Occorre volare alto. Serve ottimismo. A Berlino anche i piccioni sorridono. A Milano si schiantano contro le vetrate dei grattacieli

 

 

 

Milano ai tempi della crisi è una città che sogghigna. Non ha nulla da ridere, ma è orgogliosa di non dover piangere. E si fa bella del suo appeal. Anche se spesso, sotto il vestito, niente. Milano ai tempi della crisi offre, dà e richiede. Un’altalena di sensazioni ed emozioni. La gioia del trionfo. La rabbia della disillusione. La seduzione di ritrovare occasioni perdute. Squali e squaletti di casa nostra che nulla hanno a che fare con mercati finanziari e borse valori, ma sguazzano abili tra i bassifondi della legalità. Avvocati d’affari che sgomitano per “uccidersi” reciprocamente. Aziende che tagliano teste. Famiglie decapitate nel morale, prima che nel portafogli. E interruzioni di gravidanza che poco hanno a che spartire con problemi di coscienza e molto rappresentano invece la metafora più cruda per affari che, appunto, abortiscono.

La gente che sta bene, quinta fatica di Francesco Patierno, a tre anni di distanza dall’ultima Cose dell’altro mondo, è un film che scorre via senza eccesive pretese e senza l’ambizione di dover far ridere a tutti i costi. Qualche fulminante battuta squarcia la platea ma, in generale, il tono è grave perché ballano posti di lavoro e reputazione. Affari a cinque stelle. Affetti. Sesso. Legami familiari. E perfino vite. Milano ai tempi della crisi, insomma. L’avvocato Dorloni (Claudio Bisio) dà il benservito a un giovane praticante poco prima che un grosso cliente dia il benservito a lui. Il problema ha due facce e, in pochi minuti, sono evidenti entrambe. L’imporre e il subire analogo trattamento, con le medesime modalità, apprese nello stesso corso di formazione.

Ma squalo chiama squalo e Dorloni, che ha una famiglia ormai ben più che sfilacciata, trova ad offrirgli un posto di rappresentanza il principe degli avvocati d’azienda. Ringalluzzito, chiede alla moglie di rinunciare al terzo figlio in arrivo, ma improvvisamente resta solo. La consorte (Margherita Buy) se ne va con i bambini e quell’improvvido marito deve subire l’affronto di vedersi esautorato dall’incarico precedentemente offerto. Un suo collega aveva tentato di fargli le scarpe ma quando, all’improvviso, viene arrestato per varie truffe, Dorloni ritrova la poltrona prospettatagli dallo squalo (Diego Abatantuono), proprio mentre sta tradendo la moglie e, alla sua occasionale partner, sta facendo tradire lo squalo. Ma l’affascinante esotica signorina muore inaspettatamente per un incidente stradale e questa morte improvvisa mette i protagonisti faccia a faccia con una realtà drammatica che, fino a quel momento, avevano guardato solo distrattamente.

Curiosamente, non c’è nessuno che stia bene ne La gente che sta bene, anche se tutti pensano e si sforzano di trovare un modo per star bene. Pur stropicciando le parole, l’ossessione di star bene è il filo conduttore occulto di questa commedia, per niente affatto migliore di tante altre, ma neppure peggiore di tante altre. E nemmeno ha una morale o insegnamenti particolari da impartire, se non quello di mostrare gli effetti distruttivi dell’avidità e del cinismo di chi cammina sui corpi altrui o addirittura sui cadaveri – metaforici – dei concorrenti appena sbaragliati con mosse più o meno lecite. La gente che sta bene, tuttavia non è un impietoso ritratto dell’universo dell’homo homini lupus come infinite volte è stato rappresentato attraverso luoghi comuni, ma è piuttosto la precarietà di una società in crisi che risveglia i più bassi e peggiori istinti. In quest’ottica il film di Patierno sottolinea i tempi bui, alleggerendo la narrazione con il tono divertente e divertito che, occasionalmente, Bizio offre stemperando la crudele e cupa atmosfera che avvolge la commedia.
Ultima avvertenza. Non confondere la pellicola con Il capitale umano di Paolo Virzì. La tentazione e l’analogia dei tratti distintivi di alcuni personaggi è grande. In proposito, le figure dei due arroganti e tracotanti squali sono sorprendentemente vicine e le loro rispettive mogli sembrano autentici calchi. Ma per il resto la vicenda e le tematiche affrontate risultano del tutto divergenti. Una pesante e affilata critica della società in tempi di crisi per Patierno. Un’umanità di individualità svuotate dei loro nobili intendimenti è la drammatica sottolineatura di Virzì.

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