AN1Amori misteriosi e sconosciuti. Il volto ignoto di chi vive accanto e quello notissimo di un legame lontano. Perduto. Dissolto tra nebbie e vapori di stati d’animo stranieri. Ucciso dal disorientamento di un cuore senza bussola. Fisionomie del presente e del passato. Indelebili come se fosse ora, viste dagli occhi di una donna, persa nel labirinto dei sentimenti. La vuota bellezza di un oggi non amato e il fascino del sapore di ciò che fu. E si è perso. Due uomini. Due volti. Una donna convinta di aver perso il primo per sempre. E non avere nemmeno il secondo, se non nell’illusione ottica di un palpito inesistente. Animali notturni di Tom Ford vive – o meglio muore – di questo binomio sorprendente. Maschi al crocevia nel cuore di una quarantenne che conosce poco anche se stessa. Impressioni sopravviventi. L’introspezione nell’animo della protagonista si svolge attraverso la lettura di un libro che dà il titolo al film e consiste in una bozza di imminente pubblicazione, a firma del primo fidanzato. È una notte di brividi. Sola. L’attuale partner è in viaggio d’affari. Sulla lettura di quelle pagine pende un appuntamento. Dopo anni di silenzio, Susan (Amy Adams) ha l’opportunità di rivedere l’ex compagno che mai più aveva voluto incontrarla. E corre un brivido.

AN2Legge, Susan. E legge di una famigliola intercettata nel buio di una strada del Texas. Le tenebre avvolgono le grida e la paura. Legge dello stupro della moglie e della figlia di Tony (Jake Gyllenhaal che interpreta anche Edward, il primo amore della donna). Rincorse e vendette. Terrore e menzogne. Colpe di fuorilegge impuniti. Poliziotti, malati terminali, al passo d’addio professionale, rincorrendo delinquenti che la legge “assolve”. Legge, Susan. Di ingiustizie in doppiopetto. E ricorda quella che fu. La madre che la irretiva e ne dominava i giorni e i sentimenti. Strega padrona. Gli insuccessi che la vita le ha recapitato. Confezionati in uno splendido pacco dal contenuto ripugnante. Fino all’ultima pagina. Compendio di una vita alle ortiche. Il presente. La finzione. Il passato. Animali notturni si snoda su queste tre dimensioni che si susseguono e si accavallano. L’esistenza vuota e la sconfitta vengono spiegate attraverso il giallo di un romanzo che lascia trapelare i ricordi di gioventù nell’animo di questa lettrice ritrovata. I suoi trascorsi riemergono nei lineamenti di un protagonista – Tony appunto – che nell’immaginazione di Susan si confonde e assume la fisionomia del suo autore. Edward Sheffield. Il cuore che lei stessa perse per strada. Il compagno di giochi d’adolescenza. L’addio che non si è mai perdonata.

an1Riaffiorano così le tensioni familiari che hanno avuto riscontro nella vita sentimentale. Le speranze tradite e gli orrori ai quali non c’è rimedio. È violenza. E quella brutalità che emerge dalle pagine del manoscritto – intitolato proprio Animali notturni come il nomignolo che Edward aveva affibbiato a quella fidanzata bizzarra – ora attende al varco, su un versante psicologico, quella lettrice appassionata. Tenta l’ultima carta. Ma è la fine. La speranza talvolta è una scatola vuota. Sigillata in se stessa. Presentato alla Mostra del cinema di Venezia dove ha vinto il gran premio della giuria, il film di Tom Ford sfugge a qualsiasi categoria. Ha il colore del mistero e la relativa tensione, ma ridurlo a questo sarebbe eccessivo. Lo scavo interiore e psicologico mette in parallelo due personaggi diversi.  Susan e Tony, una donna e un uomo protagonisti di due mondi diversi. Il cinema per la prima, la letteratura per il secondo. Due caratteri tendenzialmente deboli e soggetti agli altri. Susan in rapporto ai compagni di vita, Tony rispetto a moglie e figlia. E l’epilogo dell’uno sarà una sorta di allegoria della sorte dell’altra. Costruito con grande sapienza e un montaggio accorto che consente di non perdersi tra il cambio di registro, rischio che avrebbe fatto crollare anche l’attenzione, Animali notturni pur essendo un thriller nega a se stesso perfino questa prerogativa. Un po’ mistero e un po’ thriller ma anche i requisiti di un film drammatico che non rinuncia a saccheggiare l’introspezione psicologica sia nel versante filmico sia in quello letterario nella trasposizione cinematografica. Consigliato a chi non si lascia troppo suggestionare e non ne rivede le sequenze nel dormiveglia. Tra le ombre della stanza e quelle di noi stessi, contesi e talvolta dilaniati fra gli errori di ieri e i rimpianti di oggi.

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