Se abuserai della tua forza ne soccomberai ma, se la rispetterai, otterrai l’amore universale.

 

 

 

 

Bello. Biondo. Soprattutto indistruttibile. Poi – meglio prima che poi – qualcuno dovrà spiegare perché il bello è sempre biondo. Misteri delle icone e delle simbologie. Mistero dell’immaginazione. Mistero di età colorate. E forse di colori senza età. Realtà invece di un’eroica energia al servizio del bene, ma frutto del male in funzione del bene stesso. Insomma, la concatenazione degli elementi. Diabolica, talvolta. O forse talmente lineare da sembrare irraggiungibile ai più. E tale poi è, perché di Ercole ce ne fu uno e tutt’oggi se ne celebra il mito. A significare che da allora,  replicanti zero. Quindi converrà ben goderselo questo fusto che nessuna catena riesce a legare e nessuna forma di crudeltà può sottomettere. Lui, il biondo Ercole che ama la biondissima Ebe (la Gaia Weiss di Bianca come il latte rossa come il sangue), spezza i muscoli del Maligno che ha la duplice faccia del patrigno Anfitrione e del fratellastro Ificle.

Il perfido genitore (il picchiatore professionista Scott Adkins di Ninja e Zero dark thirty) promette la bellissima in sposa al figlio prediletto, malvagio come lui. In realtà è un patto che vuol suggellare la pace fra Tirinto e Creta. I due ignorano tuttavia che Ercole non è progenie diretta del primo e fratello del secondo se non soltanto per parte materna. Ad aver fatto concepire un secondogenito ad Alcmena è stato proprio Zeus, per spezzare l’egemonia di quel tiranno arrogante e tracotante che infligge sofferenze al suo popolo. Ercole venduto come schiavo riesce a riscattarsi ed affrancarsi fino a conquistare la libertà per sé. E per il suo popolo. Convincendo all’ammutinamento gli stessi soldati di quel sovrano implacabile.

Nessuno ne voglia per l’anticipazione che tale non è. Alzi la mano chi è convinto che Hercules – La leggenda ha inizio possa avere la peggio al cospetto del cattivo più cattivo che c’è. Il film di Renny Harlin è rivolto per lo più a un pubblico di ragazzi e adolescenti, secondo un canovaccio scontatissimo, rispetta il genere e la falsariga di intrecci, costruiti intorno a queste mitologiche figurazioni del Bene, che la spuntano regolarmente sulle avversità. E a questo scopo si intona la ricchissima dote di scontri, combattimenti e corpo a corpo di cui le immagini abbondano e traboccano. Omaggio a un filone che vede nella battaglia e nel confronto diretto delle forze in campo il suo momento più alto di tensione e suspense. Una dinamica narrativa cui si adegua anche una regia che spesso adotta una tecnica tipica del videoclip più che della pubblicità, con il ricorso alla moviola che rallenta all’improvviso le fasi più concitate e spettacolari del conflitto attraverso piroette e volteggi, tanto casuali quanto fantasiosi, dell’avversario che sta per soccombere.

Hercules che ha la non sopita ambizione di introdurre i giovanissimi alle trame mitologiche vanta anche una commistione di elementi che sembrano volerlo ricollegare a tradizioni bibliche che nulla hanno in comune con l’ambientazione assolutamente pagana di protagonisti e vicende. La connotazione divina del personaggio viene messa in dubbio dal perfido re di Tirinto con la stessa frase pronunciata da uno dei due ladroni sul Golgota. “Che dio saresti se non sei in grado di salvare te stesso…”, pronunciata in condizioni, mutatis mutandis, egualmente estreme a quelle del Gesù cristiano. Come pure l’atteggiamento del medesimo Hercules che si rivolge al padre prima di sottrarsi alle catene cui è legato, davanti alla derisione popolare. E infine le nubi che oscurano il cielo e preannunciano l’intervento divino grazie al quale l’eroe fa crollare grazie allo sforzo delle sue braccia le pesanti colonne alle quali è bloccato. Immagini rintracciabili anche nei testi sacri con le opportune diversificazioni, ma in fondo che cosa importa… Hercules debella il Male nella stessa misura in cui anche Gesù risorge al di sopra delle cattiverie umane. Insistere su questa tematiche comuni ha forse il sapore di forzare la mano a un testo filmico, privo del desiderio e dell’ispirazione di collegare il paganesimo alla cristianità. Il tutto vale soltanto a sottolineare l’eterogenea miscellanea di elementi di contaminazione che hanno la finalità di fare di Hercules l’eroe indistruttibile che salva Tirinto dal Male e corona il suo sogno d’amore. Come piace a Zeus.

 

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