ag4Sa, la fede è come quando si era bambini e il padre ti teneva per mano. Ecco, arriva un giorno che quella mano viene a mancare. E ci si sente perduti

 

La Storia ha questo di meravigliosamente affascinante. Non smette di “parlare”. A distanza di oltre settant’anni dalla fine del secondo conflitto mondiale emergono incontaminati spaccati di vita e sofferenza che l’analisi politica finora aveva soffocato. Trapelano con il candore dell’ingenuità e dell’eroismo che non cerca casse di risonanza gratuite. Si compie nella modestia della quotidianità e, talvolta, una morte prematura li sotterra per sempre. Resta. Comunque. Qualcosa che si è compiuto. È avvenuto. E per limpido miracolo torna a farsi raccontare e inevitabilmente a far riflettere. Agnus Dei di Anne Fontaine, regista francese  cui si deve tra l’altro Two mothers, Coco avant ChanelGemma Bovery, narra una storia realmente accaduta, sepolta nei giorni e nelle miserie della guerra. Madeleine Pouliac, nelle riprese Mathilde, era un giovane medico della Croce Rossa francese in missione per curare i sopravvissuti. Il caso le mise di fronte una suora che chiedeva aiuto. Tempo prima, il suo convento era stato invaso dai soldati sovietici che avevano violentato le monache. I frutti di quell’abuso venivano ora alla luce nella vergogna. Sarà proprio la giovane dottoressa a conquistare la fiducia delle sorelle e ad assisterle prima di ripartire, quando il distaccamento verrà chiuso. Madeleine Pouliac, che aveva 27 anni all’epoca, sarebbe morta l’anno successivo, accidentalmente, in una missione a Varsavia, poco distante da dove si svolgono i fatti registrati da Anne Fontaine.

ag2OBBEDIENZA LACERATA - La bufera bellica, vista dai polacchi, riconsegna un frammento di sofferenza che la stessa Polonia ignorava. Giunto per caso nelle sue mani, la regista francese ha cercato la documentazione necessaria prima di poter stendere la sceneggiatura. Un lavoro che l’ha portata, nelle vesti di novizia, perfino in convento benedettino, per conoscere ritmi e tenore di vita al chiuso di quelle mura. Il film risulta quindi documentato e preciso. Particolareggiato e riflessivo, come nelle abitudini dell’autrice che nulla lascia mai di scontato o trascurato. Se la trama risulta facilmente sintetizzabile, Agnus Dei propone un complesso sistema di temi e spunti, variamente interpretabili. Il primo di questi è il confine labilissimo, più volte sorpassato e lacerato, tra obbedienza e disobbedienza. Due concetti – opposti – che stranamente collimano perché dove s’infrange l’una inizia a vivere l’altra. La tesi è trasversale ai vari protagonisti, la collettività e il singolo. Le suore sono l’emblema dell’obbedienza nel proteggere il segreto della loro violazione da parte dei soldati, al punto da asserragliarsi in convento e rifiutare l’aiuto di un medico per tener fede alla promessa di segregazione fatta al momento di prendere i voti. Ma una di loro, la più vacillante, disobbedisce alla regola e, rischiando la vita, cerca una dottoressa. Quest’ultima è il suo riflesso. Impossibilitata a lasciare il comando e a mettere al corrente i superiori di ogni sua mossa, cura le monache nottetempo per evitarne la morte di parto. Confine sfumato. Dogma fatto a pezzi dai giorni, che antepone alle norme le esigenze concrete. Al tempo stesso si pone l’interrogativo se sia davvero un bene non derogare dalla gerarchia degli obblighi e dalle promesse di fede. Senza la disobbedienza non ci sarebbe stata salvezza e la partoriente come il neonato avrebbero rischiato di non sopravvivere.

ag3INTEGRALISMO DISCUSSO - L’obbedienza a prescindere domina le abitudini conventuali e ne è personificazione la madre superiora, custode di una inappellabile clausura ed emblema di una discutibile ottusità. Proprio in questa piega dimora uno spunto derivato dal tema principale. L’integralismo. L’obbedienza cieca e acritica diventa sinonimo di incondizionata intolleranza, rigida al punto di non ammettere deviazioni. Il tema è appena accennato ma, di questi tempi, assume proporzioni inquietanti quando è connesso all’ambito religioso. Recentemente il cinema ha approfondito proprio questo legame. A Locarno, è stato presentato Le ciel attendra di Marie Castille Mention-Schaar che spiega i meccanismi con cui il fondamentalismo crea proseliti in occidente, utilizzando i social come veicolo comunicativo, senza perciò apparire in carne e ossa. La diversa dinamica comunicativa delle trame dei due film si coniuga tuttavia al concetto di osservanza assoluta delle regole che porta a diffidare e temere dell’altro. Nel caso di Agnus Dei, ciò che è esterno al monastero, in quello di Le ciel attendra l’universo dei non musulmani. E il film di Anne Fontaine contrappone diversi credo ma non tocca l’Islam. Alle suore cattoliche si contrappongono Mathilde, dichiaratamente atea e di famiglia comunista, e l’ebreo Samuel, medico innamorato di lei. Posizioni che s’incrociano perché lo stupro di cui le religiose sono vittime è opera dei soldati dell’Armata rossa, braccio armato del comunismo cui è incline, pur blandamente, la donna che assiste le novizie incinte. In buona sostanza, l’ecumenismo trova il suo esempio più limpido in questo incrocio di vicendevole disprezzo. La badessa vede in cattiva luce la dottoressa, mentre Samuel mal tollera i polacchi. Nonostante le diversità, le tre componenti si fondono in una micro collettività che sembra abbattere regole e proibizioni. Solo la pace saprà fonderne i benefici e filtrare nel ricordo di una foto una salvezza davvero avvenuta.

ag1VITA IN BILICO - L’intervento medico nel convento mette in evidenza il pericolo di sopravvivenza che sfocia addirittura in delitti e morte. Al di là di rischi concreti – le partorienti soffrono e temono la loro dolorosa fine – esistono quelli teorici. Mathilde viene fermata a un posto di blocco sovietico e verrebbe violentata se l’ufficiale non intervenisse a fermare i suoi. A morire davvero sono invece le piccole creature, nate in convento. La superiora sostiene di averle date in affidamento a chi le può curare, ma in realtà le abbandona a una provvidenza che ha i rigori insopportabili di un inverno assassino. Un mistero da cui nasce il dramma della suora che ha scoperto l’inganno. Per questo si uccide. Il teorema si completa. L’obbedienza che sfocia in disobbedienza – la priora professa rispetto delle regole ma è la prima a infrangerle – genera un integralismo da cui derivano esistenze sull’orlo della morte. Talvolta scampata, talaltra trionfante. Fede e ragione si confrontano ad ogni sequenza. “Non possiamo mettere da parte Dio per il tempo della visita” domanda Mathilde alle suore, poco avvezze a spogliarsi, seppur per motivi di salute. “Non si può mai mettere da parte Iddio” si sentirà rispondere in atto di dogma e di sfida. La quotidianità si ferma davanti all’Eterno. E la lingua si blocca.

REAZIONI VATICANE – Agnus Dei ha già avuto una proiezione straordinaria in Vaticano. Anne Fontaine era presente e, al termine, un vescovo molto vicino a papa Francesco le ha espresso il suo positivo commento, definendo il film “terapeutico per la Chiesa”. L’allusione è chiara e torna sul tema dell’obbedienza e soprattutto del non detto e del taciuto, anch’esso gravemente presente. Le omissioni non sono bugie, ma rappresentano la sfera dell’oscuro che talvolta può nuocere. In chiave storica, il silenzio che ha avvolto questa violenza di gruppo ai danni di 25 suore sottoposte ad abusi, delle quali venti furono poi uccise e cinque rimasero in stato di gravidanza, ha determinato gli esatti confini del grado di conoscenza tra il centro della cristianità e un convento della professante Polonia. In sostanza anche in Vaticano non era al corrente di quanto accadde tra quelle mura, mentre gli ufficiali dell’armata rossa non solo lo tollerarono, ma esortarono i militari, ritenendo quelle violenze il premio da assegnare loro per gli sforzi compiuti negli anni della guerra. L’opera di Anne Fontaine non attribuisce colpe ma si limita a ricostruire quanto avvenne sulla base dei documenti esistenti e delle testimonianze dei sopravvissuti. Una delle suore che vissero il dramma di quella clausura violata e stuprata infatti è ancora in vita.

ag5RETROSCENA - È sorprendente sottolineare che un fatto di fede tanto importante sia stato portato alla luce da una regista, niente affatto timida sulla sua lontananza dalla religione. “Provengo da una famiglia cattolica e ho due zie suore, ma nonostante questo non sono credente. Mi ha interessato soprattutto la fragilità della fede che non riguarda solo religiosi, laici o atei. Molte monache continuarono il loro percorso di testimonianza in abiti non talari. Vale la frase che dice una delle benedettine. Ventiquattr’ore di dubbio per un minuto di speranza“. Una presa d’atto che tutti – indipendentemente dalla formazione e dall’ideologia – vivono nella quotidiana tensione. Le esitazioni fanno parte dell’essenza fideistica, a più riprese vacillante. Agnus Dei conferma comunque il teorema secondo cui i migliori film sulla religione sono stati fatti dagli atei. Una dimostrazione viene da Pasolini e dal Vangelo secondo Matteo. L’ultimo particolare riguarda la protagonista, Lou de Laàge, rivelato dalla stessa Anne Fontaine. “È una brava attrice, ma è molto giovane. Ha solo 25 anni. La conoscevo e l’ho voluta, ma il provino non è andato bene. L’ho scelta lo stesso perché ha il viso e la freschezza che serviva per interpretare Madelaine Pouliac. E se l’è cavata. Non scelgo mai gli attori per la fama che li circonda, ma per quello che possono dare al film che sto girando”.

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