Oggi compio diciott’anni. E faccio quello che mi pare.

 

 

 

 

 

Dall’Albania alla Grecia. Andata e ritorno dalla disperazione. Un’angoscia dai volti infiniti. I tratti del disagio di straniero in mezzo agli stranieri. Gli oltraggi della xenofobia. Termine con profonde radici elleniche, oggi territorio comune. Fatto di soprusi e prevaricazioni. Fatto di lotte e pestaggi. Attacchi e difese. E morti che cadono a terra. Pistole che spuntano. Colpi che partono. Occhi che lacrimano. E paura. Un immenso e insostenibile terrore. Un disagio fatto di omosessualità non accettata. Di una madre che muore all’improvviso. Un padre inafferrabile. E un patrigno dalla chimica contradditoria. Il cordone ombelicale è la musica. Note di Patty Pravo e Raffaella Carrà. Rumore. E una pazza idea. La scalata alla celebrità tentata attraverso una vincita a un talent show. Longa manus delle mode, più che della moda.

Pazza idea del regista greco Panos Koutras mescola culture con l’abilità di un antropologo che si districa fra il sud dei Balcani e lo Stivale. Storia di un’alimentazione che va di fretta e di un’integrazione che non si è mai compiuta del tutto. Sulle orme di un padre evanescente dal quale pretendere – invece degli spiccioli – il permesso per un passaporto. Cittadinanza in carta bollata dopo le guerre in strada. Le bande di neofascisti e degli intolleranti di qualsiasi colore. E’ un film su una gioventù che si avvia verso gli anni Venti con interrogativi irrisolti, vecchi come il mondo. L’incapacità di convivere che si allarga dalla piccola scala di due fratelli riuniti, ma inizialmente ben lontani dal sentirsi davvero fratelli. Sponde diverse dello scetticismo. Il cosmico horror vacui del maggiore, eterosessuale, che si sente sconfitto in partenza e vive tra le pieghe della società. Il minore, omosessuale, alla perenne ricerca di rivincite e affermazioni. Uno che non si arrende ma si impone. Uno che vuole il riscatto, ma è preda di un passato consapevole nel ventre materno.

Il coniglietto che lo accompagna nelle peregrinazioni  è un’immagine della coscienza infantile.  Lo specchio di un lago amniotico nel quale nuotare ed emergere sapendo che tramite quell’innocente bestiolina il collegamento con la mamma è assicurato. Non per nulla è lo stesso animale a trasformarsi in un peluche. A farsi grande come un uomo. Ad apparire come una salvifica creatura. A salvare da incubi fatti di carne e ossa. E di colpi sparati verso bersagli di odio. Il riscatto ha i decibel e i profumi dell’italianità di una Patty Pravo che rappresenta la reazione alla convenzionalità. Alla tradizione. Al così fan tutti. Al reiterato dei giorni e della drammatica routine dei gesti. E delle abitudini. E a Raffaella Carrà, spessissimo icona del mondo gay, anch’essi simbolo di un mondo diverso. Capovolto. Ma pur sempre mondo.

Infine la Grecia. Madre di civiltà. E delle civiltà. Una Grecia adattabile a tutti i Paesi del mondo. Una Grecia universale che mostra le ferite di qualsiasi universo si fatto di uomini. E mancate coscienze. E consapevolezze. L’ospitalità contesa. La chioccia cattiva che calpesta e disonora. Ma sottolinea la fortissima sensazione di appartenenza dei due giovani a un luogo che è un topos senza confini geografici . Esempio universale più che riferimento particolare e individuale. Pazza idea è un film giovane, ma non solo per giovani. Adatto a chi ha voglia di guardarsi allo specchio con disincanto. E accetta di guardare le ferite senza il volto di chi le esibisce, perché talvolta sputano il sangue dell’uomo. Non mai di un uomo solo.

 

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