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 “Eh no, le scuse non bastano. Lavorerai gratis per la mia chiesa sconsacrata per un mese”

 

Non è affatto vero che un cardiologo conosca il cuore. E tanto meno, che ne abbia uno. E’ vero che non fa miracoli. Non è altrettanto detto che sia bravo. Il cuore è vita e pulsazione. Vibrante emozione, cadenzata da improvvise accelerate e piccola pace accompagnata da rassicuranti rallentamenti. Meccanica razionale. Ma il cuore è anche amore. Altra forma di vita, condita da passione. Non sempre carnale, più spesso sofferenza. Spiacevole e doloroso termometro di quanto è intenso e profondo questo vincolo. Propulsione verso l’impossibile. Verso il fare ciò che mai si farebbe. Per niente. E per nessun altro. Meccanica irrazionale. Il cuore insomma ha due volti. Vita e sentimento. Tutt’altro che indissolubili e inclini invece alla convivenza da separati in casa. Talvolta c’è l’uno, ma non l’altro. Talvolta ci sono entrambi, ma ognuno si fa i fatti suoi. Talvolta viaggiano sottobraccio.

z1Se Dio vuole di Edoardo Falcone è una radiografia, o forse un cardiogramma, di un organo capace di sorprendere come pochi altri e di avere un senso reale e uno metaforico. La parabola opposta di tutti e due è evidente nella figura di un chirurgo ateo, stimato primario di cardiologia (Marco Giallini), il quale non conosce affatto i meccanismi di quel cuore che cura assai bene quando si tratta di meccanismo inceppato, ma di cui ignora gli ingranaggi quando passa dal piano fisico a quello dell’anima. L’amore, insomma. Verso una donna. O verso Dio. Così, affiancato da una moglie, casalinga disperata, e una figlia inetta e fannullona che ha sposato uno stupido, ripone tutte le sue speranze nel figlio. Questi però è sospettato di essere gay e i timori diventano un incubo la sera che il ragazzo convoca i familiari per un annuncio importante. A sorpresa però, la sua metà non è una persona del suo stesso sesso, ma Dio.

z3La decisione del giovane di entrare in seminario per diventare prete si trasforma in una condanna a morte per quel genitore, molto lontano dalla fede. Non si arrende e indaga. Vuole scoprire quale molla scatti per determinare un cambio di vita tanto radicale e a lui assolutamente incomprensibile. Incontra così un prete (Alessandro Gassmann) molto sopra le righe, con un passato da galeotto e un’etica conquistata a costo di solenni sacrifici, che gli chiarisce le idee. La sorpresa sarà immensa quando vedrà il mondo attorno a lui tornare progressivamente quello che è sempre stato, ma scoprire – proprio in quell’istante – di guardarlo con occhi diversi.

z5Lontanissimo da ogni forma di bigottismo e totalmente privo di sfumature baciapile, Se Dio vuole scandaglia tutto quanto si nasconda nel cuore umano attraverso la duplice veste del perfetto chirurgo che, dopo anni di successi in corsia, decide di “studiare” anche ciò che non conosce. Ovvero quel versante cardiaco su cui si interviene senza bisturi e per il quale l’operazione è molto più complicata di quella richiesta dalla meccanica razionale. Scoprirà perfino che, in una certa prospettiva, non servono nemmeno i cardiologi e in fondo lui stesso può considerarsi assolutamente inutile se sistole e diastole sono comandati dal sentimento, più che dalla pulsazione e dall’aorta. Il film non è dunque uno spot pubblicitario del Vaticano, ma un’indagine nell’anima, per nulla fine a se stessa, che sconfina nei differenti modi di guardare il mondo. Da quello più vicino e, per questo, trascurato e osservato con distrazione. In realtà, non visto. Fino a quello più lontano, riflesso indiretto di ciò che l’uomo è nel mondo – piccolo o grande della sua marginalità – oppure bagliore diretto di esso. In buona sostanza, ciò che il soggetto è quando a vederlo sono altri.

z4Tutto questo – ed è il pregio maggiore del film di Falcone – traspare con nitidezza in una trattazione misurata e raffinata, senza sbavature né eccessi. Fa riflettere e sospirare, senza creare angosce. Pone interrogativi con il sorriso sulle labbra, attraverso battute mai banali e spesso non consunte dall’uso del tempo e dei luoghi comuni. Diverte, lascia passare due ore serene e, per giunta, dona qualcosa. Svela qualche piccolo mistero di quel cuore che tutti si arrogano il diritto di conoscere, ma da duemila anni sorprende. E per il quale manca una ricetta precisa per le varie situazioni. Quella che tutti sanno esistere, ma è un po’ come l’Araba fenice. Che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa.  Così l’unica prescrizione è la più scontata. E la più difficile. L’amore, se davvero è tale, in primo luogo è altruismo. Voler bene ad altri, prima che a se stessi. Unico paio di occhiali che rende azzurro il cielo plumbeo. E sorprende anche lo stesso film, Se Dio vuole, un’eccellente commedia italiana.

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