nuovo4Che amiche siete… Nemmeno parlate tra voi!

 

L’universo femminile in rapporto all’uomo. Due donne che è difficile individuarne di più diverse, ma “non siamo tutte uguali a questo mondo, per fortuna“. La differenza è la più scontata che si possa immaginare. Disinvolta e fin troppo disinibita l’una. Rigida e impassibile l’altra. Bisognosa di compagnia e di dialogo, la prima. Indipendente e gratificata della propria solitudine, la seconda. Lo schema, tutt’altro che inedito, finisce improvvisamente in un frullatore dove tutto viene spettinato e addirittura maciullato, al punto che le parti si confondono fino a scambiarsi i connotati. La prima diventa la seconda mentre l’altra compie il percorso inverso. Un’inversione che non stupisce. Il ribaltamento si rivela un gioco delle parti già sfruttato e frequentato e gli assetti – etici e morali – sono al centro di rivisitazioni e correzioni continue. Fino al chiarimento finale, interno solo ai personaggi perché lo spettatore è al corrente di tutto. Due livelli di comunicazione – interno ai protagonisti – ed esterno, rivolto al pubblico, che la regia dosa con sapienza e abilità. Qualcosa di nuovo di Cristina Comencini smentisce se stesso già in un titolo, privo di originalità e di nesso con il contenuto. Poco di nuovo e tanto di vecchio, già visto sul grande schermo, ad esempio in 20 anni di meno. Lei stessa, d’altra parte, ama viaggiare nella galassia in rosa come già aveva fatto in Latin lover. E poco innovativa anche la provenienza di un copione che nasce in teatro. La scena, pièce teatrale firmata dalla stessa Comencini, esce nel 2013 e ora arriva anche al cinema con questa versione di un’opera già rappresentata sul palcoscenico con Angela Finocchiaro, Maria Amelia Monti e Stefano Annoni.

nuovo2La facilità nei rapporti sessuali a quarant’anni si scontra con l’imponderata e poco credibile realtà di un incontro in cui un ragazzo di vent’anni riesce a intrattenere una doppia relazione con due donne con il doppio dei suoi anni. Uno scenario già visto nella finzione cinematografica ma tanto insolito nella realtà da apparire perfino goffo. Tuttavia, il film si lascia vedere e mostra l’ambizione di voler scandagliare l’animo femminile in rapporto a un mondo maschile resta in sottofondo. Le due protagoniste – l’inflessibile Lucia (Paola Cortellesi) destinata a cedere alle lusinghe di un giovane che viene catturato dalla spudorata Maria (Micaela Ramazzotti)  – sono entrambe divorziate dai rispettivi mariti che mai compaiono nell’intreccio se non nell’evocazione di queste donne ripudiate e diversamente insoddisfatte. Come detto, le parti si scambiano fino al chiarimento conclusivo. L’indagine psicologica delle due protagoniste resta così un traguardo lontano a vantaggio di uno schema già conosciuto. L’agile forma narrativa costituisce invece un pregio con la capacità di sgrondare dall’opera eventuali aggiunte retoriche.

nuovo3L’aspetto più ragguardevole è però la prima sequenza, proprio in apertura che mostra le capacità della regia in rapporto alla comunicazione per immagini. Un’inquadratura di Lucia, cantante jazz e non solo, si avvicenda con quella di Maria, madre pasticciona e confusionaria che tiene a bada i bambini e si lascia sedurre dalla galassia uomo in ogni declinazione e contesto. nel montaggio alternato di questa iniziale sequenza si osservano vite in parallelo e caratteri divergenti con una scelta calibratissima della musica. Sul palco del locale dove si esibisce, Lucia canta “Donna di nessuno” di Fred Buscaglione e la scelta appare quanto mia pertinente riguardo al tema portante che la trama andrà a sviluppare. Entrambe le amiche sono infatti donne di nessuno per diversi approcci. L’una non si concede e tale appare mentre la seconda, accettando e provocando qualsiasi corteggiamento, finisce per avere un orizzonte tanto allargato di uomin da non essere di nessuno di loro. La colonna musicale diventa quindi un tutt’uno con criteri formali e un uso del montaggio che mostrano l’abilità e la presenza di una regia che tende a offuscare le attrici di fatto le uniche ad apparire, ma in realtà strumenti nelle mani della Comencini. L’ultimo dettaglio riguarda una sottolineatura familiare. Il film è prodotto da Riccardo Tozzi, marito della Comencini e sceneggiato da Giulia Calenda, secondogenita della regista. Tutto in casa, dunque. Con tanti saluti alle coppie che si sfasciano.

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