Saranno le uvette. O forse i canditi. O una lievitazione un po’ dozzinale. Il cinepanettone è un po’ stantio, insomma. E la qualità lascia molto spazio all’insoddisfazione, nonostante al botteghino i soldi siano fioccati. Il desiderio di sorridere e divertirsi è più forte del tam-tam. Così, poche risate. Con il contagocce. Eppure lì, in coda davanti alla cassa, la tentazione vince sempre e il cinepanettone finisce sulla tavola, si fa per dire, del cinefilo, al quale la risata poi si smorza sulle labbra. E anche il Natale 2013 trascorre senza che alcun film di quel filone diventi memorabile. L’operazione di Carlo ed Enrico Vanzina, figli del mitico Steno, regista e sceneggiatore di capolavori della commedia all’italiana (Un americano a Roma, Un giorno in pretura, Guardie e ladri con Monicelli) è stata ardita. Attendere la sfuriata natalizia e approdare in sala dopo che la Befana ha ripreso la scopa per tornare nel suo letargo annuale.

In buona sostanza, dopo aver firmato cinepanettoni in quantità, i fratellini tornano alle origini. La commedia all’italiana, appunto. Sapore di te, una vaga riscrittura di Sapore di sale, spiazza per quelle sue ambientazioni estive e marittime, ancora tanto lontane dalle nostre attese, eppure così vive nella memoria e palpitanti nei desideri per l’agosto che verrà. Hanno avuto coraggio i Vanzina e soprattutto hanno dimostrato di non seguire l’onda delle consuetudini, ma di sapervisi opporre. Ne esce una pellicola in cui non si ride a crepapelle, ma anche da questo equivoco occorre una buona volta uscire. Perché un film leggero possa considerarsi azzeccato non occorre certo piegarsi dal divertimento e il passato del cinema italiano insegna proprio che capolavori dalle firme celebri e storiche – in fondo – non sempre facevano ridere.

Demolito anche questo tabù, Sapore di te paga un pesante pedaggio. Il déjà vu. Il difetto più grande dell’ultima fatica dei Vanzina è la rassegnazione a dover prendere atto che forse la vena d’originalità e fantasia è paurosamente esaurita. Detto dell’ardimento vanziniano, alzi la mano chi – vedendo la bionda teutonica tirolese, con vent’anni sulle spalle, arrivare in Versilia, invitata dal fidanzatino – si stupisce al vedere la valchiria tra le gambe dell’immancabile aitante bagnino. O chi si meraviglia davanti al solito politico del magheggio e dell’intrallazzo a scopi erotici, perennemente alle prese con i soliti equivoci. O il maritino tutto casa, supermercato e forza Roma che tanto stride con le tre tipologie di cucadores – in fin dei conti il termine, come il film, è retrodatato agli anni Ottanta – che affollano spiagge e spiaggette in quel di Viareggio. Tenebrosi a vent’anni. A trenta. E over 45. E alzi la mano chi non si aspetta che il bravo cristo di turno, intrufolatosi di soppiatto nella cabina della sua bella, finisca per andare in bianco.

Tutto di vecchio, direbbe l’uomo della strada. E fa niente se poi ogni cosa si aggiusta, come sempre. Stavolta perfino con qualche morte fuori scena. Perché c’è modo di tradire e tradire. E se uno svagato velo viene steso sul politicante ambiguo che è una caricatura di se stesso, o se – addirittura – tra i ragazzi l’adulterio viene esorcizzato da un comportamento inappuntabile pur nella libertà di legami affettivi evanescenti, l’antiquario che cornifica la moglie dalla quale ha appena avuto un figlio paga a carissimo prezzo la sua – diciamo così – leggerezza. E gli altri sono liberi di amare e amarsi. Perfino di ritrovarsi, grazie a un indomito destino che sembra seguire quelle vite sganciate e affatto spericolate, facendole ritrovare nei luoghi più scontati, ma per ciò stesso meno attesi. E così, gli amori di ieri diventano gli amori di domani dopo che il truccatore e il parrucchiere hanno fatto il loro pesante ingresso sul set e hanno trasformato Katy Saunders, Martina Stella e Virginie Marsan – età media 29 anni – in attempate signore, con mariti e prole al seguito, ad aver doppiato quei sospirati anta-cinque.

Larga è la foglia, insomma… e stretto è il product placement, che evita allo spettatore di assistere a un film come se fosse un maxi spot. Non è pregio scontato, questo. I tre episodi di Colpi di fortuna non sono certo andati per il sottile nel dare ampio risalto ai prodotti legati al mondo De Laurentiis che, della pellicola, era il produttore. Ma guardare in casa d’altri non è mai bello. Allora, meglio incoraggiare i Vanzina a ritrovare la fantasia perduta.

incorporato da Embedded Video

Tag: , , , ,