Z1Si nasce. Ma non sempre è gioia, come vien fatto credere. Tuttavia, ammettiamo che lo sia. In fondo, fortunatamente, nella schiacciante maggioranza dei casi, lo è. Accuse di pessimismo a parte, la nascita è il preludio a una favola che si chiama vita. Ed è un concentrato di sentimenti e sensazioni. Non solo felicità, dunque. Ma tanto altro ancora. Diciamo così – sulle prime – rabbia. Paura. Tristezza. Disgusto. A voler cercare bene, ce ne sarebbero varie altre ma, come ingredienti di un cocktail a lunga durata, potremmo accontentarci.

Z3La curiosità, che poi tanto curiosa non è, sta nel fatto che il quintetto suddetto è protagonista di un film, già in vetta alle classifiche in tutto il mondo e ora promette di sbancare anche le sale italiane. Inside out di Pete Docter, al quale si deve il già famoso Monters & co, è l’ultimo cartone animato targato Pixar Disney e deve la sua fortuna a un insieme di novità tra le quali c’è quella di rendere il personaggio “umano” uno strumento in balia delle emozioni. Contrassegnate da colori diversi in alternanza fra loro. Il rosso dell’ira e il blu della mestizia, il viola del terrore, il verde della ripugnanza e il giallo della gioia, pilotano la vita della piccola Riley. La bambina si trascolora e trasfigura quindi in un simulacro telecomandato dalle percezioni, qui impersonate in veri e propri pupazzi espressivi e sinceri.

Z2L’equazione dell’essere umano come ostaggio delle sensazioni è lineare ed evidente e diviene ancor più chiara in una chiave di lettura molto vicina ai ragazzi del Duemila. La protagonista umana è a sua volta assimilabile a un personaggio da videogioco. Sono Gioia e Tristezza, Disgusto, Paura e Rabbia le vere artefici dell’esistenza di Riley, che nasce – appunto – nella felicità, ma attraversa i vari stadi, rovinandosi la vita. Non è più l’uomo ad essere l’artefice degli eventi, ma ne è il pupazzo. Le parti sono ribaltate e, sulle prime, non sembra tanto evidente. Lo è invece quella sorta di mutua cooperazione, alla quale ricorrono elementi tanto diversi ed eterogenei per muovere il loro personaggio. E la consolle in cui interagiscono è l’equivalente dei fili del burattinaio di qualche decennio fa.

Z4Ma c’è di più. A differenza di Hero e di tanti altri titoli che fanno inequivocabile riferimento al mondo elettronico dei videogiochi, con Inside out questa chiave di lettura è funzionale a un’altra delle tesi accennate nel cartone animato. Cioè la sinergia tra ciò che può apparire positivo e ciò che invece sembra essere di segno contrario. Se Paura, Tristezza e Disgusto risultano generalmente poco auspicabili nell’immaginario collettivo a scapito della Rabbia, solitamente sinonimo di un carattere deciso e focoso e della Felicità che rappresenta l’approdo universale, emerge con chiarezza come la vita – qualsiasi vita – non possa fare a meno di nessuna di esse. Per esecrabili o indesiderabili che siano. L’insegnamento è quindi quello di non guardare con diffidenza o repulsione tutto ciò che sembra brutto, perché anche quel che esiste di sgradito serve a completare i giorni e a renderli pieni fino a risultare determinante anche per raggiungere traguardi lusinghieri. In ultima analisi, la Tristezza può essere uno strumento fondamentale per ottenere la Gioia. Matrimonio di contrari. Un ossimoro. Impossibile come tutti gli ossimori. Eppur vero e reale. Qualcosa che gli adulti sperimentano quotidianamente attraversando le ore, ma i piccoli non riescono mai a imparare. Forse perché insegnare questo concetto è difficile. Più di quanto sembri. Inside out, tuttavia, ci prova. Ed è lodevole. Quanto creare animazione senza mirabolanti quanto vacui e idioti super eroi. Inutili di cartone come in “carne e e ossa”.

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