Il sacrificio. Ecco quello che facciamo per le persone che amiamo

 

 

 

 

Quando uscì dal gruppo pensava di avere una famiglia felice. Vendette la batteria e regalò alla figlia un contrabbasso. Strano strumento, questo per uno che aveva fatto del rock la sua passione. Eppure Mia faticava a tenere i ritmi tirati e sostenuti di quell’ondata travolgente di decibel e ben più volentieri si accompagnava al classico. Quello che il padre non sapeva erano invece i programmi di un destino tutt’altro che benevolo. E dire che quella disgraziata serata era stata a suo modo una conquista. Mia aveva acconsentito a uscire con i genitori e il fratellino. Lei che ormai era grande… Poi una strada ghiacciata. Un’auto che sbanda. E urta quella di papà. Quattro corpi sull’asfalto. Due genitori morti. Un fratellino che lotta per la vita. E perde. L’ultima è Mia. E una sfida infinita.

Inizia a questo punto un altro film perché Resta anche domani di R.J. Cutler è la storia di una ragazza che combatte per vivere dopo giorni in coma. E’ la storia di una ragazza serena. Una di quelle che ha trovato al primo colpo l’amore della sua vita. Un musicista diverso da lei, ma a lei unito anche nonostante le difficoltà. E’ la storia di chi guarda alla sua vita e cronografa la sua sfida da una dimensione sospesa. Mia, che giace nel letto, è la controfigura terrena della ragazzina scalza che ciondola in corsia spingendo amici e parenti a fare quello che lei desidererebbe. Racconta allo spettatore le sensazioni di chi vive il coma. I desideri. Le piccole e strozzate volontà. Mia scalza è creatura invisibile. Nessuno può darle retta, ma solo fare ciò che si sente. E intanto Mia spera…

Il film di Cutler, cupo e scanzonato a tratti alterni, vive di queste due facce opposte. Alterna felicità ad angoscia come, in definitiva è la vita stessa. E anche quella dei ragazzi ha chiaroscuri che assomigliano a quelle degli adulti. E tante volte anche molto peggio. E’ il tema della sciagura che mette faccia a faccia con la morte. Saper di non avere futuro. Un anacronismo impossibile e per niente affatto plausibile per un giovane. Doloroso quanto sapere che la malattia e la disgrazia non guardano età. E colpiscono senza pietà. In buona sostanza, un tema che per buona parte si sovrappone al senso di un altro film, Colpa delle stelle. Entrambi rivolti al mondo giovanile e costruiti per invitare alla riflessione sulla precarietà soprattutto chi è lontano da essa, i due film sembrano litigare per ritagliarsi uno spazio. Unica differenza la causa che mette i ragazzi al cospetto della fine. Il male in Colpa delle stelle, una disgrazia nel film di Cutler. L’esito tuttavia è di due pellicole sorprendentemente troppo simili per giustificare anche un’uscita sovrapposta. A metà maggio l’opera di Josh Boone, a metà agosto Resta anche domani. Queste le uscite americane ravvicinate sensibilmente per gli schermi italiani sui quali a dividerli sono solo due settimane.

Resta anche domani poi è molto pasticciato dal punto di vista della direzione tecnica e ciò non contribuisce ad elevarne la qualità. Il gioco della doppia figura della protagonista Mia andava affrontato con ben diversa attenzione. La ragazza è infatti una sorta di fantasma e cerca di trasmettere allo spettatore le aspettative e i desideri, in parte realizzati e in parte delusi, di una ragazza in coma. Questa scelta, pur comprensibile, avrebbe preteso un uso più sistematico di dissolvenze e sovrapposizioni. Il regista invece occupa lo spazio con i volumi fisici. Mia è invisibile per amici e parenti che affollano il suo capezzale ma, pur non vedendola, le girano intorno sulla scena quando vi si trova anche…. Il suo “fantasma”. Una tecnica fuorviante e dozzinale che contribuisce a togliere pregio a un’operazione che, anche dal punto di vista concettuale, sembra scopiazzata dal fresco precedente. Due film fotocopia sullo stesso argomento. E per di più quasi vietati ai maggiori. Il troppo stroppia.

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