efUn piccolo uomo può fare grandi cose, soprattutto se è una donna….

 

Acqua e amore. Liquido amniotico di un sentimento che avvolge e dimentica. Chi siamo. Da dove veniamo. E dove andiamo. Il fascino di un silenzio dove l’aria si trasforma in bollicine. Un bagno. Ovattato e pervasivo. Scrutatore di ogni  angolo. Interno ed esterno all’essere umano. Dove può comunque scoppiare la scintilla. E la piscina assomiglia a un luogo magico dove “è possibile sentire l’eco del mondo”. Dove si mescolano plurali fatti di misteriosi risvolti ambientati in una cornice apparentemente spersonalizzata. Dove persone diversissime portano i loro segreti dietro l’aspetto impassibile della normalità. E dove capita di imbattersi in desideri spesso poco ammissibili anche a chi li nutre e li alimenta. Solveig Anspach, regista de L’effetto acquatico – Amore a prima svista, l’ha definita così benché ci si vada solo per nuotare. Luogo promiscuo fatto di nudità. E vulnerabilità. Noi come siamo. A prescindere da cosa portiamo dentro noi stessi. Nel profondo. Nell’intimo. E dove lo sguardo non può arrivare.

01Samir s’innamora al primo approccio. Agathe è vedova, ma nulla traspare di quello che la vita, fino a quel momento, ha riservato loro. Finché l’acqua, birichina e imprudente, crea le premesse del contatto. Samir imbroglia. Finge di non saper nuotare. Inventa traumi in realtà mai avuti. E un padre che non gli avrebbe permesso di fare amicizia con l’acqua, ma ve lo avrebbe gettato senza troppi patemi, incurante dei rischi. L’amore spinge l’uomo alle bugie. Ma l’incantesimo della frottola innocente dura lo spazio di un abbraccio sul trampolino. In una notte di chiusura distratta. In un impianto deserto solo all’apparenza. Samir vi resta intrappolato per un disguido. Agathe vi resta segregata per sua volontà. Il commesso vi porta le sue conquiste in una sera fatta di alcol. Quando la donna scopre di essere stata burlata e di aver dato lezioni di nuoto a chi è perfettamente disinvolto in quello sport, parte per una trasferta e Samir la insegue. I cuori colpiti da Cupido a bordo vasca si incontrano di nuovo nel profondo nord di un’isola. E tutto appare limpidamente come dev’essere. Il gioco delle parti continua ma la ritrosa Agathe scopre in un incidente, casuale quanto drammatico, che Samir ha rischiato la vita pur di seguirla. L’anelito del sentimento è più potente del desiderio di respingere l’impenitente spasimante. Tra confessioni e insicurezze. Dubbi e fondi di caffè interpretati da una veggente fatta in casa.

02L’effetto acquatico è una commedia dolce, dal sapore tenero e intrigante che non ha risvolti filosofici da lasciare in eredità allo spettatore. Ma consente di riscoprire il gusto di film in cui non è necessaria la solita belloccia di turno e il macho palestrato. Si possono insomma costruire opere di buon livello senza ricorrere al bello che l’estetica da rivista patinata sembra dover imporre a quell’ortodossia cinematografica dove la costruzione del divo o della diva risultano l’ingrediente primario e insostituibile. Uomini e donne qualunque, come in fondo uomini e donne qualunque sono quelli che popolano giorni. Città. Luoghi pubblici e privati di transiti e soste. Solveig Anspach ha tramandato questa piccola eredità. L’effetto acquatico è stata la sua ultima fatica prima che la recrudescenza di un male implacabile se la portasse via senza darl più scampo. Figlia di madre islandese e padre austriaco fuggito dall’Anschluss e dal Terzo Reich la Anspach è nata in Islanda, ma ha vissuto la parte più consistente della sua vita, dagli studi in poi, in Francia. E il raffinato gusto transalpino della celluloide attraversano questo film ambientato appunto a Montreuil e nell’isola nordica. I luoghi della sua vita. Simboli. Emblemi. Tracce di un’esistenza troncata troppo presto. Tracce di un’esistenza fatta di un’umile quotidianità. Come quella di Samir. Di Agathe. E di chi ama.

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