cafè1Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo. E un giorno ci azzeccherai

 

L’amore è un sogno.

Ma anche il lavoro è un sogno. Il denaro è un sogno. Il successo è un sogno. Una fidanzata che non imbrogli è un sogno. Una sorella intelligente è un sogno. Un cognato simpatico è un sogno. Un vicino di casa garbato è un sogno. E…  i sogni potrebbero continuare. Forse all’infinito. Perché “la vita è una commedia scritta da un sadico“. Il vangelo secondo Woody è fatto di paradossi e risate e al posto di un qualche dio – sadico o no che esso sia – sta la legge di Murphy. Non a caso le pungenti sferzate all’universo ebraico hanno il colore di una prosaica burla. “Peccato che la religione ebrea non abbia un aldilà. Avrebbe più clienti“. Da ciò si evince che il commediografo sadico le ha pensate davvero tutte, compresa quella di alienarsi le antipatie di chi è arrabbiato con lui. Sia come sia, la vita appare così. Come un bizzarro slalom tra attese e coincidenze. Il destino di Bobby (Jesse Eisenberg, già visto in To Rome with love e Now you see me) è quello di un comune mortale, in fuga da un quartiere cupo per inseguire le sirene del cinema. La metafora è servita. Ognuno ha il suo piccolo grande Bronx e la sua piccola grande ambizione. E ha anche uno zio (Steve Carell di Foxcatcher e La grande scommessa) con le mani in pasta che tanto dice e poco fa. Vonnie (Kristen Stewart ammirata in Sils Maria e Into the wild) è il segno del destino, la donna di cui innamorarsi, che all’improvviso volta le spalle all’amore. Veronica (Blake Lively apprezzata nel recente Paradise beach) è il segno del destino. La moglie che, per scherzo beffardo del fato, porta lo stesso nome di quel cuore irraggiungibile. È la casa. I figli desiderati. Ma è passione fredda.cafe6

cafe2Cafè society di Woody Allen è un mondo vario, racchiuso sotto lo stesso tetto. È l’allegoria di un “film” già visto, la quotidianità. E, a vederla, fa ridere perché è quella degli altri, ma guardando al di là delle immagini si scopre che potrebbe essere la stessa che si vive ogni giorno. E non mette allegria ma rabbia. Tra Bobby e lo zio Phil s’intrufolano figure diverse e familiari che agitano il fantasma di esistenze buffe, non solo sul grande schermo. Vonnie s’innamora del coetaneo Bobby, ma finisce per decidere di sposare l’ammogliato e azzimato transfuga matrimoniale, molto più in là di lei con gli anni, ma uomo di potere. E l’incontro fra il giovane ripudiato e la sposina agghindata, a tanti anni di distanza, diventa il pretesto per voltarsi indietro e scoprire che l’unico senso della vita di un essere umano è quello di andare avanti. Il film è dunque una colorita falsariga dei giorni – fasti e nefasti – di illustri e meno illustri protagonisti. Ed è il valore aggiunto di quest’ultima opera – in ordine cronologico, s’intende – del maestro di New York. A dispetto di un’apparenza futile e forse banale, pieno di nulla e vuoto di tutto, sta invece proprio quella commedia dell’assurdo alla quale assomigliano tante vite distratte, poi destinate ad incontrarsi all’improvviso. Inattese. In un cafè. E se il nome di quel locale è society, ebbene, stavolta non è una coincidenza,

????????????????????????Rivediamoci, insomma. Nei sogni che diventano incubi. Da ridere se a raccontarli è il regista di Magic in the moonlight e Irrational man oggi, Io & Annie e Manhattan ieri. Tuttavia, sempre lo stesso, dal passato al presente. I pregi sono quelli di una lettura scanzonata dell’esistenza umana che, se osservata nella prospettiva meno superficiale, lascia riflettere. Seppur con il sorriso sulle labbra. E un altro vantaggio è la freschezza della narrazione, mai esagerata in lunghezza e prolissità inutile, in cui invece ama indugiare larga parte della cinematografia attuale a qualsiasi latitudine. Per informazioni rivolgersi a Lav Diaz, maratoneta della noia recentemente premiato a Venezia. Woody Allen dimostra a tutti che si può fare un ottimo film anche se dura 96 minuti, pari a un’ora e 36. Traguardo sottovalutato dai giovani registi, secondo i quali un’opera degna di tal nome non può certo essere inferiore alle due ore e mezza, come minimo. E allora ben venga la scioltezza. La sintesi. La disinvoltura del maestro che si permette di giocare in fase di montaggio con stacchi che mostrano un segno di continuità con il cinema dei primi del Novecento. Grande e infinito amore, che corre e ricorre in moltissime opere. La rosa purpurea del Cairo è un omaggio alla Settima Arte nel suo correre dinamico e intersecare la realtà corrente. Cafè society rende onore invece al celebre The woman in red nella versione di Robert Florey datata 1935 in cui la signora in rosso è Barbara Stanwick, l’indimenticabile Ziegfeld girl e La donna del peccato per Frank Capra. Altri ripetuti riferimenti affollano il personaggio di zio Phil, un magnate alle prese con il contratto di Ginger Rogers e altri divi anni Trenta, perennemente alla rincorsa di copioni contesi e divi che affascinano. Mondo vip che oscura e cancella poveri mortali da strapazzo come Bobby e Vonnie.

cafe5Eppure. Anche i difetti ci sono. Cafè society paga il prezzo di un’originalità tematica non sempre brillantissima. Molti degli spunti che fanno parte di questa sceneggiatura erano già presenti altrove. Il motivo dell’amore attraversa con insistenza tutta la filmografia di Woody Allen, quello dell’ebraismo prende corpo con il passare degli anni. Se fa capolino in molti capolavori del passati – su tutti Hannah e le sue sorelle – proprio in questa fase tarda appare carico di un’insistita criticità che sfora dall’opera omnia per invadere e contaminare anche titoli altrui come Gigolò per caso di John Turturro, in cui Allen è il co-protagonista ma – per ammissione dello stesso Turturro – è stato il revisore ultimo della sceneggiatura. Tra i difetti sta anche qualche battuta già sentita, spia di un’ispirazione non sempre e non più fulgida e brillante come agli esordi. Ma tant’è. Che lo si ami o lo si odi, non si può non riconoscere a Woody una qualità al di sopra di tantissimi suoi colleghi che trova qualche emulo solo in alcuni coetanei. Clint Eastwood, per restare in ambito americano, seppur in generi lontanissimi dal comico e grottesco di Allen, commediografo sadico. Della nostra società.

incorporato da Embedded Video

Tag: , , , , ,