ac2Devono imparare a lottare, i piccoli. Se la lezione fosse finita, sanguineresti tu, maestro…

 

Christian Wolff è un bambino. L’autismo, la sua malattia. Come chi ne è affetto, antepone la propria vita interiore alla realtà. Ha difficoltà al contatto umano e sociale che ne limita l’integrazione. Ha un padre militare e una mamma comprensiva. Scontro fra due tendenze. Terapia d’urto con un addestramento alla lotta e al combattimento come parafrasi della vita, da intendersi in chiave di un implacabile e continua sfida contro le prevaricazioni altrui, oppure cure psicologiche. Naturalmente vince il metodo da uomini duri e Christian è allevato a usare le mani. Non teme i cattivi e, come ogni bambino autistico, sviluppa una sorta di genialità. Stavolta applicata ai numeri. Così diventa “the accountant”. Ovvero, un commercialista. E siccome è abituato ad affrontare i criminali, i suoi clienti più facoltosi vengono dalla clandestinità. Ma quando l’ormai adulto Christian (Ben Affleck), prodigio della matematica, si imbatte in un’azienda in cui la contabile Dana (Anna Kendrick) scopre un ammanco in bilancio e lui stesso viene chiamato a subentrarle, scopre l’altro volto del mondo. L’amore e l’ingiustizia. Cambia il bersaglio. Il microcosmo dei fuorilegge con cui ha sempre collaborato diventa il nemico da sconfigge per liberare proprio Dana. L’autistico ha però idee molto chiare, ma si troverà davanti la più inattesa delle sorprese. Il fratello è la mente della gang che vuole la morte della donna e la sua.

ac1The accountant di Gavin O’ Connor non è solo un thriller. O meglio, questo lato oscura in parte il tono drammatico di un film che al di là degli scontri – armi alla mano – ormai comuni ai titoli d’azione, soprattutto americani, propone temi decisamente più impegnativi di altre opere dello stesso genere. Autismo ed educazione scolastica è uno dei motivi che attraversa l’intero asse narrativo. Si è anticipato il braccio di ferro familiare  e il relativo confronto tra i due genitori su opposte correnti di pensiero riguardo al metodo di educazione dei figli. La scelta della linea violenta mostra gli effetti di un crescita basata su lezioni di aggressività. Il piccolo Christian esibisce molta dimestichezza con mitragliatrici e rivoltelle così come i tanto amati numeri che lo hanno reso ricco. Pallottole e pallottolieri. I segreti di un successo senza confini. E un paradigma evidente. Un bambino che impara la lotta fisica si trasforma in un impavido assassino. Poco conta che i suoi proiettili siano sparati a fin di bene contro i malvagi, è sufficiente che l’operazione si compia. Da qui si passa a uno stadio successivo, la patologia grave ma tutt’altro che limitante. La sindrome che affligge Christian non lo esclude da un’indubitabile dimostrazione della sua genialità e si coniuga in due opposti e incomunicabili versanti. La scienza, ovvero la matematica in cui emerge. Il regolamento di conti, benché le sue vittime siano sempre i più cattivi.

ac5Sono quindi vari i mondi che si ritrovano in scena in questo film che colleziona attori con in tasca un Oscar. Oltre a Ben Affleck che ne vinse uno con Will Hunting – Genio ribelle (1998) e un secondo con Argo (2013), ci sono il “poliziotto” Jonathan Kimble Simmons, il terribile maestro di musica di Whiplash premiato nel 2015, Anna Kendrick che ha sfiorato la statuetta con la candidatura, stessa sorte toccata pure a John Lithgow. Ebbene, non c’è soltanto il diverso quale – in fondo – il matematico-accountant si rivela. Autistico, quindi al di fuori della socialità e dell’universo di chi comunica con facilità le proprie emozioni e pensieri, non è l’unico ad appartenere a una sfera inconciliabile con ciò che lo circonda. Ray King (J.K. Simmons), ovvero il responsabile della divisione crimini del dipartimento del Tesoro è tutt’altro dall’integerrimo tutore delle leggi, quale si impone all’analista finanziaria (Cynthia Addai Robinson già vista in Star Trek – Into the darkness) che deve scoprire dov’è e dove si nasconde l’inappuntabile Christian Wolff per cancellare i rischi di un’incriminazione ritardata a acusa di vecchie colpe di gioventù. A sua volta, quest’ultima non è l’integerrima ricercatrice che inizialmente si propone. E, sulla stessa falsariga, nulla in comune hanno i genitori del piccolo Christian. Quello che emerge da The accountant è dunque un universo eterogeneo, riflesso di un mondo con infinite coloriture differenti, tra le quali risalta il bicromatismo sospetto che divide i normali – ma quali mai saranno… – dai diversi.

ac4Il film di O’ Connor mescola tempi e temi. La parte narrativa è spiegata attraverso un linguaggio formale che offre bruschi salti temporali tra il Christian bambino e adulto, alternando al contempo l’azzimato professionista e il killer. Intorno a lui si svolgono le storie delle altre coppie. I genitori. I supervisori del Tesoro. Il neurologo e il maestro di lotta. La delinquenza organizzata, anch’essa divisa tra chi è armato e chi invece compie le infrazioni alla legge per mezzo di codici numerici, all’apparenza impenetrabili. Il bilanciamento, inseguito o mancato, tenta di reggersi anche così. Il film sta in piedi e cattura l’attenzione dello spettatore senza momenti di pause, ma gli spunti sui quali riflettere tendono a scomparire, annacquati dalle molte scene di sparatorie che derubricano la pellicola dal genere drammatico per avvicinarla molto di più a uno dei tanti thriller visti circolare sul grande schermo.

incorporato da Embedded Video

Tag: , , , ,