zz2“Ma non avete proprio niente da fare, in Germania, se non la guerra…”

 

Tra le pieghe della Storia. Quello che i libri non raccontano e gli archivi lasceranno forse trapelare fra chissà quanti altri anni ancora. Sfumature di una seconda guerra mondiale che per tanti versi assomiglia molto – moltissimo – alla prima. E se è vero, come sosteneva lo storico Ernst Nolte, che i due conflitti furono solo due atti di un’unica guerra civile, spunta il cinema a offrirne motivi per certi versi a sostegno e, per altri, a contrasto. Come a dire che il tema – appassionante – è ben lungi dall’essere stato risolto a tanati anni di distanza.

zz4Road 47 di Vicente Ferraz racconta una delle tante microstorie che la grande Storia spesso trascura. Un manipolo di soldati dell’esercito brasiliano finisce sull’appennino tosco-emiliano, nel gelo dell’inverno del ’44, con il compito di sminare la strada che impedisce ai carri armati americani di portare soccorsi e liberare alcuni paesi minacciati dal contrattacco tedesco lungo la Linea Gotica. Per i sudamericani della Feb il compito è molto più che arduo. Il freddo è solo uno dei nemici da sconfiggere. Oltre a condizioni estreme c’è la diffidenza dei militari incontrati per via. La paura di morire. Il dubbio di non riuscire a farcela.

zz1La pattuglia pagherà il pedaggio di due commilitoni uccisi da una bomba anti camion e dovrà fare i conti con un tedesco che sostiene di essere un disertore. E un italiano che instilla il tarlo della perplessità sulla natura della correttezza di quel gruppetto. Alla fine il successo dell’impresa ripagherà i soldati delle immani sofferenze subite. Tuttavia il film fa luce su uno spaccato ignoto ai più. La partecipazione dei brasiliani al II conflitto mondiale. Una militanza che risvegliava interrogativi emersi nella Grande Guerra. Perché si combatte… I sudamericani, poco avvezzi al clima e alle trincee di casa nostra ignoravano le ragioni di quella partecipazione e ne conoscevano – in cambio – i pericoli.

Al limite della sopravvivenza, la pattuglia riesce a comportarsi con onore tuttavia non comprende le ragioni di quella bufera bellica e i motivi che giustificano la sua partecipazione. I contatti con un militare italiano in fuga e un disertore tedesco hanno l’alone del mistero. Delle insidie nascoste dietro quelli che restano potenziali traditori o che posso rivelarsi reali soldati in difficoltà. Cammin facendo i ruoli rivelano la loro natura e una volta giunti al paese da liberare la soddisfazione è completa.

zz3Proprio per questi toni e queste sfumature, Road 47 ricorda da vicino l’ultima fatica di Ermanno Olmi, quel Torneranno i prati che, al di là degli stereotipi visivi e retorici, mostra la tragica situazione dei soldati. La loro angosciosa situazione. Al fronte. In solitudine. Tra gli stenti. In preda alla morsa del gelo e della fame. Oltre alle bombe e alla mancanza di notizie dalla propria famiglia. Quelle voci disperate che risuonavano nel vuoto delle notti sull’Asiago del primo conflitto visto con gli occhi di Olmi si ritrovano in molte delle immagini del film di Ferraz che ha anche il pregio di far conoscere dettagli spesso passati nell’oblio senza che ne fosse dato il giusto rilievo. Pochi sanno che pattuglie brasiliane combatterono e rischiarono la vita a casa nostra per salvare quel che si poté in quella tragedia che fu il conflitto mondiale.

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