CAOS5“Siete nessuno in un posto dove tutti sono qualcuno. E questo fa di voi molto più che qualcuno”.

 

Talvolta dirlo con un fiore non è affatto facile come può sembrare. Talvolta il disordine è in realtà ordinatissimo, come l’ordine è invece un guazzabuglio senza coerenza. E talvolta, infine, un ossimoro – figura retorica che accoppia due termini dai significati opposti – spiega meglio di fantasiose impennate le realtà storiche vere o finte. Gli intrighi di corte. La quotidianità. E le difficoltà coniugali irreversibili. Perché, in fondo, Le regole del caos, titolo del film di Alan Rickman, perfino più centrato rispetto all’originale A little chaos, è molto più pertinente nel mettere a fuoco la coincidenza degli opposti che prosperano alla corte del re Sole.

CAOS4Anno del Signore 1682. La corte francese è in fermento per la nuova commessa da affidare a uno specialista in grado di creare i migliori giardini. I progetti sono tanti e il responso spetta ad André Le Notre (il fiammingo Matthias Schoenaerts di Un sapore di ruggine e ossa), prigioniero di un matrimonio insoddisfacente, al quale tocca sciogliere il nodo. Tra gli aspiranti c’è una donna Sabine De Barra (Kate Winslet, Oscar in A voce alta di Stephen Daldry) che appartiene agli strati più umili della società dell’epoca. Osteggiata dall’entourage del sovrano per motivi di censo e non solo, la donna riesce a scalfire l’iniziale scetticismo che su di lei prova Le Notre, arrivando a conquistare il suo cuore. E le riuscirà perfino di entrare nelle grazie di Luigi XIV (Alan Rickman).

CAOS6A una prima analisi, la trama appare esile, ma la pellicola riserva un’ampia e stupefacente varietà di temi che ne incrociano e avvolgono l’ossatura. Tutti sono bilanciati nell’alternanza fra ordine e disordine, motivo che attraversa l’intera opera. I due contrari sono infatti lo spirito che porta al design architettonico dei giardini di Versailles, pensato dalla protagonista. Ma al tempo stesso sono anche il terreno sul quale si combatte lo scontro con i suoi detrattori, decisi a boicottarne e farne naufragare la realizzazione. E’ il ribaltamento di un piano solo apparentemente superficiale perché l’anima corsara di questo progetto distruttivo porta la firma della moglie adultera di Le Notre che pretende la fedeltà da un marito da lei maltrattato e tradito a più riprese.

CAOS2E il binomio ordine-disordine diventa lo schema non soltanto sociale fra aristocrazia e terzo stato nella fase prerivoluzionaria individuabile nell’asse Madame Le Notre contro l’umile De Barra. Esso risulta anche la falsariga su cui si reggono nozze di comodo, ma non d’amore. Legami ossidati rispetto a liaison genuine e sentimentalmente pure. Sabine De Barra è una giovane vedova con una tragedia alle spalle mentre Le Notre è un giovane sposo con un dramma come compagno dei propri giorni. L’allergia a una moglie che detesta e non ama. Le convenzioni di corte che, almeno alle apparenze, sembrano ostacolare ogni suo anelito a raggiungere l’amore vero. Emerge così lo spunto dei fiori d’arancio combinati e decisi a tavolino. Come una trattativa diplomatica. La politica non ha anima. Pulsazioni impercettibili di un cuore che assomiglia a una pompa meccanica invece di essere il fulcro delle emozioni.

CAOS3“Vorrei risposarmi un giorno o l’altro, ma questa volta vorrei scegliere io, non lo Stato” commenta il sovrano nell’evidente allusione alle proprie disastrose nozze che hanno avuto la sola caratteristica di essere costate un patrimonio. E il diritto di trovare una compagna che si sposi con il cuore e non con le convenienze è l’assetto fragile di una consuetudine criticabile in voga. Angoscia del ribaltamento. Attesa che un sogno diventi realtà. Ribaltamento di schemi e di convenzioni. Terremoto nuziale. Gli sconvolgimenti che sconquassano vite insoddisfatte sono la quadratura di un cerchio disordinato. L’ordine che, nel disordine, mette al loro posto i pezzi di un mosaico frammentato. E quello che avviene nella composizione e nell’allestimento di un giardino è lo specchio di quanto imperversa sui cuori dei protagonisti. Scacco delle convenzioni, ma giusto spasimo di felicità promessa e inseguita.


CAOS7Le regole del caos
sono dunque quelle che mettono in rigorosa successione di rispetto gli sbalzi di una fontana in costruzione che rispecchi gli sbalzi di umore e di sofferenza in questi contratti matrimoniali in cui nulla ha alcunché da spartire con i sentimenti. E il film si avvantaggia anche di un’ironia di fondo che strappa a più riprese sorrisi amari ma spontanei. E’ la cronaca di una sconfitta. Il re che ama per imposizione. Le Notre che ama per imposizione. E l’intrusa che, con il suo arrivo, mette finalmente al loro posto i pezzi di un ordine finto e un disordine vero. Perché amore è natura, non legge o dovere. E, da sempre, ciò che stupisce l’uomo è la spontaneità di un avvenire naturale più che l’alchimia di propositi di convenzionali. Le regole di corte si rivelano dunque regole di un caos innato, solo superficialmente non correggibile. Una modesta apparizione consente di recuperare la genuinità di ciò che la manipolazione ha alterato. E l’opera di Rickman che mette un pungente uso di battute aristocratiche al servizio della trama, rivela l’uso degli abiti come un mezzo linguistico per proporre differenze e provenienze. Il film, sobrio pur essendo in costume, offre vestiti totalmente opposti a Kate Winslet rispetto alle dame di corte agghindate con stilemi principeschi o addirittura regali. Gli abiti insomma si inseriscono a tutti gli effetti nella narrativa filmica. Raccontano la storia. Calibrano volti e personaggi.

IL RETROSCENA – Desta sempre un certo stupore quando pezzi di storia francese finiscono in mani straniere. Le regole del caos non fa eccezione. Non tutto ciò che viene raccontato appartiene alla realtà storica e ciò va detto senza paura e senza vergogna, considerando che il cinema non è un calco degli accadimenti seicenteschi e quindi gli allontanamenti si giustificano con l’origine stessa di un’arte affatto tenuta alla trattazione fedele e didascalica. La Settima Arte insomma ha un proprio statuto e va rispettato, ma l’onestà che essa rappresenta sta invece nella pedissequa e rigorosa ricostruzione di ambienti. Acconciature. Trucchi. Parrucche. Tessuti che toccano in vari punti l’opera del britannico Rickman, attore teatrale che – con la Shakespeare comedy – aveva già rappresentato il francesissimo Les Liaisons dangereuses, tratto dal romanzo epistolare di Choderlos de Laclos e approdato al cinema per una doppia versione del francese Roger Vadim nel 1959 e dell’inglese Stephen Frears nel 1988 con Glenn Close e John Malkovitch. Le regole del caos evidenzia dunque una meticolosa ricerca che dalla moda sconfina anche nell’allestimento dei giardini di una Versailles trasferita in Inghilterra dove si sono svolte le riprese. Il set è stato creato in alcuni dei più belli e prestigiosi palazzi inglesi – oltre a Blenheim e Waddesdon ci sono Hampton court, Cliveden, Ham house, Ashridge park – solitamente chiusi anche alle troupe, ma aperti in quest’occasione per la celebrità degli attori arruolati.

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