UnknownC’è sempre una donna dietro il successo di un uomo

 

Le vergogne del passato. I trascorsi poco limpidi. Errori e battaglie che passano dalla tavola. E approdano al cinema. Forse il perdono o il riscatto da esperienze difficili e respingenti è racchiuso in un verbo – digerire – con relativi sinonimi e contrari. Indigesto, ad esempio. Rimettere le colpe è impresa che toccherebbe anche agli esseri umani, se ne fossero capaci. Ma la comprensione – che non sempre significa giustificazione o conoscenza dei motivi di certe scelte – è il passo preliminare per tendere una mano. Offrire aiuto a chi sbagliò. Renderlo una persona nuova, pur nella consapevolezza delle pecche commesse, le uniche utili, purtroppo, a lastricare di miglioramenti cammini presenti e futuri. Perché non esiste né età né professione. La poco nobile arte di inciampare è connessa ai destini terrestri. Quindi, a tutti. E, se ha un piccolo vantaggio, è tutto lì. Quanto più grande è il disastro, tanto più difficilmente il protagonista vi ricadrà.

Unknown-3Ma tant’è. Come per un piatto in tavola, esiste anche un metabolismo del passato. In sostanza, il nostro ieri come quello che mangiamo. E, appunto digeriamo. Sia nel bene sia nel male. Il sapore del successo di John Wells inquadra questo fenomeno nella figura del protagonista, Adam Jones (Bradley Cooper), chef stellato che si è buttato via fra droga, sesso e un carattere difficile. Arrogante e aggressivo. Poco disposto a comprendere e quindi faccia a faccia con l’incomprensione altrui. Dopo il baratro e l’abisso di una vita da spazzatura, ricomincia dal gradino infimo della cucina, ma quando torna a Londra per cercare un’affermazione che lo rivaluti come uomo e come professionista, è costretto a riguardare negli occhi quei trascorsi da incubo. A “salvarlo” sarà una donna, con la quale inizialmente fatica a entrare in sintonia. Scontri violenti ne mettono nuovamente a repentaglio il cammino verso la gloria, finché la partner riuscirà a domare la personalità irrequieta di quello chef senza regole.

imagesIl film si compone di un tessuto di tematiche provenienti dall’ampia e foltissima letteratura cinematografica sul nesso fra il grande schermo e la gastronomia. Il sapore del successo ricalca in alcuni punti entrambi i titoli di Chef, sia l’opera di Daniel Cohen del 2012, sia Chef – La ricetta perfetta di Jon Favreau. In entrambi è presente il motivo del professionista stellato in difficoltà professionali. Nel secondo, addirittura, emerge anche il tema dell’indole aggressiva e poco incline ad aggiustamenti diplomatici. Ma se, in quel caso, esso si regge soprattutto nei rapporti con l’informazione, nella pellicola di Wells sono i rapporti umani a entrare in profonda crisi. E in tavola viene servito il piatto freddo della vendetta. Nel nuovo ristorante, Jones ritrova un vecchio collega, Michel (Omar Sy), con il quale si erano creati dissapori profondi e mai scomparsi. Sarà proprio lui a boicottare la buona riuscita dei nuovi menu, pensati per ambire alla terza stella del ristorante. La conquista dell’empireo gastronomico collega Il sapore del successo anche ad Amore, cucina e curry di Lasse Hallstroem dove la scalata al massimo riconoscimento è lo spirito che consente di fondere l’arte culinaria all’etnia e alla tolleranza. Spunto che emerge anche in Wells, seppur mediato dal predominante spunto legato al turbolento e infangato passato del protagonista.

Unknown-1Il sapore del successo non ha l’impronta dell’opera memorabile. In molti passi appare un déjà vu, tuttavia ha il merito di mettere in parallelo il cibo e i trascorsi deteriori e tragici dello chef decaduto. Come se, insomma, fare i conti con il pregresso sia proprio un modo di digerire gli errori commessi, alla stregua di certi piatti immangiabili. Il menu che confeziona Michel sulla ricetta di Jones provoca il disgusto che unisce la volontà di rivalsa al deficitario curriculum umano del protagonista. Tuttavia, il passato è uno scoglio da superare e lo chef ce la fa. Anche se non basterà se stesso. Il suo piglio autoritario che spesso lo mette a confronto con un mondo in cui non riesce a integrarsi, per i troppi eccessi sbagliati e per la propria personalità. Non ci si salva mai da soli, in buona sostanza. E a riscattare dal baratro Adam Jones, fenomeno precipitato nei bassifondi dell’umano meno umano che esiste, ci pensa una donna. Al suo fianco. Passo passo. Per tirarlo fuori dall’abisso del nulla. Un po’ come fu il topolino Remy per il pasticcione Alfredo Linguini, nello stellato ristorante Gusteau dello splendido cartone Disney Ratatouille. Perché, in fondo, la morale è tutta in un’equazione semplice semplice. L’amore salva. Dai rischi del presente. Dalle magagne di uno ieri imbarazzante. Da scelte corrotte. E solo l’anima gemella – l’unica che vive nel cuore – può far rinascere chi ha sbagliato. Condurlo a un approdo sicuro. E  gustare il sapore del successo.

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