LE ULTIME COSE_SicNuovi e vecchi poveri nel sottobosco della crisi. All’assedio dei nullatenenti si aggiungono le nuove forme di indigenza. Chi ha un lavoro, ma non riesce ad arrivare alla fine del mese. Chi è vivo ma non sa di essere morto. E chi è morto ma continua a vivere. Il Banco dei pegni in una giornata qualunque. Cuore di sofferenza. Lacrime asciutte su piccoli doni del tempo che fu. Ricordi di un amore consunto. Una Comunione sciupata. L’anniversario impolverato. La soffitta vintage con i suoi piccoli grandi tesori di ieri. Pezzi di storia di ciò che si è oggi. Il pozzo della ricchezza dei nuovi poveri è il dimenticatoio dei viventi. Le cianfrusaglie dell’affetto finiscono al di là di una vetrata appannata dall’alito del dolore. Della vergogna. E della speranza. L’amarezza di abbandonare oggetti cari. La delusione di quell’ultima spiaggia dove pochi bigliettoni vengono distribuiti con umanità finta. L’anelito del riscatto. La restituzione del “prestito” per liberare il bene da quelle oscure catene. Le ultime cose di Irene Dionisio fruga in animi disperati. Scava tra gli ultimi nella loro moralità e nelle difficoltà psicologiche, trasformate in un bilancio bancario fatto di dare e avere. Il valore economico dell’affetto. Il braccio di ferro tra debitore e creditore.

LE ULTIME COSE (2)Un vetro separa mondi. Chi offre e chi ritira. L’uno consegna a mani chiuse ciò da cui non vorrebbe separarsi. Aspetta cifre milionarie, indiretta conferma dell’inestimabile in affido. Scopre di ricevere pochi spiccioli da chi deve farsi dare un pegno con la doppia faccia della convenienza. L’ipotetica appetibilità di un ritiro a buon mercato per chi impegna, altrimenti impossibilitato a tornare in possesso dei suoi effetti personali. E il margine di un guadagno più alto nel caso in cui l’oggetto finisca all’asta, per l’autorità che un giorno lo venderà. A lato di questa relazione bilaterale c’è un altro sottobosco. Fatto di altre povertà. Etiche stavolta. I ricettatori. L’acquisto delle bollette a pochi spiccioli per incassare i preziosi al Banco. Sciacalli che divorano pezzenti. Miseri costretti al reato per non mescolarsi all’anonimato di chi si separa da pezzi di vita per poter mangiare. Regalare a nipoti o figli piccoli l’illusione che il tenore di vita non cambia. Genitori e nonni non sono in difficoltà. Anche se può sembrarlo. L’alchimia della sottrazione. Stupore di un segno meno che è la cifra di tutto il film. Cronaca di privazioni. Perdita di oggetti legati all’affetto. Perdita di dignità. Il sorriso falso dell’abiezione che toglie la speranza. Il furto di cedolini che valgono oro. Perfino la vita che muore. Lo spavento e la paura. Un cuore che cede improvviso nell’humus di una malavita da strapazzo. Senza orgoglio né decoro.

coseIl film di Irene Dionisio è un affresco di molte storie, collegate da due figure che funzionano come fulcro di un intreccio che non esiste. I periti del Banco dei pegni di Torino, dove è ambientato il racconto, rappresentano il terminale di queste cronache dell’individuale che compongono la collettività. Il mistero di una donna che impegna una pelliccia. La rivalsa di un uomo che lotta per riscattare i suoi gioielli, puntiglio e dimostrazione di un onore tutt’altro che perduto. La resa di una donna africana. Frammenti di un umanità mai messa a fuoco del tutto perché il dolore non può mai essere messo a fuoco del tutto. È il colore della crisi economica vista dal mondo che nessuno osserva. La trentenne regista ha passato giorni davanti al peggior istituto che cerca di regolare la povertà. Le ultime cose ha la tinta del documentario e il tono di un film di finzione, ma non è né l’uno né l’altro. Piuttosto, è il frutto di uno sforzo per cercare di raccontare la vita tra le pieghe della vita. E nasce dal dialogo con ricettatori e commessi del Banco. Ma soprattutto con chi sale, disperato e lacrimevole, i gradini dell’abisso. Dove abita sempre e solo la vergogna.

incorporato da Embedded Video

Tag: , , , ,