MP10-“Devo andarmene, io non ho nulla di speciale”

-“Hai il coraggio”

 

Miss Peregrine ha occhi grandi che promettono speranza. Protegge una schiera di bambini speciali. Quelli che si confondono con il mondo. Sanno di follia o di magia. Sembrano nati dalla chimera dell’Olimpo, invece sono ancorati alla terra anche se hanno ali ai piedi. Sono invisibili. O fatti di pietra. Neppure se sorridono ingenui. E dietro la nuca hanno fauci divoratrici. Abitano mondi irraggiungibili eppur così vicini e lontani. Nel tempo e nello spazio. Nella realtà e nella fantasia. Tra orologi che si fermano e tornano indietro. Mangiano le ore e le restituiscono integre. Bloccano sciagure e bombardamenti a mezz’aria. Tra passato. Presente. Trapassato. Come il nonno che lascia al nipote l’eredità di quell’orfanotrofio così particolare da accendere nel ragazzo il desiderio di svelare il mistero di Miss Peregrine e la sua conventicola. Unica e senza paragoni.

casa1IL FILM - La casa per ragazzi speciali di Miss Peregrine è l’ultima fatica di Tim Burton, regista molto a suo agio con il genere fantasy con il quale confina la maggior parte delle sue opere. Da La sposa cadavere a Willy Wonka. Da Alice in WonderlandBig fish. E perfino laddove nulla sembrerebbe aprire spiragli al genere fantastico, ne spuntano improvvisi e fugaci barlumi. In quest’ultimo titolo, l’adolescente Jacob Portland (Asa Butterfield già immortalato da Scorsese in Hugo Cabret) riceve – alla morte del nonno – l’eredità più speciale che si possa immaginare. I racconti su un gruppo di bambini particolari dei quali il vecchio aveva a lungo parlato al nipotino. Jake si reca così in una sperduta isola del Galles per scoprire il segreto di questi orfani dal talento unico di cui tanto aveva sentito. Affascinato da quella schiera di coetanei e dal mistero che circonda Miss Peregrine, oltre al sentimento per Olive, Jacob si sente in dovere di proteggere coloro che sente solo all’apparenza i più deboli e si spende per donare loro quanto di più particolare è in suo potere. L’audacia. Ciononostante egli continua a sentirsi estraneo a quella comunità che ama perché non ritiene di avere nulla di davvero speciale e sarà proprio Olive a ricambiare il suo affetto facendogli notare che non occorrono particolarità nella fisionomia o nelle potenzialità per essere unici e talvolta una dote rara può rivelarsi già qualcosa di straordinario.

casa3LE FONTI - Il film desta stupore e se “è del poeta il fin la maraviglia” e “chi non sa far stupir vada alla striglia” vien da credere che i versi del Marino abbiano fortemente influenzato quest’opera che Tim Burton ha magistralmente tradotto per immagini sul testo romanzesco di Ransom Riggs. Quest’ultimo è l’autore del romanzo che dà il titolo alla pellicola. La sua anima è fortemente presente, profondamente rispettata dal cineasta americano che ha sottolineato il ruolo delle fotografie da cui partono le pagine dello scrittore. Un debito onorato al meglio che rende merito allo spirito di collezionista di Riggs, partito proprio dalle istantanee acquistate in più riprese nei mercatini delle pulci d’oltreoceano. E se ora la storia di Jacob sembra interrompersi, al termine del primo libro, c’è da scommettere che in futuro sarà seguito dalla trasposizione degli altri due libri che nel frattempo sono usciti dalla penna di Riggs. Hollow cityLa biblioteca delle anime sono rispettivamente la seconda e la terza puntata delle vicende di cui sono protagonisti i ragazzi di Miss Peregrine. I volumi, già pubblicati negli Stati Uniti, arrivano ora sugli scaffali italiani. Riggs si è detto lusingato e onorato che la storia da lui raccontata sia stata affidata alle mani di Tim Burton. “Sembra scritta su misura per lui”, ha commentato e si è detto felice della scelta con toni che appaiono una sorta di investitura o di prenotazione anche per le successive puntate.

casa4I TEMI - Circoscrivere alla diversità l’asse portante dell’impianto tematico appare riduttivo perché La casa dei ragazzi speciali di Miss Peregrine si spinge oltre e ne approfondisce la fisionomia. A risaltare non è tanto ciò che distingue il singolo dalla collettività quanto invece l’importanza assoluta della propria identità. Ognuno dei protagonisti ha peculiarità strane e straordinarie, ma è proprio puntando sul valore e sull’unicità di queste che si compie il prodigio della salvezza della piccola comunità di Miss Peregrine. Conoscere le proprie virtù per dare maggior spessore alla personalità e alle capacità è il tema di fondo che risalta proprio nel finale quando Jacob si chiama fuori dal gruppo dei ragazzi, definendosi e ritenendosi un adolescente normale, privo di quei poteri diversi e appariscenti che invece caratterizzano ognuno degli altri componenti. Sarà Olive a scoprire e a fargli notare ciò che invece lo rende unico. Il coraggio. La dote che mancava agli altri componenti della piccola collettività viene fornita da un giovane apparentemente privo di qualsiasi capacità. Ignorare ciò che si è rappresenta il passo in avanti compiuto da quest’opera che aggiunge all’impianto tematico la contrastante dimensione del tempo proposta con una differente chiave. Da un lato la possibilità di fermare l’orologio. Arrestare il corso delle lancette. Impedire la distruzione. Dall’altro la diacronia che scorre irreversibile con la morte del nonno – interpretato da Terence Stamp, già nella squadra di Tim Burton per Big eyes e protagonista di Una canzone per Marion – appare un’interruzione della vita e quindi una cesura nello scorrere dei giorni che si innesta sull’uso delle fotografie, per antonomasia tramite del ricordo destinato a perpetuarsi in chi le osserva anche dopo la scomparsa dei soggetti raffigurati.

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