A vent’anni bisogna credere ai propri sogni e… non avere paura.

 

 

 

 

Una routinaria vita matrimoniale da annoiato quarantenne. Persino quando si tratta di ascoltare l’immancabile collega alle prese su come tradire la moglie, tanto inesperta su un palcoscenico quanto a suo agio sotto le lenzuola. Anche a quarant’anni si può ricominciare da zero. Anche a quarant’anni può arrivare la sterzata. E stavolta la sterzata può venire da lei.

E così Arnaldo Nardi (Leonardo Pieraccioni), sbattuto fuori di casa per colpa di due manette sadomaso non sue ritrovate dalla moglie (Serena Autieri) nel bauletto del motorino, si ritrova a cercar casa altrove e finisce a vivere con un gruppo di studenti universitari dalle infinite energie e i mille grattacapi, ma nessuna bussola in tasca. La catanese Camilla è scappata dalla famiglia per nascondere una gravidanza non cercata. Anna ha un bizzarro padre (Massimo Ceccherini) che fa l’investigatore privato e si nasconde dietro singolari quanto imprevedibili mascheramenti, senza mai rispondere al cellulare. Edoardo è un italiano nero che ama Clelia (l’ex di Amici, Alice Bellagamba), ma i due si scontrano con il papà della ragazza (Giorgio Panariello), razzista doc, che non ne vuol sapere di un genero mulatto.

Arnaldo, al quale presto danno la caccia i colleghi e la moglie, con scrupoli di responsabilità nell’averlo messo alla porta, riscopre il sapore di una gioventù ormai lontana. Non si fa padre di quella truppa di disorientati ragazzi dai buoni sentimenti, ma nel suo piccolo sa dove mettere le mani per risistemare i guai di ognuno di loro. Finché ricomponendo i vari pezzi di quel variegato puzzle umano, non si lascia prendere la mano e ricompone anche il suo. Un fantastico via vai è il classico film di Natale tra buoni sentimenti e qualche risata, peraltro a denti stretti. Più che risa, si può parlare di sorrisi. La novità è nel canovaccio della trama. Per la prima volta nel curriculum del comico toscano, manca la bellona dalle curve mozzafiato intorno alla quale i soliti triti e ritriti equivoci intessono paradossi e divertimento. In realtà, dopo Il ciclone, i film di Pieraccioni hanno pagato un po’ dazio e di rado hanno mostrato quella capacità esplosiva di far ridere. In questo solco, Un fantastico via vai non si smentisce. Ci si rilassa ma non si ride a crepapelle. Ci si immedesima nella raggiunta evasione del protagonista da una vita che gli va stretta e, per tanti versi, lo opprime. E ci si sente sollevati quando, alla fine, tutto riprende a occupare il posto giusto. Come se un oscuro mago mettesse a posto ogni cosa.

Un film politically correct che inneggia alla comprensione reciproca, vista nei diversi versanti delle microstorie personali, intessute nel telaio di Pieraccioni e intrecciate a comporre un’unica vicenda. Un po’ il destino di oggigiorno. Tutto frammenti. Tutto tensione. Tutti con il fiato sospeso. Tutti in attesa. Perenne attesa. E tutti stupiti. Davanti agli altri e, talvolta, anche davanti a sé stessi. Nelle ridotte risate sta il difetto maggiore di una pellicola comica, che non riesce quasi mai ad essere esilarante. Nell’educazione e nello svagato sollievo rilassato risiede invece il pregio di un film, finalmente lontano da molte inutili volgarità, gratuite e sterili, in cui eccedono opere di altri regie e differenti protagonisti.

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