DOTL-D20-4934-150x150Se il torturatore si ammala e il torturato non gode ottima salute. Il cinema e la medicina compiono un passo avanti su una strada che ha profondamente ancorato il cammino di questo binomio. Un segno dei tempi e una testimonianza. Il grande schermo non è divertimento puro e semplice, nemmeno quando sembra avere tutte le caratteristiche per esserlo. Diventa  impronta delle paure. Eco degli incubi sociali di un’epoca e delle patologie correlate a questo scorcio di nuovo millennio.

DOTL-D19-4750-150x150Il nemico invisibile di Paul Schrader – regista già noto per American gigolò nel 1980 e Patty: la vera storia di Patricia Hearst nel 1988, oltre che per essere stato lo sceneggiatore di Taxi driver (1975) e Toro scatenato (1981) entrambi di Martin Scorsese – è sostanzialmente un thriller e appare addirittura scontato se lo si esamina nella sua ossatura elementare e superficiale, con la frequentata trama della vittima che agogna la vendetta nei confronti del suo aguzzino. In questa prospettiva, il film si rivela privo di utilità e spessore accumulandosi nella folta schiera di pellicole di analogo tenore. In realtà, invece, la doppia chiave di lettura – generalizzata o approfondita – si nasconde dietro un titolo tanto centrato quanto variamente interpretabile. Da un lato, semplificando, Il nemico invisibile è il carceriere asserragliato dietro una fitta protezione, per sottrarsi all’ira di rivalsa dei carcerati ai quali ha inflitto supplizi. Si cela dietro l’identità di un guerrigliero ucciso per farsi credere morto e scoraggiare l’altrui desiderio di ritorsione. Dall’altro lato, scendendo invece alla radice, Il nemico invisibile è la malattia che minaccia vigoria e salute sia nel prigioniero sia nel persecutore.

DOTL-D16-4116-150x150Il nemico invisibile è insomma una strada senza uscita, al termine della quale il destino dei due rivali è il medesimo. Una patologia che conduce alla morte e accompagna con sé l’inevitabile e implacabile passaggio del tempo, autentica causa scatenante del male. L’aguzzino è piegato dalla talassemia, non a caso una sindrome ereditaria, come ereditari si rivelano anche i meccanismi ideologici che spingono il torturatore islamico a punire il soldato americano, perfino attraverso menomazioni fisiche. Schrader mette così in parallelo la trasmissibilità degli agenti patogeni che trasferiscono la talassemia di generazione in generazione, alla stessa stregua di ideali malvagi e viziati. Legati a convinzioni ideologiche. E connessi anche alle differenze di religione e razza che si coniugano ai supplizi fisici imposti dal più forte sul più debole.

DOTL-D14-3373-150x150Tuttavia, il nemico invisibile è anche  la malattia degenerativa che affligge il protagonista, icona dei nostri giorni. Ammalatosi di qualcosa che sta a metà strada fra Alzheimer e Parkinson, la vittima si deve confrontare con gli ostacoli che rendono più difficile la soddisfazione della propria vendetta. E la sua consumazione. La pellicola porta così in primo piano una delle più diffuse e temute patologie dei nostri giorni, non tanto per il tipo di morbo diversamente classificato, ma per la sindrome stessa. Il male che peggiora progressivamente risultando invalidante e conducendo alla morte. Questa categoria, in triste e netto aumento ai giorni nostri, si riflette in varie declinazioni mediche anche al cinema. Nicolas Cage che interpreta l’eroe di Schrader, è colpito da una forma di demenza dovuta a invecchiamento, percepibile nella decisione della Cia di pensionarlo, dopo averlo considerato fra i suoi migliori agenti. Qualcosa di buono di George Wolfe avrà nella protagonista Hillary Swank una giovane donna ammalata di Sla.

DOTL-D25-6474-150x150Sono i fantasmi di oggi ai quali il cinema dà volto e voce, senza vergognarsi di guardarli negli occhi anche se il loro sguardo è terreo e terribile. E’ una delle dimensioni di uno scorrere del tempo, impossibile da arrestare. Un tempo che non significa obbligatoriamente invecchiamento, ma si coniuga al concetto di cambiamento. Ciò che si era e non si è più con il passare degli anni. Ciò che si diventa, sulla scorta delle esperienze pregresse e precedenti. Errori e sterzate che la vita propone e impone. Il nemico invisibile, per tornare al film di Schrader, è un tempo che non smussa né rallenta comprensioni – o meglio, incomprensioni – e vendette. Non mitiga, ma accentua. Il male che debilita non è in grado di attutire la potenza dell’odio. Ma di enfatizzarla proprio per la consapevolezza di una vita sempre più vicina allo scadere. Un termine fissato. Capolinea cosmico. E nemmeno è capace di limitare l’intelligenza strategica, finalizzata alla soppressione di chi ha fatto soffrire. La fine è dunque l’esito scontato, ma è anche l’unica via d’uscita possibile a un dramma psicologico che le scorie del passato contribuiscono a far riemergere.

DOTL-D03-0506-150x150Si comprende così come le tematiche della pellicola  si spingano largamente oltre la banale falsariga di una vendetta lungamente rincorsa. Sono i fantasmi dei nostri giorni. La malattia invalidante e degenerativa. L’odio religioso e razziale. Le ferite di un conflitto finito che non ha accettato la tregua, nonostante accordi internazionali. I vari volti della sofferenza, insomma. Fisica. E psicologica nei suoi pur differenti versanti. In fin dei conti, l’uomo del terzo millennio ha la grinta di un eroe malato. E la bugiarda corruzione di un torturatore che nemmeno i manuali di patologia hanno messo a sedere.

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