indi2Vorrei bere una bottiglia di vino senza che, a ubriacarsi, sia tu. Vorrei fare l’amore. Perché sono ‘na femmena

Unite dal corpo e – prima ancora – dal destino. Stelle e cromosomi. La sorte di una vita per due, avvinghiate per natura. E abbarbicate a quella reciproca forma di amore che assomiglia a un carcere con sbarre fatte di carne e sentimento. Da dove, come ogni cattività, si aspira alla fuga. Alla libertà. All’autonomia. Gemelle siamesi con sensazioni in comune. E una vita per due. Come in un miscelatore angosciante in cui la condivisione è un imperativo cui non è possibile sottrarsi. Un meccanismo fortemente limitante, nella stessa misura in cui si mostra prodigo di percezioni vietate ai più, nelle quali è difficile riconoscere il confine tra vantaggi e svantaggi. La coppia diventa prigione. La dissociabilità è una strada senza uscita con sbocco sull’abisso. Viola e Dasy (interpretate rispettivamente dalle diciottenni Angela e Marianna Fontana, gemelle non siamesi nella vita) sono le protagoniste di Indivisibili di Edoardo De Angelis – già noto al pubblico per Perez - che tocca il delicatissimo tasto di questa tardiva separazione dell’embrione in fase genetica, causa della terribile malformazione. Il pericolo riguarda i soli monozigote e questa è la ragione per cui i gemelli siamesi sono rigorosamente dello stesso sesso. Viola e Dasy sono un fenomeno da baraccone e mantengono la loro famiglia poverissima, cantando in festicciole e piccoli eventi nei dintorni di Caserta dove il film è ambientato. Bassifondi di povertà e genitori ai limiti dell’accettabile. Un giocatore d’azzardo e una fumatrice di erba, affiancati da due zii di dubbie inclinazioni sessuali. In breve, un disastro.

indi1La vita delle due ragazze ha l’unico pregio di garantire un pasto sicuro ai familiari. Nessuno le rifiuta e tutti le ospitano, per quella forma di cinica curiosità verso la stranezza che abita nell’animo umano. Qualche modesto ingaggio non manca mai e gli spiccioli arrivano. Il quadro cambia completamente quando un chirurgo, visitandole gratuitamente, prospetta loro la possibilità di dividerle con un intervento, in modo da restituire ad ognuna la propria individualità e una vita “normale”. Viola e Dasy si scontrano. La prima è contraria. “Ho solo te, in questo mondo. Se te ne vai…”. La seconda è favorevole. “Voglio andare a Los Angeles. Dove hanno sparso le ceneri di Janis Joplin. Bere vino senza ubriacare te. E fare l’amore”. Ma trovare il denaro per l’operazione è impossibile e non resta che un gesto estremo, compiuto nell’estremità di una processione religiosa. L’aspetto confessionale non è estraneo a un film che tocca varie tematiche. In questo contesto, più che la religiosità, colpisce la bigotta e scaramantica interpretazione della grazia divina. Il sacerdote è un suonatore che porta a spasso per la riva destra del Volturno due madonnine, toccate e venerate da un popolo più incline alla superstizione che alla fede. Non c’è Dio nella statua che guida i paesani verso l’omaggio all’Eterno. Non c’è Dio in un prete che si preoccupa di mantenere vivo il numero da circo delle due sorelle, accarezzate come segno di allontanamento e scongiuro della jella. C’è solo il dio del superfluo che uccide per garantire quello che non serve. L’erba da fumare. Un tostacastagna. Dettagli di una vita inutile. E motivi collaterali all’asse tematico principale, sintetizzato nel titolo, Indivisibili.

indi4Quanto sono realmente uniti in un’esistenza comune due esseri umani… Percorsi anatomici si coniugano a toni psicologici. Viola e Dasy sono l’emblema delle due differenti tendenze, ma sono anche l’espressione di un’impossibilità decisionale. L’una non può prevaricare il desiderio dell’altra, ma proprio la resa dell’una finisce per costringere l’altra a ciò che non vuole. Se Dasy accontenta Viola, resta lei stessa prigioniera dell’indesiderato, l’indivisibilità. A parti invertite l’esito è identico. Qualcuna, insomma, è condannata a pagare suo malgrado. L’epilogo risulterà provocatorio, quanto poeticamente risolutorio. Il gesto dell’una finirà per attirare l’altra nella propria sfera. Senza infrangere l’intoccabile. Ciò che è indivisibile per natura, tale resta al di là delle decisioni umane. Ma è la spinta verso una vita che, talvolta, in coppia, risulta impossibile anche nelle sue declinazioni più semplici. Terzo motivo, il tema dell’intervento chirurgico, non sempre possibile nella casistica patologica della medicina e che rappresenta anche una questione etica. Quali effettive conseguenze psicologiche può portare un’eventuale separazione di due gemelle che condividono le stesso corpo. È il mistero non risolto. L’ombra del possibile. Quello di De Angelis è un film eccellente che la Mostra del cinema di Venezia ha salutato con il premio Pasinetti. La stessa atmosfera che vive di contrasti netti fra povertà e corruzione, accompagnata da una musica napoletana, perfetto e popolaresco contrappunto della cornice geografica, conferisce al tono dell’opera un valore aggiunto di sconcerto e drammaticità, venato da un tocco di autentica poeticità. I soldi che si perdono nel mare di un temuto affogamento. La ricerca del proprio piacere fisico attraverso un garbato autoerotismo che provoca l’orgasmo della gemella. Simbiosi dei sensi. Ossessione di un’estasi impossibile.

indi8Recitato in dialetto napoletano con sottotitoli in italiano, Indivisibili è opera dai contenuti originali con pochi precedenti  nel cinema. Il più celebre è Freaks, un film del 1932 diretto da Tod Browning, incentrato su una controversa storia di amore ambientata in un circo, dove vengono esibite le mostruosità della natura. Tra nani, scheletri, donne barbute, mezze donne, mezzi uomini e altre deformità, recitano due sorelle siamesi – anch’esse fra le attrazioni del tendone – di nome Daisy e Violet Hilton, nelle proprie stesse vesti. Senza finzione, dunque. Le due gemelle nacquero in Inghilterra, a Brighton, il 5 febbraio 1908 e vennero adottate dalla datrice di lavoro della loro madre, nubile. Violet e Daisy Hilton – il cognome è quello di adozione – erano unite l’una all’altra nel bacino con una parte della circolazione sanguigna in comune, come appunto accade alla protagoniste di Indivisibili per le quali De Angelis si è servito di una citazione storica, riadattando anche nella scrittura i nomi delle due sorelle diventate così – in italiano – Viola e Dasy. Le due inglesine hanno vissuto unite l’intera loro vita e sono morte il 6 gennaio 1969 a Charlotte, in Carolina del Nord, negli Stati Uniti, dove si erano trasferite. Furono trovate senza vita nel loro appartamento a qualche giorno di distanza. Il film rende omaggio alla loro memoria dimenticata, ma allo stesso tempo tocca anche il tasto dei progressi della medicina. La separazione dei siamesi, impossibile nel primo Novecento è oggi attuabile per quelle coppie che non condividono organi vitali.

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