imagesIl colore del vivere sta tutto lì. Talvolta. Migliaia di cerchietti fosforescenti che ammiccano ebeti nel buio. Il popolo delle discoteche e del divertimentificio non c’entra. Stavolta. Dheepan – Una nuova vita di Jacques Audiard, Palma d’oro 2015 a Cannes, guarda attraverso luci e colori. Risplende nell’oscurità. E’ il bagliore fioco della tristezza a basso prezzo. Ma ad altissimo costo. Quei cerchietti che brillano penetranti, altro non sono che lampi di chi vive fuggendo. Con la sua mercanzia da due lire. Ammennicoli che durano lo spazio di una sera. E di una follia. Forse, un tuono di passione effimera. E finiscono lungo un marciapiede malridotto. Ad attendere la ramazza dello spazzino.

Unknown-3L’inutilità per tutti è il magro pranzo di Dheepan, che svende il marchio del delirio di massa per mettere insieme la cena del tapino. Il pasto di un immigrato, reduce dallo Sri Lanka, dove infuria la guerriglia tamil. Leoni contro leoni. Disperati in attesa di un imbarco. La vita appesa a una lama nel buio. Quello delle lampade di chi va a bordo di soppiatto. Come un ladro di speranze. Dheepan è uno dei mille che non hanno nome e quel nome non è nemmeno il suo. E’ una nuova vita che nasce. Un futuro da disegnare ed è impossibile riciclare generalità che odorano di sofferenza. Tuttavia i cromosomi del misero non cambiano volto con un viaggio in barca. Biochimica dell’esistenza. E le lotte senza quartiere nell’isola del Sud Est asiatico hanno lo stesso sapore della guerra nella banlieue parigina. Puzza di morte. Spregio della dignità. Esclusione. Emarginazione. Disprezzo di un cuore che batte e respira. In una parola, vive.

images-1La beffa di Dheepan è il destino. Diventare custode in un ghetto fatto di disperazione e delinquenza significa essere il boccone tenero per il malvivente. L’agnello che il lupo può divorare. Il gallo in un pollaio quando arriva la volpe. Rincorre un sogno, la piccola felicità di ogni giorno. Serena quotidianità. E se smette di credere che questa gioia la regalino armi fratricide, al punto da decidere la fuga dalla sua terra perché quelle trincee non meritano il sacrificio di un’esistenza, non si arrende alle armi subliminali della delinquenza da strapazzo che deride e irride. L’odore del tracotante che calpesta e schiaccia il nuovo venuto. Dheepan combatte anche a Parigi. Come laggiù. Ma pure le trincee della banlieue non valgono una vita. Perché forse sono proprio le bombe a distruggere per prime la speranza. A Dheepan non resta che reagire per rendersi conto che la guerra, qualunque guerra, è sterile come il cervello di chi la dichiara. E fugge ancora.

UnknownLa terza frontiera è la Gran Bretagna, patria di tolleranza a parole. Più che nella realtà. Ma il colore qui è solo quello illuminato dal sole. Non c’è nero che inquini. O verde che rattristi una notte già cupa. C’è il ritmo scandito dalle piccole cose e il regista lo spersonalizza completamente. Quell’Inghilterra potrebbe essere qualsiasi isola, finalmente giunta alla soglia di una maturità civile. E sociale. Una patria dell’umanità, non il contrassegno di un passaporto. Il breve spazio di un’eternità. Scontata come la pace tra gli uomini. Evidenza di ciò che evidente non è. E anche la serenità – come salute e benessere ai quali non si dà peso – non è un regalo che esista per diritto acquisito. Lo impara Dheepan. E con lui gli spettatori. Forse.

Unknown-2Il film, interpretato da attori cingalesi e francesi poco noti, è scandito da tre momenti precisi che non corrispondono al viaggio dal passato verso il futuro, ma dalla sofferenza alla tranquillità. Il tentativo di capire se è davvero impossibile conquistare pace e gioia. Tre scorci di un cammino in chiaroscuro con ombre immense anche nel buio di una tragedia. Lasciare la propria terra, dilaniata nel sangue. E domandarsi, in fondo, chi mai saprebbe farlo a cuor leggero. E quanto costa quella partenza al cuore delle radici. Tre frammenti di una nuova vita in controluce dove calano le tenebre anche a mezzogiorno. Dove ogni ora è fatta di soprusi. Dove non è questione di razza. E non si diventa i leoni della giungla, ma si cerca di mantenere le prerogative degli arroganti re della piccola giungla metropolitana, fatta di ricatti ed esplosioni. Di minacce. E trincee che non si vedono perché esistono negli animi più che nelle strade.

Dheepan – Una nuova vita è un’opera cupa che non regala ottimismo facile. Insegna a non arrendersi, piuttosto. A comprendere che c’è sempre una trincea giusta dentro ogni uomo, quando combatte per la propria pace che comincia laddove inizia la pace altrui. E non si ottiene con mitragliette. Droga. Denaro. O violenze. Ma con reciproca comprensione. Un’arma che non costa nulla e regala tutto. Richiede pazienza assistere a questa pellicola. Un’impresa nel complesso proporzionale all’obiettivo, perché la concordia va costruita giorno per giorno. E in questo senso Dheepan lascia un inferno per trovarne un altro. Con forme e colori diversi. Ma uguale sofferenza. I bagliori di verdi farfalle fosforescenti nell’oscurità di una notte artificiale. Allegoria da fuochi fatui.  Prima di varcare la soglia della tolleranza. E accorgersi che favorire il prossimo è solo uno dei mille modi di aiutare anche se stessi.

Unknown-1IL RETROSCENA - Dietro i premi cinematografici stanno spesso logiche ai limiti della comprensibilità, ma dietro Dheepan sta una domanda, cui probabilmente è difficile rispondere. La meritatissima Palma d’oro, come talvolta accade, non premia il miglior film in assoluto nel repertorio di quell’autore ma si presta a essere interpretato come una sorta di titolo compensativo, benché tutt’altro che azzardato. Nella filmografia di Jacques Audiard spicca Il profeta e Un sapore di ruggine e ossa. Titoli di impatto, come del resto questa sua ultima fatica. Tuttavia, a dispetto di Dheepan, più incisivi e di maggior spessore, pur parlando di film a livello indubbiamente alto, dove non è spesso facilissimo operare distinzioni di merito. La Palma d’oro che andava forse a Il profeta fregia invece il cingalese Dheepan – Una nuova vita, ma questo al pubblico poco intriga. E ancor meno interessa. Incuriosisce l’aspetto goffo della vita e le sue tappe. Spesso non si ottengono titoli per l’opera migliore, ma come risarcimento per non averli avuti laddove sarebbero risultati più pertinenti. Un gioco concettuale che sembra attorcigliarsi su se stesso, ma in realtà sembra far rima con Dheepan. Ottiene la pace dopo aver constatato – combattendo – che è inutile ogni forma di guerra. Psicologica. E fisica. Un concetto semplice, che semplice non è. Un premio, in fondo per aver saputo continuare il viaggio. Senza arrendersi.

incorporato da Embedded Video

Tag: , , , , , ,