imagesTi sembra giustizia, ucciderlo in un attimo. Ed è tutto finito…

 

I bassifondi di Los Angeles puzzano di marcio. Non è corruzione. Ma dissoluzione. Costumi a brandelli. Morale da gettare alle ortiche. I cattivi restano impuniti. E’ la giustizia a girarsi dall’altra parte. Non sono i tribunali costruiti sui codici, ma un passo prima, gli inquirenti. I poliziotti che archiviano con faciloneria un caso tutt’altro che da seppellire. La punizione negata diventa un incubo per chi non accetta il vero presunto. Si ostina a ricercare responsabili che s’intrufolano fra le pieghe del baseball. Negli angoli bui di una metropoli che sa di fumo e di vomito. Ventre che digerisce morte.

images-1Il segreto dei suoi occhi di Billy Ray è la storia di un delitto. Il suo autore, dato per morto, in realtà è tollerato in vita. Dimenticato fra i risvolti di quella metropoli, lontana anni luce dalla Hollywood patinata degli studi cinematografici. E’ la capitale di un crimine diventato padrone. E dei suoi signori, ospitati nell’ombra. Dietro i riflettori dei Dodgers. Nei parcheggi tenebrosi. Nella tracotanza dei bulli da strada. E in una madre condannata alla rassegnazione, dopo lo stupro e l’uccisione della figlia, cui era visceralmente legata. Il silenzio spesso fa male. Più di mille parole. Utilmente o inutilmente spese. La lingua e la spada non sempre feriscono più di un ambiguo tacere. Non si può imporre la sordina al dolore. Come non si può obbligare al perdono e all’oblio chi è stato colpito da un proiettile psicologico e mortale. Ma è rimasto in vita.

images-3Sarah (Julia Roberts) ha l’aria di chi si è messa il cuore in pace, eppure la giustizia non ha fatto il suo corso. Ray (Chiwetel Ejiofor di 12 anni schiavo di Steve McQueen) non si arrende alla vulgata ufficiale. Si licenzia dalla polizia nella quale ha lavorato a lungo, per trovare il responsabile inafferrabile di quell’omicidio. A dargli manforte un procuratore (Nicole Kidman) che, all’acquiescenza e all’indomabilità, sceglie un percorso moderato. A metà strada. Ma quella rassegnazione della madre, orfana della figlia, e quell’accanimento del vecchio poliziotto  hanno qualcosa di sospetto. Chi dovrebbe desiderare vendetta appare più appagato dalle scelte di un destino, mutilo e beffardo. Ossimoro di sentimenti. E sta proprio in questo incrocio maleducato la chiave di un mistero che supera la linearità della trama.

images-2Il segreto dei suoi occhi non è un giallo classico, imperniato sullo smascheramento dell’assassino. Il gioco è scoprire cosa si nasconde dietro la pace che un genitore non può raggiungere davanti alla morte violenta di un figlio per mano altrui. Il film di Ray, costruito su un’equazione eccellente che applica il risvolto psicologico alla dinamica di un delitto, non ha però alcun merito di quelli che possono essergli attribuiti. Si tratta infatti di una citazione talmente pedissequa e onesta da risultare una copiatura, seppur senza l’ombra del plagio. Fin dal titolo l’opera di Ray è il calco di una pellicola del 2009 firmata da Juan Josè Campanella e ambientata in Argentina. E’ completamente identica e aderisce ad essa in ogni sua parte. L’unica discordanza sta nella cornice degli eventi. Al Paese sudamericano dove l’intreccio è ambientato negli anni successivi alla dittatura, vengono a sostituirsi gli Stati Uniti. Ne deriva una cambio accessoriale. Los Angeles sta a Buenos Aires come un cast di stelle sta a un universo di sconosciuti.

Tutto il resto è la copia de El secreto de su ojos, al quale l’ultima fatica di Ray si sovrappone completamente. Nulla di commendevole, dunque, visto che il regista argentino viene omaggiato di un’evidente citazione fra i titoli di coda. Ma resta un interrogativo che ha risposte tristi. Che bisogno c’era di fare un film uguale uguale a un altro che – oltre al resto – vinse l’Oscar come migliore opera straniera. E per di più a distanza di soli cinque anni. Il mistero, che poi mistero non è, appare semplice. Una storia di diritti venduti e acquistati. Per guadagnare qualche biglietto e ampliare la platea. Nicole Kidman e Julia Roberts hanno più attrattiva di meno conosciuti colleghi argentini come Soledad Villamil e Ricardo Darìn. Ma a rimetterci è la Settima arte. Lo splendido film di Campanella è molto migliore della mediocre ricopiatura di Ray. E vinse la statuetta che difficilmente andrà alla Roberts e compagnia recitante.

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