Unknown“Ho fatto fare una rapina al bambino. Sai, avevo bisogno di vederlo….”

 

 

Se le streghe sono frutto di invenzione, allora può anche avere un senso se un intero film sulle streghe sia proprio al crocevia tra il surreale e l’ironia, più che su una satira che abbia qualche aspetto in comune con la realtà.  Le streghe son tornate di Alex de la Iglesia, regista già apprezzato della Ballata dell’odio e dell’amore, è il film spagnolo per eccellenza. Un mescolanza di elementi tratti dalla fantasia, più che dalla fantascienza, dall’ironia, e dal gusto sublime del surreale lo attraversano in ogni direzione mettendo lo spettatore davanti a un soggetto innovativo quanto scanzonato. Buffo. A tratti, addirittura folle. Tuttavia qualche riferimento al vero esiste. Ma resta uno spunto sulla carta, senza il minimo approfondimento e sviluppo. Un divertissement, insomma, più che la denuncia di un malcostume. O di un male e basta.

images-4Così la vicenda prende il via da uno spunto dei nostri giorni in cui le storie d’amore finiscono sempre con una richiesta di alimenti. E il “lui” della fattispecie, altri non è se non l’ultimo marito – in ordine cronologico – a subire vessatorie richieste dalla propria moglie. Al punto che il derelitto, forse con ogni colpa a carico – ma questo non si dice tra i risvolti delle immagini – si trova nell’impossibilità di corrispondere il dovuto alla consorte ora innamorata del vil denaro più del padre di suo figlio. E al disgraziato – absit iniuria verbis – non resta che compiere una rapina per affrontare spese alle quali sembra non potersi sottrarre. In fuga dal reato, però, si trova a passare per Zugarramurdi, paesino dei Pirenei occidentali della Navarra, ma ben noto per essere la Salem spagnola dove dovrà quindi confrontarsi con le streghe. Una di esse, Carolina Bang, si innamora di lui. E il sabba improvvisato a cui partecipa davanti a una regina degli abissi che assomiglia a una bulimica donna cannone – ridondanza puramente voluta – si trasforma in qualcosa di diverso che salverà il genere femminile e qualche esponente improvvisato del corrispettivo maschile.

images-2Gli ingredienti sono tipici di un film che assomiglia a una carnevalata, ma ha i tratti specifici del cinema spagnolo, così attento e “devoto” alla componente surreale in ogni sua forma. Proprio questa sua preponderante impronta ha spinto la pellicola a saltare in un solo balzo tutte le sale di quella che un tempo si chiamava “prima visione” e a portarla in un circuito più ristretto per gli amanti del genere fantasia-grottesco. O per chi trova nella cinematografia ispanica quei particolari assenti in altre culture della macchina da presa. E siccome la Spagna – da Buñuel ad Almodòvar, per arrivare appunto ad Alex de la Iglesia – ha sempre inserito toni e colori personalissimi, trasformando anche il sangue in qualcosa di macchiettistico e paradossale, anche Le streghe son tornate è film da pubblico scelto.

images-1Tuttavia, il film non va sottovalutato. La prima parte, che corrisponde più o meno a metà della durata, assomiglia da vicino a un autentico capolavoro del genere con trovate geniali e un’originalità che, pur lambendo personaggi sacri, non risulta blasfemo né offensivo. Il marito prestato alla delinquenza rapina infatti un “compro oro” nelle pagliaccesche vesti di un’artista di strada truccato da Cristo alle pendici del Golgota che nasconde in una croce fatta ad arte il mitra per l’assalto. Suo complice è il conteso figlioletto che gli fa da palo e nella banda figurano anche Topolina, il abbacchio degli M&M’s e altre folcloristiche macchiette. Ma tutta la dinamica è paradossale perché l’improvvisato rapinatore trova, nelle vittime dell’assalto, inaspettati figuri pronti a dargli manforte. Le irresistibili trovate del regista, purtroppo si esauriscono nei primi tre quarti d’ora e nella seconda metà il film precipita su canoni invece scontati relativi al trito e ritrito filone delle streghe. Dei sabba. Delle illusioni. Dell’amore al limite dell’impossibile fra un uomo un po’ alterato con l’altra metà del cielo e una “strega” che cerca di sfoderare le armi della seduzione per uscire dalla sua prigione in cui il peccato è una buona azione.

images-3E proprio in questa seconda parte Alex de la Iglesia si gioca tutto il credito di applausi guadagnatosi nella prima, archiviando Le streghe son tornate come un film bello solo al cinquanta per cento. Se un altro difetto va sottolineato, quello consiste nel non aver saputo mettere tanta genialità al servizio di contenuti più profondi, non dal punto di vista fideistico, ma semplicemente dalla prospettiva della dinamica dei sentimenti. Un tema talmente irrazionale e poco teorizzabile da adeguarsi perfettamente all’inventiva del regista che ha dato prova della sua abilità e del suo trovarsi perfettamente a proprio agio nel descrivere in toni surreali la più terrena delle esigenze. Gestire la fine di un matrimonio. E descrivere un incubo con i colori di una satira che supera ogni confine. E sfocia nel surreale. Come solo uno spagnolo sa fare.

IL RETROSCENA - Zugarramurdi è un paese legato alla stregoneria fin dal 1610, a causa di un terribile rogo nel quale furono fatte ardere vive undici persone condannate dal tribunale dell’Inquisizione per stregoneria fra quaranta sospettati contro i quali vennero fatte numerose denunce per uso di pozioni, sortilegi e altre pratiche di stregoneria. I loro nomi sono elencati in una targa posta all’ingresso di una grotta a 400 metri dall’entrata in città. Da allora questa caverna, denominata “cattedrale delle congreghe” è rivestita da un’aura soprannaturale, forse non del tutto motivata, ed è stata teatro di sabba e riunioni pagane in cui uomini e donne si abbandonavano a festini lascivi in cui venivano organizzate orge al chiaro di luna. Oggi è meta turistica di visite dovute alla sua bizzarra fama.

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