Per chi è convinta che esista ancora un beneducato principe azzurro…  oh yes!

Per chi pensa che l’Amore sia una coppia di cavalli bianchi che trainano un cocchio, ma poi scoprono che il calesse è senza ruote… oh yes!

Per chi crede che il computer serva solo a inviare lettere, pardon mail… oh yes!

Per chi crede che il sesso non c’entri con il computer, come il reale con il virtuale… oh yes!

Per chi ritiene che i sogni d’amore oggi si inseguano su un surf telematico… oh yes!

Ebbene, per tutti voi, Don Jon di Joseph Gordon-Levitt non è il vostro film. O meglio, può esserlo, se avete voglia di stupirvi. Di tornare sui vostri passi. Di pensare che esiste un amore, o forse solo il sesso, dell’altro mondo. Perché Don Jon  è pellicola per palati non particolarmente sofisticati. Non ha ambizioni. Vuole essere svago e divertimento, ma più spesso è volgarità senza emozione. Non nelle parole, per carità. Non c’è turpiloquio che offenda vergini trombe di Eustachio. Piuttosto, comportamenti. Di bassa, bassissima lega. Don Jon (Joseph Gordon-Levitt, maggiormente apprezzato in Lincoln di Spielberg, Inception e Il Cavaliere oscuro di Christopher Nolan e Miracolo a Sant’Anna di Spike Lee) è un modesto erotomane che colleziona stancamente splendide fanciulle in discoteca, ammirato e invidiato dagli amici. E’ un dongiovanni da strapazzo che non mette foga né ardore, convinto che l’auto erotismo sia migliore di quello in altrui dolce compagnia, fin quando incontra Barbara (una sempre avvenente Scarlett Johansson) che s’innamora del palestrato sciupa femmine suo malgrado e lo mette in riga.

L’affannato perditempo che ha nel computer e nelle mani la migliore amante, finisce per ritrovarsi uno studentello in regola, tutto casa chiesa e… computer. Ahilui. Mal gliene incoglierà perché la determinata Barbara, allergica alla virtualità del sesso e alle evoluzioni di maggiorate dall’arte varia, fa promettere al fidanzato di astenersi dal guardare film dal contenuto per adulti. Jon, sempre meno don, ma affezionato frequentatore del predellino del confessionale, cui enumera le proprie eiaculazioni cercando di scoprire la dinamica nella determinazione delle preghiere decise a mo’ di penitenza, non riesce a lasciare spento il computer. Naturalmente Barbara lo scopre e non lo perdona – udite, udite – non tanto per la discutibile esercitazione plurigiornaliera del suddetto scadentissimo dongiovanni, attraverso immaginarie amanti senza inibizioni, quanto per il fatto di essersi sentita imbrogliata da quell’uomo che le aveva fatto credere di essere uscito dal tunnel. E invece…

E invece il bello e impossibile don Jon, ormai solo con sé stesso, la sua mano e il computer, finisce oggetto delle attenzioni di una vedova (una Julianne Moore già vista nel Grande Lebowski dei fratelli Coen, Jurassic park di Spielberg e America oggi di Robert Altman) che lo aiuterà a trovare il bandolo della matassa di sé stesso. Una sorta di psicanalisi nella vasca da bagno e in un letto con una donna vera, lontanissima dalle bellezze al silicone di tante discoteche e dalle volgari acrobate senza perizoma né tubo catodico, scaricate a miliardi k/b al secondo con una mano sul mouse e l’altra sul “cuore”.

Don Jon vuol divertire, ma le risate sono centellinate. In compenso per tutti c’è una gratificazione. I maschietti consolano gli occhi con la Johansson, le femminucce con Gordon-Levitt. Par condicio erotica. Ben magro bilancio però per chi ama il cinema puro, quello cioè che faccia anche ridere senza dover ricorrere a volgarità, gratuite quanto sterili. Pur nel suo nulla cosmico, il film denuncia a suo modo il piccolo ma diffuso squallore del sesso consumato come un panino. Una sorta di droga. Un tunnel da cui uscire è difficile, quanto smettere di dipendere dal crack o dall’eroina. Liberarsi di una schiavitù resa affascinante dalle morbide sirene dei sensi. E poi la computer-dipendenza, il vuoto pneumatico di tante relazioni dove l’aspetto umano della personalità viene ignorato e triturato dall’appagamento del tele-vedere. La donna bambola. La donna di plastica. La donna, fonte soltanto di piacere fisico. E a volte, la donna perfino sconfitta. Da una mano sola.

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