ca4Non potevo tirare a quella pecora, non si muoveva…

Nella foresta non ci sono scuole. L’unica accademia è quella della caccia. Per tutti tranne Ben (Viggo Mortensen), un selvaggio agli occhi del mondo. In realtà, solo un padre diverso dagli altri. Ha sei figli e il bosco è tutto. Una casa. Una famiglia. Una palestra. E, appunto, lezioni di vita e non solo. Magia di un sogno e della sfida di uscire dall’universo ammalato di consumismo e organismi geneticamente modificati. Assassinato dalle consuetudini del così fan tutti. La frontiera è condividere la natura. Cibarsi con la natura. Amare la natura. Morire nella natura. Perché anche quello, in fondo, è natura. L’uomo che vive come bio comanda non ha paura di temporali sulle foglie. Fulmini fra i tronchi d’albero. E scalare una roccia livida di pioggia. Neanche i suoi ragazzi. Farsi male significa sopportare. Resistere. Stringere i denti. Tra un cervo ucciso e una moglie all’ospedale sta la pecora immobile. Non cade sotto la freccia del civil selvaggio bimillenario che conosce la costituzione ma si ciba come l’uomo di Neanderthal. La difesa assente smorza l’arma dell’offesa. E non c’è morte. Perché non c’è sfida né tensione fra il forte armato e il debole inerme. È lotta impari. Scontro da vertigine.

ca2Captain fantastic di Matt Ross è una storia hyppie raccontata con leggerezza e disincanto, provocando sorriso e divertimento con un retrogusto amarissimo che arricchisce moltissime scene di un sapore disperato. Non si tratta di cantare le lodi dei figli dei fiori, ma di affiancare e contrapporre due dimensioni opposte e stridenti che coincidono con prospettive divergenti di interpretare la vita. La trasgressione fine anni Sessanta si scontra quindi con il tradizionalismo, arroccato nelle consuetudini della middle class americana tutta pane, college e videogiochi. I chiaroscuri diventano così specchio e riflesso del loro esatto contrario. I ragazzi di Ben leggono e studiano appollaiati sugli alberi, ma ciò non impedisce loro di imparare la Costituzione e i suoi significati. I rampolli di “buona famiglia” non hanno imparato nulla in aula e salutano gli ospiti con gesti volgari. Il nonno, repubblicano convinto, usa le armi della menzogna mascherata dai cavilli della legge per impedire a quell’insolito genero e ai suoi bambini l’estremo saluto a una mamma suicida per crisi depressive. E la sepoltura della società bene irride le ultime volontà di una defunta tumulata, sfiorando la blasfemia, dalla sua ruspante famiglia che vive nella legge della natura.

ca3Il film sottolinea due modi di vivere antitetici senza permettersi di giudicare dove stia il giusto o l’ingiusto. Ognuno è libero di tirare le proprie conclusioni. Dalle sequenze emerge solo come ciò che ufficialmente sembri appartenere all’idea del politically correct universalmente riconosciuto, in realtà possa non sempre dimostrarsi tale nei fatti e soprattutto negli esiti. Nel film quindi non esiste una morale etica dogmaticamente intesa, cui doversi uniformare, ma soltanto la consapevolezza di un’alterità anche nei sistemi educativi e nelle regole di vita, con la dimostrazione che a volte la tradizione viene superata da un’esistenza modellata sulla natura. Fra le due esiste perciò un rapporto di interscambio e osmosi che non esclude il transito temporaneo o definitivo dall’una all’altra. Ne è eccellente riprova la partenza finale del figlio maggiore di Ben verso un viaggio tanto desiderato nell’Africa nera, che lo introdurrà ufficialmente nella società cosmopolita, pur mantenendo legami con le origini dell’uomo e una vita a contatto diretto con l’ambiente incontaminato privo delle tracce di un presunto progresso. Anime conviventi.

ca1Il connubio è possibile, dunque, purché non prevalga l’intolleranza o la supponenza di ritenersi i soli depositari di uno stile di vita cui soltanto gli altri devono uniformarsi. Il nucleo dei figli e nipoti dei fiori vivono nella venerazione di Noam Chomsky guru del pensiero di Ben che festeggia il Natale nel giorno della nascita del pensatore. Linguista, teorico della comunicazione e filosofo, si definisce un “socialista libertario” e in molti libri non ha lesinato critiche all’ingiustizia e alla profonda immoralità dei sistemi di potere americani e la strumentalizzazione dei mezzi di comunicazione tenuti sotto scacco dalle lobby economiche. Il fulcro del pensiero di Chomsky sta proprio nella definizione di quella “fabbrica del consenso” che si traduce in un sistema di propaganda – occulto o manifesto – nel controllo e nella manipolazione dell’opinione pubblica. Captain fantastic – premiato a Cannes per la miglior regia – è film allegro e scanzonato su un modo singolarissimo di essere padri assolutamente sopra le righe, ma non è particolarmente indicato per i bambini a dispetto del tono leggero e sicuramente divertente. Meglio se a vederlo saranno i genitori. Magari un po’ nostalgici della protesta sessantottina. O forse i renziani in giacca e cravatta, auto e aereo blu.

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