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Child 44 – Il bambino n. 44 è un ottimo film che sta creando scompiglio in Russia per il ritratto severo e controcorrente che offre dell’Unione sovietica stalinista, negli ultimi anni prima della morte del dittatore. Non è escluso che, dopo i tagli della censura, il governo russo decida addirittura di proibirne la visione. Giallo-thriller di ottima fattura, la pellicola ha il pregio di riuscire ad arricchire la trama con riferimenti storico-politici che danno a quest’opera uno spessore di maggior prestigio. Non sarà solo la suspense a catturare l’attenzione che non produrrà cali di tensione per le due ore e un quarto della durata totale, ma un motivo di grande interesse è costituito anche dallo spaccato dei gulag sovietici e le condizioni di vita  nell’Urss dell’epoca. La trama ripercorre la vicenda del “macellaio di Rostov”, il celebre Andrei Chikatilo, assassino seriale che fu condannato per aver ucciso 52 tra donne bambini nei primi anni Cinquanta. Un caso che la dittatura stalinista insabbiò liquidando quei delitti volta a volta come incidenti oppure incastrando autentici innocenti come responsabili o liquidando presunti nemici del regime come spie. Almeno fin quando Chikatilo venne incastrato per il coraggioso intervento di un agente segreto. Il film di Espinosa, prodotto da Ridley Scott – regista tra l’altro di Black hawk down, Il gladiatore e Thelma & Louise – apporta qualche correzione alla realtà prendendo spunto dal libro di Tob Rob Smith pubblicato in Italia da Serling & Kupfer. Ad esempio, nel film, le vittime del mostro sono soltanto bambini che vengono adescati con banali scuse e poi uccisi.Unknown-2

Il dramma tuttavia esce dai consueti circuiti piagnucolosi e investe un tema scottante, perché indaga sui risvolti psicologici che hanno soffocato le menti dei soldati nell’ultima fase della II guerra mondiale. Il tema dei veterani rimasti sconvolti dalle vicende belliche, dalla conquista del Reichstag e dalle sofferenze causate dal conflitto, apre un dibattito che va molto oltre lo specifico e famigerato caso di cronaca. Amori che vengono avvelenati dall’intrusione del regime. Persecuzioni politiche che emarginano i protagonisti, fino a imporre loro smisurate sofferenze e privazioni, restituiscono un quadro dettagliato dell’Unione sovietica stalinista su cui spesso si è glissato. L’intransigenza, che obbliga il braccio armato del Potere a compiere azioni invasive quanto distruttive, confina con il tentativo di una rilettura storica e psicologica interiore di molti personaggi chiamati così a cercare un difficile – e talvolta impossibile – rimedio alle proprie colpe.

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E proprio questo è il tasto che maggiormente dà fastidio agli attuali oligarchi russi. Da un lato per aver tolto il velo ai retroscena politico-militari dell’Urss anni Cinquanta,. Dall’altro per aver sottolineato – nelle umili vite di tanti cittadini sovietici di allora – le sofferenze prodotte prima dal conflitto e successivamente dal regime e dai suoi tentacoli, che andavano a toccare i gangli vitali di esistenze mutilate e dolori non più guaribili. Il comandante dell’esercito, esiliato perché rifiutatosi di denunciare la moglie come spia. Le bambine rimaste orfane per il brutale quanto immotivato omicidio dei genitori. Il lucido delirio che spinge l’assassino seriale a commettere i suoi numerosi delitti. Le delazioni estorte. La grettezza mentale delle alte sfere dell’esercito. Moltissime sfumature di colore per un film che, pur essendo un giallo avvincente, non è certo soltanto questo. Pregio che lo distingue al di sopra della media delle pellicole di questo genere cinematografico grazie anche all’attento scavo condotto sui personaggi che prendono parte a questo mosaico. Ricchissimo anche il cast con Gary Oldman, Tom Hardy, Noomi Rapace, Vincent Cassel e Paddy Considine.

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