“Come figlio ho sempre preferito te, anche se non potrai salire al trono…”

 

 

 

 

Storia di dei e re. Ma anche e soprattutto di uomini. Guidati dall’istinto o dalla fede. Dalla vocazione o dalla natura. Dalla Storia o dalle Scritture. Vite conosciute e dimenticate. Nomi celebri ammantati di leggenda finché non arrivano sul grande schermo. Finché, in buona sostanza, non si vedono. Con le sembianze di volti noti. Nella fattispecie, notissimi. Exodus di Ridley Scott è l’ultimo atto di una vicenda biblica che ha ben poco di originale e non stupisce lo spettatore. L’esodo del popolo ebreo che si affranca dalla schiavitù del Faraone attraversando il mar Rosso sotto la guida – spirituale e non solo – di Mosè, è cosa nota. E il regista, che con l’antichità ha una certa dimestichezza, non esita a cedere le armi a una passione storica mai sopita, grazie alla quale aveva già girato Il gladiatore, 1492 – La conquista del paradiso, Le crociate, benché i suoi capolavori siano altri. Thelma & Louise su tutti.

Exodus è un film che non tradisce alcuna forma di bigottismo e nemmeno di avversità. E’ la storia di due fratelli divisi dalle origini e catapultati, dopo la fase iniziale della loro vita, su sponde avverse. E opposte. Ramses da un lato. Mosè dall’altro. E dopo che il primo è stato salvato da morte certa in battaglia proprio dal secondo, si consuma una frattura scritta nel destino. L’uomo, riscattato dalle acque, ha il compito di portare il suo popolo verso la terra promessa. Ramses II deve difendere invece il suo regno. L’impatto è inevitabile. E Ridley Scott lo racconta con la passione dell’avventura e dell’epopea. Senza lasciarsi travolgere dalla fede o dal desiderio di rinnegarla. Ne esce un film che oggettivamente racconta ciò che le Scritture hanno tramandato pur se Scott le ha interpretate.

Una su tutti la figura di Ramses II (Joel Edgerton) sulla quale non c’è univocità nelle fonti. Non è accertato, in sostanza, chi fosse il faraone regnante in Egitto all’epoca dell’Esodo. Ramses I, che regnò un solo anno, è uno dei candidati. Seti I è la seconda ipotesi e Ramses II, la più probabile, ma tutt’altro che accertata.  Alcune fonti non escludono perfino Merenptah, successore di Ramsete II. Scott fa una scelta di campo e individua in quest’ultimo il suo protagonista, tuttavia esso appare come un violento persecutore. Un intransigente dominatore del popolo e delle minoranze. Un repressore che volentieri cede all’ignavia. La Storia ci tramanda Ramsete come una figura di alto spessore politico, attento alla cultura e alla religione – eresse il tempio di Abu Simbel – e non si mostrò così implacabile come traspare dai fotogrammi di Scott. Al contrario Mosè (Christian Bale) è il saggio e temperante fratello adottivo di Ramses II, il preferito di Seti pur sapendo che – non essendo egizio – mai avrebbe potuto succedergli. Il profeta in cui credono tutte e tre le grandi religioni monoteiste – cattolicesimo, ebraismo e islam – appare come un modesto popolano che nemmeno comprende il destino cui è indirizzato. Una figura povera, insomma, ben lontana dalla guida autorevole che le Scritture tramandano. Una guida che sbaglia perfino strada nell’esodo verso il mare…

Difficile pertanto attribuire un valore storico importante a un film che, con questa disciplina, intende confrontarsi direttamente. Tuttavia, le vicende sono rispettate nella loro interezza. Le tentazioni di Mosè. Le tavole della Legge. Le dieci piaghe d’Egitto. Il matrimonio del profeta. E la salvezza di Israele. Tutto questo come substrato di mezzi tecnici di assoluto rilievo. Exodus vale una tridimensionalità eccellente, valorizzata dalle grandi profondità delle riprese in cui i pregi si distinguono con maggior chiarezza e contribuiscono a rendere più avvincenti e leggere le due ore e mezza di durata di quello che è un kolossal a tutti gli effetti. E dell’epopea ha tutte le caratteristiche anche dal punto di vista della scelta degli attori. John Turturro è un convincente Seti I, Ben Kingsley l’ebreo saggio Nun, Sigourney Weaver è Tuya mentre Aaron Paul veste i panni di Giosué e Golshifteh Farahani quelli della regina Nefertari. Pretese ambiziose.

IL RETROSCENA – Ridley Scott, soprannominato “Il generale” per il suo piglio autorevole sul set non si è smentito nella scelta degli attori di Exodus. Mentre rifletteva sulle proprie capacità, Joel Edgerton si è trovato in balìa dei truccatori e degli estetisti. Una volta glabro e con l’eyeliner intorno agli occhi non gli è rimasto che accettare. Il generale ha fatto un po’ più di fatica con Christian Bale, afflitto da molti dubbi sulle questioni di fede e proprio al regista, che dopo essersi definito ateo anni fa ora ha scelto di qualificarsi come agnostico, è toccato cercare di diradare le perplessità dell’attore. Dev’essere stato convincente visti i risultati di un’opera che comunque lascia meravigliati se non altro per quella dedica a Tony Scott, il fratello di Ridley, morto da poco dopo aver combattuto a lungo contro un male incurabile.

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