UnknownPreferisco il rimorso, alla vita che ho condotto

 

Opposti che si toccano. E cesure improvvise. Una vita abbandonata. Un futuro da disegnare. Sconosciuto. Come talvolta lo è un presente a tinte indecifrabili. Il sapore drammatico di una crisi dai mille volti. Dentro e fuori dai cuori. E dai portafogli. Esistenze sconvolte e incomprensibili. Inconcludenti. Profumi di amori fraintesi. Miasmi di batticuore fermati. A blast di Syllas Tzoumerkas è la storia di una donna al bivio. Sogni al crepuscolo che si trasformano nell’alba di nuovi giorni. Una sterzata dall’angoscia. Un addio carissimo. Famiglie che si disgregano. E lasciano orme di passi sulla sabbia dietro le spalle.

imagesMaria ha speso se stessa. Tra una madre paraplegica, ma orgogliosa e arrogante, un padre inetto e una sorella senza nerbo. Perduta nel nulla. Maria vince una borsa di studio, ma rinuncia. Vuol gestire il negozietto dei genitori. Cancellare il debito. Un tema che nella Grecia attuale è sentito come il fantasma di un incubo permanente. È una donna che sogna il domani. Trova l’amore e spera che sia per sempre. Lo vuole. Ci crede fermamente. Ma scopre che quell’amato lui è anima e corpo. La prima indissolubilmente fedele. Il secondo più libertino e leggiadro. Spirito vagabondo da marinaio che, sulle navi, sbarca il lunario. Tre figli da mantenere nella titanica impresa di gestire un conto in banca fatto di banconote, sempre più cartacce senza valore, e un marito assente. Lontano dal cuore. E dal fisico. Lontano dalle pulsazioni di un organismo che impone le sue pretese.

Unknown-1Oggi che la Grecia respira affannosamente l’ossigeno maledetto della sofferenza, A blast propone drammi interiori come paradigmi di una società controversa e affamata di pace. La crisi di Maria è economica. Politica. Sociale. Umana. Terribilmente fisica. E dalle richieste del suo corpo, che coniuga amore e sensi, si declina il deterioramento di vite allo sbaraglio. Le molte scene sensuali sulle quali indugia il regista mostrano le sfumature di questa emergenza che, dal contorno generalizzato della collettività, si trasferisce sul piano di una individualità in cerca di reazione, ma incapace di trovare soluzioni. Gli intensi amplessi amorosi nel corso dei quali si pongono le basi per la costruzione di un domani solido, coniugale e familiare, si stemperano e si illanguidiscono. Diventano faccende di letto. Virtuali come  gli anonimi filmati, filtrati in rete. E guardati distrattamente in mezzo a un crocevia di estranei. Immagini vuote che si riempiono del ricordo di quando tutto era bello. Di quando, effettivamente, la speranza meritava il suo nome.

images-1Anche attraverso l’appagamento che viene via via appannandosi, si consuma l’angoscia di una crisi che rende incomprensibili i rapporti. Un uomo che tradisce. Non con il cuore, ma con i sensi. Una realtà che tradisce. E uccide i sogni. Aver rinunciato a una borsa di studio per portare avanti gli affari di genitori in difficoltà porta solo al bacio della morte della burocrazia. L’economia a pezzi, umiliata e offesa da una gestione scriteriata del bene pubblico, consegna i privati nelle fauci di un’imprenditoria senza scrupoli, che ha i contorni di una malavita non ancora conclamata. Ma pur sempre strisciante. Subliminale. Sottile. A Maria resterà una sola strada. Farla finita con tutto. Perfino con la legalità ,attraverso quell’inseguimento con la polizia, in cui essa diventa irraggiungibile. Approda al mare che è un liquido amniotico di una nuova vita. Vagiti nati dopo un’incendio che fa terra bruciata di un passato di angosce. È il domani che verrà.

Tzoumerkas è uno dei registi della nouvelle vague greca e il film si avvale di un cast d’eccezione in patria, dove i protagonisti sono nomi noti e conosciuti, anche se per nulla famosi fuori dai confini ellenici. Ciò tuttavia dà lo spessore di quanto attaccamento ci sia per questi spunti relativi alla crisi sociale greca e ai suoi indiscussi riflessi sui cittadini che la stanno vivendo con ansia e apprensione. Non a caso Tzoumerkas fonde il presente con il passato. I ricordi con l’attualità. Tutto si mescola in una fluidità percettibile e percepibile, ma avvolta in un alone in cui serenità dei sogni e fosse contemporaneità si mescolano fino a risultare indistinti e indistinguibili. A blast, presentato in concorso a Locarno nel 2014, non ha riscosso l’attenzione del pubblico e della critica – entrambi piuttosto distratti – salvo restare di grande attualità, a causa del mordere continuo dell’emergenza economica del Paese. La cronaca lo impone all’occhio di una platea nuova, più sensibile ai tormenti congiunturali che hanno affollato giornali e televisioni negli ultimi dodici mesi. Con un’opera estremamente concisa e sintetica – un’ora e venti la durata complessiva – il regista fornisce uno spaccato preciso in cui emerge la dinamica sconvolgente di quanto una crisi sociale, statale e nazionale possa riflettersi nelle pieghe più private e intime del popolo, costretto a viverla. Non si tratta dunque di una lettura politica, favorevole o contraria ai vari partiti in lotta per la guida del governo, ma un racconto per immagini. Diretto alla gente. Per mostrare come, in fondo, la malagestione della cosa pubblica possa entrare nelle case di tutti.

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