“Quello che succede nella sua famiglia è normale. E’ la globalizzazione. Anche il mio vescovo è africano… e anni fa non sarebbe successo”.

 

“Ma che cosa abbiamo fatto al buon Dio”, si domandano i coniugi Verneuil, in preda allo sconforto. Tuttavia la frase che dà il titolo originale al francese Non sposate le mie figlie! di Philippe de Chauveron non risolve un quesito di fondo. Di quale dio, cioè, si tratti. Gesù. Jahvè. Allah. Buddha. O qualche spirito trascendente di confessioni orientali. E francamente le due facce da funerale ai quattro matrimoni delle figlie non chiariscono il mistero. Perché la verità non la sanno nemmeno loro.

Un interrogativo tutto da ridere e una matassa senza un bandolo, si sarà capito, perché al cuore non si comanda. E allora poco importa se una pittrice senza talento s’innamora di un cinese convertito al cattolicesimo per compiacenza. Se un’altra si fa impalmare da un arabo e la terza cede al fascino di un ebreo. Perché resta un’ultima speranza all’arco dei Verneuil. E l’augurio – confessato al parroco – è che la più piccolina, per inciso anche la più carina, trovi finalmente un ragazzo con cui preparare una bella cerimonia di nozze sull’altare. Perché i tre precedenti sì, immancabilmente, erano stati pronunciati davanti a un sindaco. Tra fascia e codici.

Accade così che la minore delle quattro trovi sì un bravo cattolico, ma con un segreto che poi tanto segreto non è, perché basta guardarlo in faccia per accorgersi di cosa disorienterà nuovamente i due genitori. E’ nero. Tutto è bene quel che finisce bene, ma i dissapori non mancano. Almeno in teoria. Il film è una commedia leggera che mescola nazionalismo e tolleranza. Fede e multiculturalità. Non sposate le mie figlie! mostra il garbo raffinato della comicità francese, mai sopra le righe, pur rispolverando temi di grande attualità che Indovina chi viene a cena di Stanley Kramer, quarantott’anni prima – era il 1967 – aveva largamente precorso. Nel film di Chauveron dove la risata è all’ordine del minuto, ma mai ci si imbatte in uno scambio offensivo nonostante i doppi sensi siano lo scheletro su cui è intessuta la trama, la multirazzialità è lo specchio di oggi. Mille paure messe in burla e sdrammatizzate da un sorriso. Colori della pelle differenti e credo religiosi opposti, quanto a volte perfino intransigenti, nel loro drastico integralismo finiscono per convivere pacificamente.

Quello che forse lascia una traccia di amarezza è proprio la necessità di ricorrere a una pellicola, scanzonata e divertente, pilotata con educazione e maestria sul reciproco rispetto perfino a una tavola in celluloide dove trovano armonia piatti kosher con quelli arabi e occidentali, per sensibilizzare un concetto che non avrebbe bisogno di essere “insegnato” con un film di evidente carattere comico. Oggi, insomma, tutto contribuisce. Per convincere alla pazienza e all’umana convivenza è necessario confezionare due ore di allegria, calibrate con calcolata saggezza in modo da mostrare agli scettici e a chi odia per sportiva e quotidiana abitudine che si può vivere anche nelle diversità di credo. Consuetudini. E devozioni. E che, in fin dei conti, appartenere a una stessa nazione e avere il medesimo passaporto è una sorta di casa comune nella quale tonalità di carnagione, occhi a mandorla, capelli crespi, barba o termine serve solo per distinguere le diverse fisionomie.

Si diceva di Indovina chi viene a cena. Dove l’erede di un’aristocratica famiglia americana perde la testa per un chirurgo – americano anch’egli – ma “colpevole” di essere nero. E lo scontro fra le famiglie, entrambe restie e renitenti alle nozze con il proprio opposto, si era tradotto dopo interminabili discorsi e infiniti contrasti in un accordo che sancisse quello che i latini sostenevano da sempre. Amor vincit omnia. Da allora sono trascorsi altri quarantotto anni. Invano.  Se, oggi come allora, dobbiamo constatare l’utilità di una commedia per educare giovani e meno giovani all’amicizia e alla benevolenza verso chi è diverso. Sotto i più numerosi aspetti. Primatista al botteghino in tutta Europa e ben dodici milioni di spettatori totalizzati nella sola Francia, Non sposate le mie figlie! presenta numeri da orgoglio e allo stesso tempo da brividi, visto che non è l’unica opera a toccare il delicato tasto della multirazziali in cui questa coscienza dovrebbe ormai essere matura da tempo.

incorporato da Embedded Video

Tag: , , , ,