Il fascino del cinema muto. Il silenzio che seduce. Sapore di ricordi lontani. Tra vecchie sale demodè, polverose forse, con una cortina di fumo all’orizzonte ma soprattutto assenza di rumore. L’unico lo produce lui. Il proiettore. Con il frusciare della pellicola nel suo ammaliante scorrere veloce. In realtà sempre uguale. E ingrandire sullo schermo movenze in bianco e nero. Cortometraggi che si allungano con gli anni. Risate che nel tempo illanguidiscono. Ma sentimenti che non abbandonano quelle vecchie poltrone d’un tempo che fu. Il silenzio è d’oro è il secondo volume della storia del cinema comico americano che Enrico Giacovelli sta pubblicando per i tipi di Gremese (pp. 160, euro 19,50).

Dopo l’avvio con Torte in faccia e calci nel sedere, dedicato ai primordi del cinema e ai divi degli esordi, da Mabel Normand a “Fatty” Arbuckle, da Charlie Chaplin a Buster Keaton, da Harold Lloyd a Larry Semon e Charlie Chase ora Giacovelli è passato al Silenzio è d’oro, secondo tomo che compone la prima metà dell’opera. Con gli anni Venti, il metraggio si estende e i film diventano più articolati nelle trame e nell’appeal verso un pubblico ancora meravigliato verso quello che sembra un prodigio della scienza e della tecnica. Il cinema, appunto. Siamo ancora in un periodo in cui è questa invenzione a chiamare a sé appassionati reali o potenziali. Eppure è sempre negli anni Venti che questo meccanismo sembra cominciare a prendere una piega diversa. Assumere le fattezze di quella via via con gli anni diventerà sempre più. Un’industria.

E proprio a questo passo che viene lentamente compiuto dal cinema, Giacovelli – laureato in Storia e critica del cinema e autore di numerosi saggi sulla materia – dedica i suoi sforzi prima di passare all’era del sonoro. I protagonisti di queste pagine sono volti già accennati e presentati nel volume d’esordio, quegli stessi comici che sviluppano la propria arte con modalità più raffinate e approfondite. I lungometraggi, inaugurati – si passi il termine – da Il monello di Chaplin, uno dei film muti più struggenti e commoventi della cinematografia mondiale che di fatto apre una nuova era. Oltre al Tramp, Vagabondo emblema di una povertà nobile, a popolare queste pagine riecco Buster Keaton, legato a Chaplin da profonda stima e amicizia. Sarà il padre di tanti capolavori ad offrire all’anziano collega un po’ in disarmo nuove chance con quel cinema sonoro che aveva posto fine alla carriera di Keaton. Ma si incontra anche una delle coppie più famose del cinema di tutti i tempi. Stanlio e Ollio. Epigoni monumentali. Divi del muto che “traslocheranno armi (poche) e bagagli (tanti) nell’era delle voci. Protagonisti assoluti dell’infanzia stessa di molti lettori e tuttora seducenti personaggi che lasciano risuonare attraverso il doppiaggio timbri anche celebri. Alberto Sordi per Oliver Hardy, ad esempio. Solo per citare, forse, il caso più famoso.

E se Harold Lloyd aveva già fatto capolino dai titoli di Torte in faccia e calci nel sedere, ora spuntano Max Linder  e Harry Langdon. Ma poco importa scendere nel dettaglio dei volti e dei caratteri che Giacovelli racconta in un libro che ha il profumo e il fascino di una sala da museo. L’importante è gustarli sfogliando pagina dopo pagina. Apprezzando la pregiata documentazione fotografica che acquisisce ulteriore prestigio grazie alle pagine patinate e plastificate di un libro che ha un costo adatto a tutte le tasche e un’invenzione – proposta a conferire spessore ai contenuti. Siccome parlare di cinema senza vederne lo scorrere dei fotogrammi è operazione frammentaria, la coppia Giacovelli-Gremese ha studiato un’operazione attenta e, per il lettore davvero interessato, l’opportunità è quella di sfogliare Il silenzio è d’oro a portata di computer. Su Youtube è disponibile una playlist completa in cui poter assistere a spezzoni oppure a riproduzioni dei corti o lunghi cui l’autore fa riferimento. Vietato, insomma, leggere a letto. Il silenzio sarà anche d’oro, ma richiede la sua buona fetta di attenzione. Negargliela sarebbe un peccato.

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