UnknownNon è fantascienza soltanto ciò che ha a che fare con astronavi e galassie improbabili di mondi dimenticati sempre avveniristici. Può essere fantascienza anche un ipotizzato attentato all’Air force one, quello del presidente degli Stati Uniti, attacco fortunatamente senza precedenti, a dispetto delle molte azioni belliche contro il cuore degli Stati Uniti. E molto più ancora colpisce se il commando terrorista di turno è lontano miglia da jihad e punte dell’Islam. Benché il finanziatore dell’azione sia un arabo, figlio di uno sceicco multi miliardario, dietro l’audace intervento sta soltanto il passatempo della caccia grossa. E quale ineguagliabile preda se non l’inquilino della Casa Bianca…

imagesFinisce che l’ambizioso e originale cacciatore assolda un bodyguard del presidente, incline a tradirlo dopo la mancata ricompensa per aver ricevuto una pallottola, mai chirurgicamente estratta, nel tentativo di sottrarre il leader a un agguato. Ma questo è solo l’inizio di Big game di Jalmari Helander. Il film, tra colpi di scena sorprendenti e ambientazioni suggestive, vede fronteggiarsi i soliti cattivi, un primo cittadino americano di colore e inetto – ma ogni riferimento è inesistente – e soprattutto cacciatori veri della Finlandia profonda. E un ragazzino che salverà lo statista più importante della terra. La pellicola, insomma, stupisce per essere ciò che volgarmente si definisce “un’americanata”, ma il fatto di essere pensata e realizzata da un team finlandese genera un malcelato stupore.

Unknown-1Colpi di scena e azione fanno di Big game la cifra specifica che si aggiunge a consumate tematiche dove il buon selvaggio, stavolta nei panni di un ragazzino che, al compimento dei tredici anni, deve dimostrare la propria statura morale, coraggiosa, etica e venatoria attraverso una battuta di caccia lunga un’intera notte nella foresta. Ma al posto di cervi e orsi (se mai se ne siano visti a queste latitudini), incontra l’uomo più temuto del mondo, catapultato tra i monti a bordo di una navicella sganciata dopo il bombardamento del velivolo a bordo del quale si trovava. Fantasia a briglie sciolte per simboleggiare comunque che i salvatori per statuto spesso sono i primi traditori e non è poi così peregrino ricevere aiuto dai soggetti più improbabili. Nella fattispecie un ragazzino che percorre il suo improbabile rito di iniziazione all’interno della comunità a cui appartiene.

Big game è una sfida e una scommessa. Divertente, senza avere alcun tipo di pretesa, è un thriller tra fantascienza e fantapolitica. Fantacaccia e fantatutto. Nulla di ciò che si veda ha la benché minima probabilità di accadere. Ma non erano fantasoldi, i dollari utilizzati per girarlo. Ce ne sono voluti otto milioni e mezzo e l’azzardo è vedere se si riesce a rientrare dei conti. Dopo essere stato presentato in anteprima al Toronto film festival a settembre 2014, nei Paesi in cui è uscito ha incassato finora 4,6 milioni. Adesso Big game ci prova con l’Italia. E’ rimasto a metà del guado e la strada verso il pareggio è ancora lunga. Il regista si affida a un tono scanzonato e leggero. Divertente. A un film che scorre facilmente. Anche se non lascia nulla.

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