images-Volevo solo liberarmi del mio lavoro. Volevo liberarmi del mio ragazzo vagamente depresso. Volevo mandare tutto all’aria.

-Questa è la storia più tipicamente da donna bianca 
americana che io abbia mai sentito.”

I colori della guerra hanno il singhiozzo della sofferenza e la brillantezza di una speranza che le armi si sforzano di mettere in ginocchio. L’Afghanistan ha vissuto le ore tristi di un doppio invasore. Sovietico prima, americano dopo. La mancata conquista e la tentata liberazione dalla schiavitù talebana. Questa seconda esperienza si traduce in film, come molte altre guerre che gli Stati Uniti hanno condotto in varie parti del mondo. Dalla Grande Guerra in avanti, lungo un complesso arco cronologico che abbraccia tutta la vita della Settima Arte fino a oggi. Un’estensione che comprende il secondo conflitto mondiale come la guerra in Corea, i molti film sul Vietnam e l’attentato alle Torri gemelle. Ora alla triste antologia di un secolo breve che si è allungato nel nuovo millennio arriva la crociata contro l’estremismo musulmano alla Bin Laden. Un passo prima dell’Isis che forse ispirerà qualche titolo dei prossimi anni.

Unknown-1Storia e cronaca s’innestano dunque in un tutt’uno che ha vibrazioni diversissime da tanta filmografia precedente, in una chiave di lettura che è propria solo di questo Whiskey Tango Foxtrot di Glenn Ficarra e John Requa ai quali si deve anche Focus – Niente è come sembra. Il film ha una prospettiva singolare e precisa ed è il racconto di una giornalista embedded, cioè aggregata alla missione militare americana nel Paese asiatico, sulle memorie di Kim Barker, messe nero su bianco nel libro The taliban shuffle: strange days in Pakistan and Afghanistan, pubblicato nel 2011, dove si racconta appunto quanto visto e registrato durante la missione a stelle e strisce contro il terrorismo islamico. Non solo morte e attentati all’ombra delle bombe, ma anche una latente e strisciante concorrenza tra colleghe sia in campo erotico, sia soprattutto in ambito professionale. Kim Barker (Tina Fey), reporter all’arrembaggio, contro Tanya (l’appariscente e bella bambolina Margot Robbie) si traduce in un braccio di ferro a colpi di notizie e altro ancora. Non solo paludata informazione o presunta tale, ma agguerrita contesa sui maschi, belli e impossibili, in un combattimento al quale Kim si chiama fuori in anticipo sottolineando il proprio ruolo di cronista, privo di ambizioni carnali extra “coniugali”. I due aspetti finiscono tuttavia per completarsi a vicenda. Whiskey Tango Foxtrot – WTF, come lo hanno soprannominato al di là dell’oceano – ha il tono sarcastico che è la firma di Ficarra e Requa, ma mette allo specchio i due lati del conflitto, esattamente come li ha concepiti l’autrice delle sue memorie. Morti ed esplosioni durante il giorno. Frizzi e lazzi, bollicine e lenzuola scompigliate di notte. In mezzo alle bombe, insomma, si moltiplicano appuntamenti galanti, feste e… giocattoli. I due lati della vita. Dramma ed ebbrezza. Pace azzardata e conflitto senza fine.

Unknown-2Il limite del film è quello di finire per inserirsi – purtroppo – seppur in una chiave singolare nell’ormai abusato filone dell’agiografia di una professione giornalistica, ben diversa da quella descritta sul grande schermo, con conseguenze truffaldine sulle attese di molti giovani, sedotti da un mestiere ben lontano da quello che vedono ritratto attraverso l’obiettivo dei registi di Hollywood. Recentemente, un analogo caso era già apparso al cinema con Truth di James Vanderbilt. Ora si replica. Tuttavia questo Whiskey Tango Foxtrot, frivolo quanto basta e scanzonato in toni che stridono a contatto con temi e spunti decisamente drammatici, resta una sorta di viaggio a mezza via dove le conquiste si accavallano fra l’erotismo e la politica. Fra la managerialità dell’informazione e gli sviluppi di carriere perennemente in bilico tra il fallimento e gli osanna. Le due ore scarse di durata volano, ma il punto non è tanto quello di una forma di intrattenimento, mai realmente in discussione né tradita, quanto piuttosto il modo di osservare una guerra con l’occhio cinico e talvolta distratto che rischia di cadere nel superficiale quando torna su un altro abusato luogo comune. La donna come fonte di perdizione in un ristretto universo a prevalenza maschile. Niente di nuovo sotto il sole, dunque, nella carrellata di una retorica che non si sveglia né dal giornalismo né dal bellicismo di cui tenta di mettere in luce i diversi aspetti. Gli ordigni che esplodono, facendo morti veri e le bombe di carta talvolta ugualmente disastrose nei loro effetti ambigui e subliminali. Oltre che sentimentali

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