ciel3La verità è raramente pura e mai semplice

Oscar Wilde

ciel1“Emanuela è in cielo”. Questa, forse, è l’unica novità emersa in margine a un film che aggiunge una piccola tessera a uno dei misteri irrisolti di casa nostra. E solo gli italiani sanno quanti sono. “Siamo a un metro dalla verità” spiega il regista Roberto Faenza, lo stesso che ci ha regalato Sostiene PereiraAnita BMa… la verità sta in cielo. E, sulla terra, c’è ancora qualcuno che ha interesse a non farla conoscere. Le parole di papa Francesco – “Emanuela è in cielo” – hanno chiuso il caso. Per la prima volta un pontefice ammette la morte della Orlandi e lo confessa, ripetendolo per ben due volte nell’udienza riservata ai familiari della ragazza scomparsa il 22 giugno 1983 e mai ritrovata. Nell’ultima scena del film, l’altra piccola grande novità in questo dramma dai colori oscuri. Emerge dall’incontro fra il rappresentante della Santa Sede e il titolare dell’inchiesta per conto dello Stato, il magistrato Giancarlo Capaldo. L’accordo era chiaro. La giustizia italiana, con il pretesto di una riesumazione ai fini d’indagine, avrebbe spostato la salma di “Renatino” De Pedis fuori dalla chiesa di Sant’Apollinare, dove era sepolto e in cambio il Vaticano avrebbe concesso il dossier in proprio possesso sul caso Orlandi. Ma la promessa non è mai stata mantenuta. Del boss della Magliana oggi non restano nemmeno le ceneri, perché il corpo è stato cremato e i miseri resti sono stati sparsi in mare, ma il dossier sullo sventurato caso di Emanuela resta blindato tra le segrete cose della Santa Sede.

ciel2Beninteso che questo faldone non contiene la verità assoluta su uno dei rapimenti più drammatici della storia italiana, ma solo ciò che il Vaticano conosce in merito alla vicenda, sarebbe interessante sfogliarne le pagine per comprendere se esistono particolari ancora sconosciuti o se, addirittura, c’è un epilogo. Tutto da dimostrare, dunque, e solo un gesto di buona volontà potrebbe diradare dubbi e amarezze, legate a un ulteriore interrogativo non chiarito. Perché, infatti, nascondersi ancora – dopo 33 anni – senza rendere pubblici i contenuti di quell’incartamento… Si attende insomma l’ossequio a una verità che la famiglia Orlandi, più del popolo italiano, attende e merita. Tutto ciò premesso, La verità sta in cielo è titolo che dice già tutto e rende ancora più impenetrabile il mistero che avvolge la rivelazione. Gli attori di quel dramma – a partire dalla povera Emanuela – sono tutti ormai nel numero dei più. A partire dal discusso e corrotto Paul Marcinkus, all’epoca a capo dello Ior, per continuare con il cardinal Agostino Casaroli, segretario di Stato in quegli anni bui. Per continuare con chi è finito all’inferno, come Enrico De Pedis, morto per mano di sicari della banda rivale, ma da incensurato – a detta della moglie Carla Di Giovanni – o per chi è finito tra i santi come papa Giovanni Paolo II. Ed è morto anche l’allora cardinal Ugo Poletti che avallò la tumulazione di De Pedis nella chiesa di Sant’Apollinare. In buona sostanza non sembrerebbero esserci testimoni superstiti, se si escludono Sabrina Minardi che fu l’amante del boss e Flavio Carboni, faccendiere nell’orbita di Licio Gelli, Roberto Calvi e non solo.

ciel4Il film – tratto dal libro di Vito Bruschini La verità sul caso Orlandi (Newton Compton, pp. 317, euro 9,90) – rimette tutte le tessere del tremendo mosaico in una successione plausibile, che certo sconcerterà più di uno fra i devoti di papa Wojtyla, oggi santo della Chiesa, al quale si addebita di aver prosciugato i fondi dello Ior per sostenere Solidarnosc e sottrarre la Polonia alla sfera comunista, primo atto del crollo della cortina di ferro. Corruzione. Intrighi. Tradimenti. Delitti. E naturalmente misteri accompagnano questa vicenda raccontata in modo brutale da Faenza attraverso la tecnica del film inchiesta. Una giornalista italiana di Londra (Maya Sansa) viene spedita dal suo direttore (Shel Shapiro) a Roma per ricostruire gli antefatti di “Mafia capitale” frugando nei retroscena del caso Orlandi. La cronista viene a contatto con Raffaella Notariale (Valentina Lodovini), prima ad aver raccolto l’imbarazzante testimonianza di Sabrina Minardi (Greta Scarano), mai completamente creduta dalla magistratura italiana, nonostante i riscontri della sua versione dei fatti. Il loro racconto filtra attraverso rievocazioni delle malefatte di Renatino De Pedis (Riccardo Scamarcio). Una romanità da buttare che, a distanza di oltre tre decenni, non smette di alimentare la repulsione e lo sconforto. In attesa di sapere che cosa realmente sia accaduto, non più per bocca dei giornalisti, ma dalle fonti primarie – preferibilmente vaticane – uniche ad aver titolo per mettere ordine in questo marasma scomposto di amicizie imbarazzanti e figure discutibili, La verità sta in cielo assomiglia di più a un campanello, fatto suonare per ricordare che il caso Orlandi, archiviato dalla giustizia è tutt’altro che archiviato dagli italiani di buona volontà. Urge scriverne la parola fine. Non certo però facendo finta che nulla sia mai accaduto. Questo sarebbe il peggior oltraggio alla memoria di Emanuela Orlandi e all’onestà della sua famiglia. Senza dimenticare che il loro dramma fu preceduto dalla scomparsa di un’altra ragazza, Mirella Gregori, anch’essa rapita a Roma un mese e mezzo prima della Orlandi e anch’essa svanita nel nulla di un mistero che non ha avuto nemmeno l’onore delle cronache. E, se si può dir così, di giustizia. Solidarietà. E pietà umana. Nemmeno nel ricordo.

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