Ti sei mai innamorato?

-Sì, ma lei non lo sapeva…

 

 

 

 

Molte spine e poche rose. L’amore secondo Ira Sachs. Sofferenza. Sorpresa. Disillusione. Mortifera dimensione che disorienta, alla quale solo la fine della vita sembra restituire quel tocco di sacralità e di poesia che esistenza, liti e quotidianità sembrano imporle. E condizionarla a un vincolo di angosciosa sopravvivenza che toglie all’amore la sfera del sogno. Della purezza. Dell’incontaminata sublimità. Per restituirle invece incomprensioni. Ostacoli. Difficoltà. E sottolineare quanto siano vicine e come confinino l’amore e il suo contrario. Il passo verso l’odio. Transitando attraverso il rancore. Il trionfo dell’incomprensione.

I toni dell’amore di Ira Sachs è un titolo molto più centrato e pertinente dell’originale e banalissimo Love is strange perché secondo la pellicola della Sachs non è solo un sentimento strano – cosa peraltro risaputa a chi ha amato – ma ha invece infinite sfumature diverse. I toni dell’amore, appunto. Perché Ben (John Lithgow) e George (Alfred Molina), dopo 28 anni di fidanzamento omosessuale e convinto, capiscono di potersi finalmente sposare. La legge, molto diversa dal passato, ora lo consente. L’età però non è più verdissima. Ben, un pittore ruspante, viaggia intorno ai 70. George è molto più giovane ma quando torna dalla luna di miele, felice come per ogni traguardo finalmente centrato, scopre che il mondo è cattivo. Dirige il coro di una scuola cattolica e di gay sposati non ne vogliono sapere benché – e qui sta lo scacco – ne conoscessero da sempre gusti e tendenze.

Licenziamento in tronco e addio lavoro. Il vecchio trova ospitalità dai nipoti, il “marito” si arrangia come può finché alla festa di due poliziotti, anch’essi omo, curiosamente ribattezzati police-woman, George fa amicizia con un ospite che è in partenza e gli cede casa propria. Troppo tardi. Ben che dipingeva su un terrazzo fra i tetti, cade rovinosamente discendendone e, per le conseguenze e l’età, muore. Di lui non resta che un quadro, incompiuto. Come l’amore che non ha mai avuto la gioia di godere del proprio perfezionamento. In realtà quello tra Ben e George non è l’unico rapporto di coppia fra le pareti del film, prevalentemente ambientato in casa o in interni per accentuare la sensazione di soffocamento e insofferenza. I nipoti di Ben, una coppia eterosessuale formata da una scrittrice e un marito che lavora, sono storditi da una normalità che si sforzano di non voler vedere. La donna è insoddisfatta e non si sente capita dall’uomo con cui vive e dal quale ha un figlio. Sente che il suo disinteressamento. Non trova una complicità di affetti e viene rimproverata per non aver sufficiente polso nell’educare il ragazzo.

L’adolescente Joey ha avuto problemi di socializzazione ma ora ha un amico, Vlad, che non disdegna di fare il modello per Ben. L’atteggiamento suscita la reazione del giovane che attraversa una crisi a tre livelli. Con se stesso. Nel rapporto con Vlad. E con i genitori. Anch’essa è una forma di amore. Un tono – appunto – dell’amore. Al suo iniziale rifiuto del mondo omosessuale egli sembra poi avvicinarsi pur non aderendo ad esso. E quel vecchio che aveva inizialmente suscitato la repulsione di Joey finisce per diventare un po’ più intimo.  Non per nulla sarà proprio il ragazzo, dopo un’acuta crisi con i genitori, a portare il quadro incompiuto al redivivo George. A uscire piangendo dalla casa. Ricordando l’ira verso quell’anziano che si serviva di un ragazzino come modello. Fuori dalla palazzina lo aspetta una ragazzina con lo skateboard. Gli pattina al fianco. Vite parallele. Senza sguardi incrociati. Vite eterosessuali. Vite.

I toni dell’amore sembra quello che non è. Assomiglia a una commedia, ma ha un andamento drammatico. E’ incentrato su una coppia omosessuale, ma non è soltanto quello. Anzi, è molto altro. L’amore al cinema non è certo un tema originale. Troppi i precedenti per elencarne anche soltanto alcuni, tuttavia questo film non somiglia a molto di ciò che lo ha preceduto. Al contrario, si lega all’attualità che vede i matrimoni gay al centro di un fitto dibattito sulle loro trascrizioni. Tuttavia c’è aria di chiuso nella pellicola. Di polvere. L’odore stantio di una finestra che non lasci entrare un vento fresco. Non ossigeni i polmoni. E si resti così. A tossire sulle proprie miserie. Che la morte interrompe. Come le pennellate che mancano al quadro di un vecchio omosessuale. Con il cuore grande. E la barba bianca.

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