Se saprai sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni  (Rudyard Kipling)

 

 

 

 

 

Jane non credeva ai suoi occhi. Ce l’aveva fatta. Era nell’universo di Jane. Che non è il proprio, ma quello della Austen. Catapultata in quegli anni a cavallo tra fine Settecento e primi dell’Otto. E in un mondo nel mondo. Quello della scrittrice inglese. Su misura per le donne. La femminilità. Il desiderio. Inseguire le orme della romanziera di Steventon, nata nel 1775 e morta nel 1817, non è operazione originalissima. Soprattutto in ambito cinematografico, dove la rivisitazione delle sue opere è fatto più che ricorrente. Becoming Jane di  Julian Jarrold, con Anne Hathaway nei panni dell’autrice, è solo l’esempio più recente di racconto semi biografico sulla Austen. Era il 2007. Prima d’allora, nel 1980, Jane Austen a Manhattan di James Ivory ripercorreva le vicende di una compagnia teatrante che doveva mettere in scena un’opera della scrittrice. Orgoglio e pregiudizio ha avuto due versioni cinematografiche nel 1940 per Robert Leonard e nel 2005 per Joe Wright, Ragione e sentimento è stata ripresentata nel 1995 da Ang Lee, Mansfield park è stato riproposto da Patricia Rozema nel 2000, Emma è uscito nel 1948 per iniziativa di Michael Berry e nel 1996 da un’idea di Douglas McGrath. Nel 1995 anche Persuasione, inizialmente pensato per la tv, è finito sul grande schermo.

Ora ci risiamo, ma stavolta va detto subito che la Austen è un pretesto. Alla ricerca di Jane di Jerusha Hess non ha alcuna pretesa letteraria. Tanto meno vuole scavare fra le pieghe di Austenlandia. O Austenmania. E’ piuttosto il racconto di come si distrugga un sogno. O, se preferite, di quanto si rivelino fatue ed evanescenti le aspettative legate a miti coltivati con un cieco candore infantile. Jane è una single – un tempo si chiamavano zitelle – innamorata solo del mondo legato alla scrittrice, di cui lei stessa porta il nome. Decide così di investire i suoi magri risparmi, acquistando un pacchetto base per un viaggio nel sogno, ovvero nelle campagne del Buckinghamshire, dove è allestita appunto una Austenlandia in miniatura. Si vivono atmosfere tardo settecentesche. In costume. Tra cavalli e battute di caccia. Maggiordomi e spasimanti con i quali tutto sarà platonico e nulla carnale.

Da questo tuffo nel XVIII secolo devono restare escluse abitudini e oggetti legati all’attualità. Banditi telefonini e informaticume vario nelle sue mille declinazioni. Progresso regredito. Naturalmente le ospiti-clienti riescono a mantenere solo in parte la parola e sia per passione fisica, sia per agganci telefonici al terzo millennio, cadono in trappola. La temuta e minacciata punizione rientra però sul più bello, ma il sogno è ormai contaminato. Il virus della disillusione ha attaccato i gangli vitali in profondo. Ed è crisi. Quando la nubile Jane torna a casa per fine soggiorno, avrà anche perso la scommessa con l’amica, che le aveva tentate tutte per impedire quello spreco di denaro, rincorrendo fantasmi e chimere. Non saranno invece ectoplasmi i maschi che la rincorrono in aeroporto e nella vita quotidiana, dopo essere usciti dagli abiti multicolore di quella squallida prova recitativa da attori del sogno, venduto a qualche centinaia di sterline. Certo è che Jane smantella la stanzetta arredata stile Austen. L’incantesimo è in frantumi.

Viaggio a singhiozzo tra realtà e immaginazione. Scimmia senza stupefacente. Allucinato presente storico. Onirico paradiso di plastica. Andata e ritorno per le illusioni magiche della “piccola” Jane. Smessi gli abiti settecenteschi, torna la vita. Niente più fronzoli. Falsità e trucchi. Ma Jane scoprirà di non saper facilmente liberarsi di essi. Agli innamorati che la pressano non sa se credere. La recitazione appare inscindibile perfino dalla realtà. Vuole uscirne, Jane. Ma lacci e lacciuoli la tengono avvinta a quell’universo finto, pagato a caro prezzo, con risparmi prosciugati. Incanto e disincanto, li definiva Max Weber. Teoria applicata ai consumi. Metafore di piccole Disneyland, distributrici automatiche di infatuazioni. Jane avvinta al fascino. Jane risvegliata. Jane incapace di comprendere il significato di un confine. Ma Jane ormai risoluta a prendere a calci sogni e realtà. Due impostori che non si vergogna più di maltrattare.

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