Il Sud è niente. E qui niente succede. Qui nessuno parla. Nessuno. A chi avrei dovuto dirla la verità…

A me, papà.

 

 

Reggio Calabria, anni imprecisati. Uno dei mille volti del Sud. Tutti così diversi. Tutti così inquietanti. I mille volti di un silenzio. Quello di chi non dice. Quello di chi non sa dire. Quello di chi non vuol dire. Reggio come parametro. Eclatante. Di un problema che non è solo del Sud. Anche se è soprattutto del Sud. La verità velata. La verità nascosta. La verità cercata. La verità proibita. Come anima in un’ampolla. Reggio devota. Sottilmente riservata. E bigotta. Reggio è la mano caritatevole di un giostraio. Il quarto di manzo del boss locale. Reggio è uno stretto largo. Una statua della Madonna pellegrina. Reggio è una processione. E’ mare, come liquido amniotico. Dove tutto nasce. Dove tutto, forse, si può ritrovare.

Ha molte facce anche Reggio Calabria. Secondo Fabio Mollo. Il Sud è niente illumina quelle espressioni che non sono soltanto forme di comunicazione, ma modi di essere. E talvolta di vivere. Grazia vive un doppio dramma. Vuol sapere che ne è stato del fratello, partito e mai più tornato. Non ha il conforto di una mamma. E nemmeno il sostegno di un padre che, pur presente, stende un velo su quella verità. Vuole proteggere quella ragazzina così poco donna. E lei, alla spasmodica ricerca di una chiave perduta, si scontra con gli sguardi inutili. Con le illusioni eteree e deformate che solo l’acqua del mare sa regalarle ad ogni tuffo nelle sue aspirazioni. Come richieste a una grande madre muta. La profondità la sospinge in un mondo senza parole. Come se il mondo in superficie, le parole, le avesse. Silenzioso abisso amniotico marino. Contro silenzioso abisso tragico terrestre.

Grazia è lo specchio stesso di quella verità negata. Così poco femmina e femminile. Miriam Karlkvist, 21 anni. Reggina. Con madre svedese. Un cognome che fa a pugni con Reggio Calabria e un accento che di Reggio è emblema. Grazia, così androgina e misteriosa. Fonte essa stessa di una verità rincorsa. Quella di coetanei che vogliono svestirla. Scoprire davvero se è il maschio che sembra o la fanciulla che dice di essere. Ogni scontro è lo spunto per toccare quel corpo. Tentare di sentire. Tentare di sapere. Le domande cadute nel vuoto. Volgari azzardi per spogliare quel corpo acerbo a cui chiedere verità. Non piacere. Il tatto. Mettere le mani sulla verità. E quello che Grazia nega agli altri è ciò che il mondo nega a Grazia. Un’altra verità. Quella su suo fratello. Ricordato da altarini casalinghi. E messe commemorative. Fisico muto che si materializza, come d’incanto, solo nei tuffi nella memoria. In artificiosi fondali marini.

Grazia è ostinazione sudista. Voglia di farcela. Desiderio di non arrendersi. Abnegazione. Cristiano, il padre, l’attore Vinicio Marchioni (To Rome withe love di Woody Allen, Venuto al mondo di Sergio Castellitto e Miele di Valeria Golino) è resa senza condizioni. L’uomo sotto scacco, che la vita ha sconfitto e trasformato in un suo burattino. Colui che soggiace. Si adegua. Il morto che cammina. Vende casa e negozio al capo malavitoso che lo tiene sotto tiro. E accetta l’emarginazione definitiva sotto forma di quell’esilio forzato, rivenduto con la sapienza vigliacca del cacciatore che consiglia alla sua vittima di “cercare fortuna al nord” prima della raffica finale. E il negozio di pesce stocco, alla periferia più povera di una Reggio minacciata, è il paradigma di un’erosione che si allarga a macchia d’olio. Risucchia e inghiotte. Inibisce i sogni e alimenta i rancori.

Ma, paradossalmente, se dal letame nascono fiori, dalla cessione della bottega esce finalmente il confronto padre-figlia. La verità rincorsa. La verità inseguita. La verità ottenuta. Reggio finalmente sembra rendere giustizia a se stessa. E ai suoi figli più modesti. Pescivendoli a confronto. Tra interminabili sigarette bruciate dalla voglia di urlare che ogni storia ha un’anima. Destinata a uscire dall’ampolla. E il corpo di Grazia, immerso un’ultima volta nell’acqua, torna a galla mostrando se stesso. Nudo. La verità, rincorsa e raggiunta, è un atto d’amore. Come quel lucido abbraccio dei sensi e del cuore, con cui Grazia offre le sue grazie al coetaneo, che le aveva teso la mano. Anche quella, in fin dei conti, era una forma della verità.

incorporato da Embedded Video

Tag: , , ,