b4Non posso comprarti la vita che vorresti. Non posso comprarti il futuro.

 

Brooklyn non è New York, ma un modo di essere. Una scommessa da vincere. Una vita che nasce. Un domani riaperto. E un sepolcro chiuso alle spalle sulla desolazione irlandese di campi. Campi. E ancora campi. Di grigie volute nel cielo. Promesse di amore sospese. Fiato strozzato in gola. Ossigeno tossico di sogni obnubilati. Questione di radici che urlano da echi lontani. Richiamano. Calamita eterea di vincoli impercettibilmente indissolubili. Eilis lascia il suo paese e attraversa l’oceano. Nel 1952 si solca le acque in nave. Ad accoglierla è il vecchio parroco che l’ha invitata, affascinato dal suo talento. Non sempre arte da dive. Eilis è stella del firmamento della normalità. Per essere felici può bastare un posto da contabile. E un idraulico per marito. Un italiano, emigrato anche lui. A caccia di fortuna.

b1Brooklyn di John Crowley, tratto dal romanzo che porta lo stesso titolo e firmato da Colm Toìbìn, è sostanzialmente tutto qui, ma è intriso di sapori e umori che nascono nell’isola nordeuropea. E profuma di nostalgie che s’intrecciano con l’unico tema del film. Le origini. Se si preferisce, le radici. Quelle che stanno dentro ad ognuno e condizionano scelte. Impongono interrogativi non sempre risolvibili. Spesso, molto spesso, tare della psicologia. E fonti di rimorsi talvolta incancellabili. La protagonista Eilis (Saoirse Ronan) vive il clima ruspante della sua terra. Legami profondi che tengono in ostaggio animi e, appunto, scelte. Una vecchia madre malata. Una sorella che muore all’improvviso. Un antico spasimante che non si arrende. L’eco dell’Irlanda lontana continua a richiamare, dall’altra parte dell’oceano, quella sua figlia salpata verso la terra della libertà. Diversa dall’oppressione politica, che nulla c’entra con quest’opera, in cui sentirsi finalmente autodeterminati significa coronare piccoli sogni. Ugualmente importanti. L’ambizione di una professionalità semplice. Il diritto a conoscere. La felicità di un cuore che batte. E, soprattutto, può scegliere. Fra milioni di altri cuori differenti. Lontanissimi dai matrimoni – combinati o ipotizzati – delle piccole comunità, dove il figlio di famiglia è comunque un buon partito.

b2Brume di dolci morti. Ipotesi di tristi fiori d’arancio. Le radici continuano a farsi sentire. A tenere sotto scacco. A condizionare anelli già messi al dito. Eilis, impalmata prima della crociera di ritorno per pregare sulla tomba della sorella, vive l’ambiguità di un focolare raggiunto e di una cerimonia nuziale senza neppure gli intimi. Acquista all’improvviso un doppio volto. Quello di chi ce l’ha fatta. E quello di chi finisce nelle spire di un boomerang psicologico. Spunta il lavoro che non c’era. Il rimorso che ricatta. Le aspettative deluse. E nuove partenze. Eilis deve scegliere perché la vita è fatta di scelte. Sbagliate e indovinate. La forza vigorosa di sapersi gettare alle spalle il presente. Non il passato. E’ un’impresa. Archiviare una forma di ieri è operazione possibile. Accantonare l’oggi è un’impresa. Eilis individuerà la sua strada, restando una prigioniera morale. Ma dimostrerà a se stessa di avere uno spessore. E poco importa se un giorno insegnerà ad emigrare a una ragazzina che ripercorre a distanza tappe in passato sue. Si accorgerà che le radici restano tali. Ma diventano, negli anni, multiformi. Il paese d’origine. E quello di adozione. Forte e intenso in egual misura. Potente e prepotente. Forte delle sue stesse caratteristiche che, nel linguaggio della vita, si chiamano esperienze.

????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Lo spunto di origini remote si incrocia con quello dell’emigrante. Con la valigia piena di speranze e un mondo racchiuso dietro un punto interrogativo. I disagi di altri che, come lei, hanno lasciato tutto. Le speranze di altri che, come lei, hanno puntato tutto sul futuro. E su una felicità almeno inseguita. Brooklyn è film di atmosfere struggenti e di emozioni semplici. Così tanto da sembrare banali. Così pure da sembrare ovvie. Eppure, proprio dietro ciò che è scontato si nasconde la scoperta più sconcertante. Il vero volto dell’io. Eilis scopre i misteri di un’irreale solidarietà femminile a molte facce, nel collegio che la ospita in America. E si accorgerà che anche in quel dedalo di tipologie e vendette, rancori e invidie, si può essere donna. Scoprirà che il mondo del lavoro non fa rima necessariamente con un maschilismo latente. Ma che anche vendendo cosmetici, la malinconia delle radici e il costo dell’emigrazione è sempre lì a ricordare che ogni passo ha un prezzo. E ogni costo ha il sapore di un progetto tradito. Quello di ciò che si è lasciato per strada, preferendone l’alternativa. L’eterna questione di un io dibattuto. E soprattutto la constatazione che la vita non sceglie, ma – a farlo – sono gli uomini, laddove li si intenda come esseri umani e viventi. Quelli che decidono. E pagano. A costo di piangere.

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