In questo bosco può restare sola con i suoi pensieri. Non si perderà, il percorso è ben segnalato

 

 

 

Una donna demoniaca, affascinante e silenziosa, rapisce uomini soli per condurli nell’abisso della perdizione. Il baratro però non è un letto peccaminoso dove la mantide consuma il suo pasto e compie il suo tragico rito di divorare il compagno. E’ piuttosto un sarcofago fatto di un liquido denso, simile a cioccolata.  Laura vi cammina in superficie dopo essersi denudata e aver attirato nella sua scia il malcapitato che agogna al talamo. Ma inevitabilmente affoga nel lago. Profonda pozza di un oblio perpetuo. Gli uomini risucchiati in questo vortice del nulla – avvenenti e mostruosi – non riemergeranno mai. E Laura, nel suo imperturbabile silenzio, continua la sua opera di progressivo azzeramento.

Un demonio. Un alieno. Comunque, uno sguardo altro sul mondo degli umani viventi. Il cielo pesto e livido di una Scozia senza identità. Storie di cancellazioni senza motivo. Senza movente. Senza spiegazioni. La misteriosa fanciulla, cui Scarlett Johansson presta uno scultoreo corpo di grande fascino, non pronuncia giudizi. Non emette verdetti. Cammina sul lago come primo segnale di appartenenza a un mondo che non sia l’attuale. Non avverte la differenza tra freddo e caldo. Non tradisce emozioni. Soprattutto non riesce a mangiare nemmeno un boccone di una succulenta fettina di torta al cioccolato. E’ il dettaglio che spiega la sua militanza in un’altra galassia, ma il film – a quel punto – volge già verso le scene finali. Un epilogo in cui un guardaboschi scopre il mistero. Toglie la maschera a Laura. E resta il demone. L’anima nera. Incenerita dal fuoco purificatore.

Under the skin di Jonathan Glazer – regista che arriva al terzo film mediocre dopo una carriera costruita sui videoclip – è pura fantascienza da terzo millennio. Un film cupo tratto da un romanzo dell’olandese Michel Faber con lo stesso titolo, pubblicato in Italia da Einaudi come Sotto la pelle. Presentato alla Mostra di Venezia del 2013 è stato accolto con molto favore dalla critica anglosassone particolarmente generosa nell’occasione. La pellicola appare molto più di un delirio o di un caso attenente più con la psichiatria che con il cinema. E’ evidente la volontà di rappresentare la prospettiva demoniaca o dell’alieno sul mondo terrestre, ma i gesti omicidi di Laura non vengono spiegati nelle motivazioni che inducono la protagonista alla sua silenziosa strategia di sterminio. In quest’ottica il punto di vista dell’alieno fallisce perché lo spettatore si trova a contatto con una violenza di cui non comprende né origini né ragioni.

Altrettanto evidente, ma per nulla logico e razionale, l’atteggiamento degli umani. Vittime che sembrano immolarsi a un destino che non conoscono inseguendo le chimere di avvolgenti sirene del sesso ma trovandosi davanti alla fine. Glazer ha spiegato che l’aliena li avrebbe trasportati nel suo mondo, ma il particolare è incomprensibile a giudicare dal percorso narrativo del film. Insufficiente il tentativo di tradurre il mondo extraterrestre nell’ambiente buio dove la ragazza introduce le sue prede.

Eppure, di fronte alla sparizione degli uomini che finiscono bersaglio di Laura, nessuno sembra sconvolgersi o preoccuparsi. Nessuno ne denuncia scomparsa. Nessuno sembra allarmarsi davanti a quegli individui precipitati nel cono del nulla. Molti di essi, secondo le note di regia, sarebbero altri alieni estranei alla stessa Laura, ma anche questo particolare non viene spiegato al pubblico.  E apparentemente apatico  risulta l’unico uomo che seduce Laura. Giunge a un rapporto sessuale che non appaga nessuno, a metà del quale Laura si alza improvvisamente – algida e frigida – allontanandosi senza che all’occasionale compagno venga in mente di chiedere spiegazioni se non altro per far luce su una donna che, fin dal primo incontro, aveva mostrato di avere più di un punto oscuro.

In buona sostanza, Under the skin resta lontano anni luce dallo spettatore.  Rischia di lasciarlo deluso e interdetto. Tra follia e nuovi mondi. Tra demoni in perizoma e reggiseno. Tra laghi di cioccolata che sanno di morte. Tra apatia e indifferenza. Un film che nasce e muore senza sentimento. Tutt’altro che imperdibile.

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