Aspetterò lontano perché, se mi avvicino, più forte è l’assenza di te

 

 

 

 

 

Un cantante che muore dopo essersi rovinato al gioco e un figlio che riacquista con il sudore della fronte le ricchezze perdute da papà. Questo l’antefatto che il Indovina chi viene a Natale? di Fausto Brizzi (Notte prima degli esami, Maschi contro femmine, Femmine contro maschi) che mette in scena alcuni inediti come il figlio postdatato. Insomma, paparino non era un capolavoro di fedeltà. Ma in fondo chi lo è… Un fidanzato disabile (Raul Bova) che finge di aver perduto le braccia per salvare una bambina da morte sicura sotto un Tir quando invece se la spassava in moto con due stangone da capogiro… Due bambini che riescono a far passare il fidanzato di mammà (Claudio Bisio) da ladro, maldestro e maleducato ospite oltre che molestatore pur di farlo allontanare da casa… O un genitore (Diego Abatantuono) che spaccia la figlia (Cristiana Capotondi) per un’allegra ragazza che se la spassa con tutti per non farle sposare il fidanzato disabile… O il figlio postdatato (Carlo Buccirosso) che cerca l’autorizzazione per riabilitare con uno sceneggiato la memoria di quel papà (Gigi Proietti) che lo ha riconosciuto, ma mai adottato dopo la sua relazione clandestina…

Naturalmente, è Natale, quindi tutto è bene quel che finisce bene. Anche le nostre festività, finalmente orfani della solita bellissima scema attorno alla quale si avvinghia l’immancabile marito, in cerca di scappatella, regolarmente pizzicato dalla consorte, acida quanto brutta. Brizzi è il più buffo dei registi “natalizi” e anche in quest’occasione la risata ci scappa. E più d’una volta. Il che per un film comico appare scontato, eppur non lo è. Tuttavia c’è di più in questo intreccio da favola che assomiglia di più a una monelleria carnevalesca che a un cinepanettone. E, per di più, con un titolo che fa il verso a un film che ha fatto storia, Indovina chi viene a cena di Stanley Kramer del 1967, con il quale l’opera attuale non ha nulla a che spartire.

La piccola sfida di Brizzi è quella di far ridere anche sulla disabilità, un tasto dolente e delicato che è sempre un rischio toccare. Diversamente abili, una terminologia che ormai ha soppiantato perfino il vocabolo handicappati, la dice lunga. Inserirli in un film comico può essere destabilizzante. Nella fattispecie, il giovane con le braccia amputate innesca riflessioni, beneducate ma penetranti, sull’impiego delle categorie protette nelle aziende. Il tema presto sconfina negli insegnamenti sulla tolleranza verso i meno fortunati e mette in ridicolo i dubbi di chi crede che un disabile non riesca a fare troppe cose per essere veramente autosufficiente, perfino quando la menomazione appare tra le più penalizzanti.

Si passa così dagli scrupoli verbali di ironia spesso ritenuta fuori luogo dai cosiddetti normodotati, ma accettata a cuor leggero dai portatori di handicap, alle paure di una madre terrorizzata dal fatto che la figlia finisca per essere più la badante che la moglie di quel fidanzato sfortunato. Non si glissa sulle colpe di quel giovane che la sfortuna l’ha forse in parte un po’ cercata, né si transige sulle doppiezze di un padre che, convinto di fare il bene della ragazza, infierisce su quello sfortunato fino a coglierne l’aiuto nella disgrazia. Ma tra coppie del passato, coppie del presente e altre del futuro chi mai potrebbe essere l’invitato a sorpresa… Naturalmente bisognerà attendere la fine del film per scoprirne l’identità, ma non ci sarà molto da ridere. Brizzi si sforza di commuovere con un ospite che viene dall’aldilà e si presenta nel mondo dei vivi nell’unica maniera che il mondo postmoderno conosce per accoglierlo. Un dvd da inserire nel lettore e vedersi le immagini proiettate sul piccolo – si fa per dire – schermo. E scoprire, tra una risata e un pizzico di commozione che Babbo Natale non esiste, ma i parenti purtroppo ci sono eccome. E sono puntualissimi.

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