z1“Stai attenta a ciò che desideri”

 

Il colore del desiderio. Tenue e penetrante. Un contenuto dolceamaro. E sogni di felicità. Tra incantesimi che si aprono come un bocciolo al sole. E altri che si chiudono, sbattendo in faccia la porta della disillusione. Il confine tra incubo e semplice aspirazione è labile. Spesso, più del previsto. E il bosco è luogo di seduzione e minaccia. Profuma di fascino. Puzza di insidie.

z4Into the woods di Rob Marshall è un’antologia arricchita delle più celebri favole perché nel bosco ricco di pericoli un fornaio (James Corden) e sua moglie (Emily Blunt) sono costretti ad aiutare una strega (Meryl Streep) se vorranno spezzare un maleficio che impedisce loro di aver figli. Tuttavia le sorprese sono fra le querce della foresta. I due si imbattono in Cappuccetto rosso (Lilla Crawford), finita nelle attenzioni del lupo cattivo (Johnny Depp), ingordo pure nei confronti della nonna. E perfino la bella Rapunzel (Mackenzie Mauzy) segregata nella torre senza accessi da dove però riesce ad amare e farsi amare da un principe. Nel traffico dei verdi sentieri non manca Cenerentola (Anna Kendrick), in perenne e frettolosa fuga dal palazzo, con una scarpina che finisce nelle mire della moglie del fornaio, non per ambizioni estetiche e vanitose, ma perché requisito necessario da offrire alla vecchia per neutralizzare la maledizione. Nell’intrigo finisce suo malgrado pure il piccolo Jack che, malvolentieri deve andare al mercato a vendere Biancolatte, la sua mucca alla quale si è affezionato.

z5Dovrà cederla al panettiere in cambio di cinque svalutatissimi fagioli magici che daranno vita a piante altissime, dalle quale spunteranno inopinati giganti a turbare i sonni e la veglia dei malcapitati fuoriusciti delle fiabe. Ma naturalmente tutto finirà bene finché, all’improvviso, quando ogni cosa sembrerà ormai scontata, inizierà un’altra avventura e un altro film. Tutti si troveranno alle prese con i minacciosi giganti e bizzarri imprevisti. Il principe scoprirà che la moglie del fornaio è più intrigante di Cenerentola e lo scornato panettiere proverà a colmare il vuoto cercando di suscitare l’attrazione dell’ex sguattera mentre la strega litiga con Rapunzel e il principe è ormai disattento e freddo davanti alla bellezza di Cenerentola, preferendole una popolana più ruspante. Arrivare all’epilogo sarà un po’ come la vita. Faticosa ancorché sorprendente.  Perché ogni traguardo costa impegno e sudore più di quanto ci si attenda.

z9La foglia non è stretta, insomma. E la via è larghissima. Basta aver voglia e pazienza. Into the woods è un cocktail letterario delle favole più note in un fantasioso e immaginario incontro nel bel mezzo di un bosco che non è amico di nessuno. E a tutti riserva tiri molto più che mancini. Rapunzel ne esce senza chioma. Cenerentola scende dal cocchio. La strega diventa bellissima. L’umile consorte del panettiere trova un principe. In buona sostanza, un mondo capovolto, anche se è soltanto un mondo fittizio da cantastorie. E perfino l’intreccio fra l’aldilà e l’aldiqua sembra molto più effimero di quanto non appaia. Morti che resuscitano o semplicemente appaiono. E forme di felicità finalmente ritrovate. Il pregio del film di Rob Marshall è duplice. Da un lato un’immensa fantasia che permette di costruire l’amalgama di queste storie diverse e  individuali. Dall’altro il saper superare la dimensione di racconti di grandissimo successo e universalmente conosciuti.

z6Sbaglia chi pensi che Into the woods sia solo la semplice rispolverata di un ben nutrito repertorio. E’, piuttosto, il suo superamento. Una nuova frontiera che sa di bontà meno melensa e sdolcinata di ogni sua singola parte, nemmeno nella sommatoria totale. Quindi una sorta di punto di partenza che consenta di spingersi oltre e giungere a un risultato nuovo. Il difetto è invece uno soltanto. Tuttavia spiegabile e giustificato anche se non esteticamente condivisibile. L’eccesso di canzoni che spesso sono autentiche lagne, nelle quali si mescola parte di narrazione e parte di stati d’animo dei vari personaggi. Il risultato, deludente, è un insieme di motivetti poco orecchiabili, lontanissimi dai successi Disney che hanno fatto epoca come Supercalifragilisticespiralidoso, soltanto per citarne uno. Il film si serve delle musiche per procedere nella narrazione e, allo stesso tempo, dare un tocco di poesia attraverso movenze e volteggi di gusto francamente discutibile.

z7Il fine tuttavia è chiarissimo perché Into the woods è  pronto fin d’ora ad essere speso come musical, a Broadway come altrove. In altre parole si fatica a comprendere se sia nato – almeno nella mente dei suoi creatori – prima il recital oppure la pellicola. E, di conseguenza, se la seconda sia una sorta di trailer del primo oppure il contrario. Molti infine i temi che emergono dallo spettacolo. In primo luogo la dimensione del desiderio e la sua analogia con il sogno. Dove realmente si ponga il confine che li separa è forse proprio la natura di questo bosco in cui tutto sembra poter accadere, al punto perfino di assistere a un totale ribaltamento delle parti in gioco. Ne deriva una seconda osservazione, il rapporto fra naturalità e ambizione. I personaggi sembrano sempre alla ricerca di qualcosa che migliori la propria situazione ammettendo implicitamente la propria perenne insoddisfazione. Così il principe dirotta le proprie attenzioni sulla popolana, snobbando Cenerentola per la quale tanto si era speso.

z8Tuttavia emerge il senso di giustizia che spinge il fornaio a non abbandonare il neonato, come invece fece il padre nei suoi confronti. Il rapporto fra genitori e figli è indagato in differenti versanti. Oltre all’abbandono c’è la reclusione. La strega segrega Rapunzel per proteggerla, ma inevitabilmente non fa il suo bene. L’avidità della madre delle sorellastre la porta a martoriare fisicamente le ragazze pur di far loro calzare quella scarpa e raggiungere una posizione sociale altolocata. La disobbedienza del piccolo Jack. Ma soprattutto l’amore incondizionato e il potere dell’animo umano. Grazie ad essi ogni piccolo pezzo del mosaico si ricompone. Ma resta un quesito da sciogliere e anche su di esso Into the woods non sorvola. Il risvolto dei propri desideri. La conseguenza di essi. Ciò che spinge tutti quei coloriti soggetti a trovarsi nel bosco con scopi diversi. Talvolta antitetici che possono rivelarsi come la causa scatenante di attriti per la conflittualità che sorge tra ognuno di essi. Il bosco, cupo come tanti sentieri di vita, dove l’ambizione individuale spinge alla prepotenza verso gli altri.

IL RETROSCENA – Accade talvolta di domandarsi dove siano stati ricostruiti certi ambienti proposti nelle pellicole. Una foresta incontaminata e incantata come quella del film di Marshall si trova in Inghilterra. Sono le querce del Windsor great park, teatro ideale di un luogo dove ci si perde per trovare se stessi. Si fronteggiano le paure e si rincorrono i sogni. Non a caso i personaggi si inseriscono e si immergono a tal punto in esso da indossare costumi che si richiamano in alcuni dettagli o nella quasi totalità alle parti lignee della corteccia degli alberi.

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