ma poco scaramantica. Lei lo ama. Lui la ama e per questo vuol tenerla lontana da sé. Troppa la paura di trasformarla in vittima designata. Il premuroso Jacopo sarà ricompensato dalla sorte, ma per scoprire come ciò avverrà, occorre vedere il film. E qui sta il punto. Stai lontana da me di Alessio Maria Federici è uno dei peggiori film del cinema italiano recente. Eppure la trovata sembra accattivante. Pare voler sedurre.

La pellicola paga un peccato originale gravissimo. La prevedibilità, che in caso di comicità, è ingrediente pericoloso. Forse di più, letale. Stai lontana da me è un calco di un precedente film La chance de ma vie di Nicolas Cuche, tradotto in italiano col titolo Per sfortuna che ci sei. E nemmeno tanto vecchio visto che è uscito tre anni fa scarsi. Era il gennaio 2011. E Virginie Efira (20 anni di meno, In solitario) era la conturbante Angiolini dell’originale francese. Schema identico, ma quel che è peggio battute scontate come scontato è tutto ciò che scorre sul grande schermo.

Stai lontana da me è un’antologia di luoghi comuni dove nulla sorprende né meraviglia. Non c’è stupore. Non c’è folgorazione. Per questo non si ride. Anzi. Alla lunga, ci si arrabbia perfino per i continui déjà vu sottoposti da un copione discutibile. Si inizia dall’immancabile coppia che sta per scambiarsi le fedi sull’altare, quando uno sbaglia il nome dell’altra… Evviva l’originalità. Si continua con le solite portiere delle auto tranciate dall’autobus in arrivo. Tassisti balbuzienti che faticano a dialogare col navigatore satellitare. Gli immancabili dischetti del progetto architettonico di una chiesa da presentare al monsignore, scambiati col solito film porno, cura per la solita coppia in crisi. L’immancabile e “casuale” ritrovamento della compagna di scuola nel luogo più remoto del mondo. La rincorsa a Sara, nuovamente in chiesa. Oltre alle consuete disavventure gastronomiche con scottature alle chiappe, incidenti vari, vetrate tanto trasparenti da schiantarsi contro soprapensiero. Insomma, mancano solo le torte in faccia con quella che sarebbe stata una fin troppo dotta citazione alle comiche del cinema degli albori, e il percorso sarebbe concluso.

Stai lontana da me è una delusione che dura un’ora e 22 minuti, troppo per un film comico che non fa ridere, troppo poco per chi lo ha scelto per passare una serata divertente e si trova ad averne utilizzato solo uno scampolo. Che dire… Meglio star lontani da questo film.

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