Unknown-“Dovrà trovare una persona uguale a lei. Se non ci riuscirà, retrocederà al regno animale. Per sempre. Che cosa desidera diventare, eventualmente…”

-“Un’aragosta”.

 

Ossessione della somiglianza. Incubo perenne di un interrogativo ambiguo. Occorre essere uguali o diversi perché l’amore sia di quelli eterni e senza crisi. Allargando il tema, senza poi discostarsene granché, il successo di un’unione coniugale – qualsiasi sia la sua natura – è garantita dalle affinità oppure queste sono il sale della noia, tra analogie che portano all’appiattimento del dialogo e del confronto. L’argomento è di quelli che non si esauriscono, ma si regge su un presupposto già inconsciamente chiarito. Ma in realtà tutt’altro che acquisito. Meglio accompagnati che soli.

images-2The lobster di Yorgos Lanthimos è la storia di un lavaggio del cervello. Allegorico, s’intende. David (Colin Farrell), abbandonato dalla moglie, approda in un albergo dove uomini e donne vivono sotto lo stesso tetto, alla stregua di una vacanza, con lo scopo di trovare l’anima gemella. Hanno 45 giorni di tempo che possono essere allungati in proporzione alle prede catturate durante sedute di caccia. Tuttavia i bersagli non sono animali, stavolta. Ma solitari. Per ognuno di essi ad essere colpito, il soggiorno si dilata. Nel bosco infatti vive una comunità di persone che hanno fatto della loro individualità uno scopo di vita. E’ vietato innamorarsi. Aiutarsi. Soccorrersi. Curarsi. E nutrire sentimenti. Chi trasgredisce paga con la vita. Due mondi, dunque. E due realtà opposte con un denominatore comune. Sono collettività fittizie. I solitari vivono fisicamente nello stesso luogo, ma perfino quando danzano, ascoltano la musica in cuffia. Paradigma di isolamento. Individualità esasperata. Nell’hotel gli ospiti sono perseguitati moralmente dall’obbligo di trovare una persona del sesso opposto. E compatibile con la propria personalità. Ovvero identica a un sé stesso forse nemmeno perfettamente noto. Il singolo insomma è la base sulla quale costruire una coppia, risultante dalla sommatoria di due unità coestensibili.

E’ una ricerca spasmodica e affannosa, tanto quanto si rivela angosciosa. I protagonisti, nella fattispecie, risultano totalmente estranei l’uno all’altro. Nell’albergo dei cacciatori di duplicità, come nel bosco della solitudine. Quella di Lanthimos, tuttavia, non è una condanna della società, benché possa sembrarlo a prima vista. Nulla si rivela più falso. E’ vero invece che l’amore non si coniuga a una forzata analogia, ma a un sentimento capace di superare le prove più impegnative. E fingere non aiuta. Oppresso dall’incubo di dover trovare una persona, David sceglie secondo il proprio gusto estetico – discutibile – e decide di assimilare un se stesso opposto. Si ricicla. Chimica dell’anima. E si reinventa copia carbone di un’algida virago, priva di emozioni. Tenta di assomigliarle, ma quando lei gli uccide il cane tra mille torture, il cuore di David si rivela tutt’altro che insensibile. E ammazza la donna. E’ l’espulsione da un mondo e la constatazione di un fallimento.

imagesNell’albergo l’amore è termometro di fisicità. E costrizione di analogia. Di conseguenza, data l’impossibilità di trovare il clone di un essere umano in un altro essere umano, nasce l’infrazione alle regole. La menzogna diventa un paravento dietro il quale personalità diverse si assortiscono. Così, David fugge nei boschi e qui apprende il nuovo codice. Vietato amare. E qualunque altra attività di coppia. Eppure viene colpito dalla freccia di Cupido, che stavolta non fa torti. E con una saetta unisce due cuori. La felicità è tutt’altro che raggiunta. Il prezzo è altissimo. La donna miope (Rachel Weisz), della quale David si invaghisce, viene privata della vista dal dittatore dei solitari (Léa Seydoux). Soltanto una nuova fuga salva i due amanti che stavolta hanno lasciato scegliere al cuore. Senza esaminare le coincidenze delle analogie. Ne risulta una nuova espulsione. Stavolta definitiva. Il mondo di comunità virtuali non è la via d’uscita a un cambiamento di vita. Schemi e condizionamenti, imposti da mentalità precostituite, non valgono il superamento delle difficoltà. E David se ne rende conto di persona. Non si tratta del fallimento delle regole, ma di un mondo ossessionato da convenzioni che si tramutano in norme perché tutti siano obbligati ad attenervisi.

IMG_2535.CR2The lobster è film anticonvenzionale, con uno spiccato surrealismo che si applica a una tematica dibattuta e dalle molte facce. La poeticità dell’amore cede stavolta il passo al ruolo del sentimento nella società. Al di là della passione, sta dunque una riflessione su quanto questa forza, determinante per vivere, sia motivo di coesione o espulsione dalla quotidianità. Il confine, più volte oltrepassato dagli attori di Lanthimos, è emblematico di un limite con cui l’umanità si confronta senza sosta. E le allegorie, alle quali il regista fa ricorso spessissimo, sono proprio i capisaldi di concetti inculcati, ma fragili. Perché i comuni interessi avvicinano e accorciano le distanze. Perché forse è impossibile amare davvero chi è totalmente lontano da gusti e interessi. Ma qualsiasi in fondo sia la risposta, obbligare all’amore o alla somiglianza è imposizione senza seguito. Diretta o subliminale che sia. Un innocente colpito a morte senza motivo. Come l’asinello, assassinato a freddo nella prima scena. Senza ragione. Come priva di ragione è l’ambizione all’obbligo.

IMG_0930.CR2E, forzando toni che forse non sono del tutto vicini a questo Lanthimos, si potrebbero allargare le considerazioni a una sorta di condanna della dittatura. Suprema forma di ogni costrizione. Si scoprirà così che le comunità, rappresentate risultano simili alla massificazione dominata dalla costrizione all’obbedienza delle norme e alla severità della punizione. Un mondo da non guardare e non vedere. Un mondo da condannare e dal quale fuggire. Come accade a David per due volte. E alla sua compagna. Come vi si allude con l’accenno alla cecità, da intendersi in una duplice chiave. Quella imposta. Supremo castigo di chi ha contravvenuto al codice. Quella spontaneamente cercata. Sublime sacrificio di chi rifiuta di osservare e far parte di una società corrotta e fallimentare. Poesia dell’orrido, con cui in più punti The lobster confina. Un orrore affatto fine a se stesso. Specchio di ciò che spesso abbiamo sotto gli occhi e per il quale in tanti casi sarebbe meglio non avere occhi.

images-1IL RETROSCENA - The Lobster, premiato a Cannes, sorprende per la sua lucida follia. A differenza di tante altre pellicole, presenta alcune caratteristiche formali da svelare. Le riprese si sono svolte in senso cronologico per rispettare la coerenza e lo sciogliersi di un intreccio singolare e sopra le righe. Ciò ha determinato che gli attori arrivassero in tempi diversi, tranne Colin Farrell, sul set dalla prima all’ultima scena. A tutti, privi di trucco e parrucco, vestiti allo stesso modo e completamente uniformi, è stata data la possibilità di recitare con la propria cadenza inglese a seconda delle diverse nazionalità. The Lobster è il primo film greco in lingua inglese di Lanthimos, considerato una sorta di Godard ellenico del terzo millennio.

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