al4L’ansia è la vertigine della libertà

 

All’incrocio tra la filosofia e la vita c’è il mistero dell’insondabile. La cura che nessuno ipotizza. Una resurrezione casuale che avviene attraverso la morte. Una depressione profonda e radicata scompare in un batter d’occhi. E’ il lampo che si accende. L’opportunità di fare del bene a una sconosciuta facendo il supremo male a un altro sconosciuto. Vite in cambio. O in contraccambio. Coincidenza degli opposti, tanto impossibile quanto, all’improvviso, possibile e reale. Abe Lucas (Joaquin Phoenix) è un annoiato professore, dedito all’alcol per cancellare il grigiore di un’esistenza insulsa. Sembra non aver vie d’uscita quando, incidentalmente, in un locale ascolta la disperazione di una donna che sta perdendo i figli per colpa di un giudice poco equo, deciso ad assegnarli al marito nella causa di divorzio. Solo in quell’attimo comprende che l’unico gesto per salvarla è uccidere il magistrato. Ma il perverso progetto si rivela il balsamo anche per la propria routine, avvolgente e “drogata”. Tuttavia, l’omicidio assomiglia alle bugie. Una tira l’altra perché una serve per coprire l’altra. E ben di rado, delitto e menzogna restano un fatto isolato.

al1Irrational man di Woody Allen offre un’intersezione di tematiche profondamente radicate nel repertorio del regista, ma ad esse si aggiunge l’intrigante collegamento fra vita e morte che costituisce lo spessore del tessuto contenutistico. Questo asse, come molta parte dell’impianto complessivo, appartiene anch’esso al bagaglio di Allen, ma ha una colorazione che lo distingue dalla foltissima filmografia del regista newyorkese. L’intreccio appare come una sorta di rigenerazione che restituisce confini nitidi all’una e all’altra. La vita di Abe Lucas non ha nulla di tale. E’ in crisi intellettuale e non trova spunti per proseguire la scrittura dell’ultimo libro. E’ in difficoltà sentimentali e non riesce a soddisfare alcuna compagna. E’ solo, in balia delle proprie stesse distorsioni che erodono nel profondo non solo la fiducia, ma perfino le aspettative nella quotidianità e nel futuro. E’ insomma non vita. Se non addirittura morte. E Jill (Emma Stone) la studentessa che cede al fascino di quel professore dilaniato nel profondo del sé, come Rita (Parker Posey), la collega che lo vuole in alternativa al marito, se ne accorgono. Tuttavia i loro giorni, fatti di brivido e vitalità non riescono a scuotere un uomo che è morto da tempo e sembra sopravvivere solo a se stesso.

al2Il riscatto viene da una morte, quella del giudice, che restituisce una speranza – cioè vita – alla sconosciuta in procinto di perdere i figli. Tuttavia, la morte della toga – che tanto confina e assomiglia a una serrata critica con relativa condanna della giustizia in ambito coniugale, dal sapore vagamente autobiografico – coincide con quella dello stesso Abe. Tramonta ogni forma di nichilismo e depressione nello stesso istante in cui sembra rinascere un uomo nuovo. Un professore che riacquista la fiducia nella vita e si sorprende felicemente utile anche per una sconosciuta. Riacquisire i valori porta a riacquisire la propria parte attiva, quindi la propria sessualità. Il desiderio. La capacità di sentirsi uomini da un punto di vista psichico e fisico, insomma.

al3L’altro volto della trama è costituita da un nuovo parallelo vita-morte cui già abbiamo accennato. La fine del magistrato combacia con la possibilità della donna di ottenere i figli. Ovvero il dovuto. Ossia equità. Un’esistenza troncata accende un’esistenza che stava per essere troncata. Nuovamente questo accavallarsi di destini, sui quali si innesta il quesito di una colpa da nascondere o ammettere. E il motivo di una giustizia che si trasferisce dalle aule di tribunale ai cortili di un campus universitario. Dove una studentessa “rivede” il suo percorso. Rimpiange l’amore di un coetaneo abbandonato, pur di rincorrere il sogno di un fascinoso docente. Ciò che giusto, o ritenuto tale, è sotto i riflettori. Alla sbarra. Ma non esiste risposta. Tutti i fili di questa commedia della vita e della morte sono tenuti da un burattinaio occulto. E non è un dio, né un demiurgo. E’ il caso. La pallina da tennis che rimbalza sul nastro e cade. L’anello gettato nel fiume che prende un rimbalzo diverso e cambia rotta. Come la sorte, certe volte. Come accadeva in Match point, al quale Irrational man si ricollega in tanta parte. Là era una pallina. E un bizzarro anello. Qui sarà una pila vinta alla roulette del luna park. Simbolo di pragmatismo e concretezza. Luce su una rotta nuova. Quella che cambia la vita di Abe. E non solo. Quella di Jill. Quella di Rita. Di chi voleva amare. E di chi voleva fuggire dal talamo. Il destino, padrone della vita e della morte, è padrone anche del Woody Allen pensiero che attraversa larga parte della sua filmografia. Come la filosofia che ha stregato il regista fin da piccolo e anche qui ricompare come una lanterna di Diogene a cercare di rispondere ai grandi quesiti esistenzialisti. E alle grandi domande della vita. Come quella che resta nella mente dello spettatore all’uscita. Uccidere può davvero far bene alla psiche e alla depressione… Ardua sentenza.

IL RETROSCENA - Tecnicamente e stilisticamente il film offre l’unica particolarità di rilievo di essere girato in cinemascope, una scelta solitamente riservata a western o film d’azione, perché amplifica l’imponenza delle scene più movimentate e crea un coinvolgimento maggiore nello spettatore. E’ opinione personale di Woody Allen che questa formula riesca a rendere al meglio anche in contesti decisamente diversi, al punto di aver scelto di applicarla all’ultima delle sue commedie, questo Irrational man, dove l’azione cede il passo alle situazioni. I dialoghi, invece, appaiono più lineari di molti altri famosi titoli del regista, che per quest’ultima sua fatica scrittura per la prima volta il vegano Joaquin Phoenix, eccellente interprete di Lei di Spike Jonze, che mai aveva recitato per Allen. In lui, Woody ha visto l’uomo davvero tormentato che gli ricordava il se stesso di Io & Annie e altri capolavori. Emma Stone, dopo Magic in the moonlight, è al suo secondo film con Woody Allen. Una sorta di nuova musa per l’ottantenne regista americano.

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