co4La cosa importante è non perdere mai d’occhio la bellezza collaterale.

 

 

Tempo. Amore. Morte. Tre compagni di vita non sempre benvoluti. Spesso malvisti. Talvolta ostili. Cinici. Entità nemiche. Ambigui doppi volti che fanno lacrimare e, solo occasionalmente, sorridere. Quotidianità scandita da visi che fanno paura. Personalità che mettono rabbia. E al Tempo, all’Amore e alla Morte scrive infuocate lettere un uomo che ha appena perso la figlia piccola, uccisa da un male improvviso. Tre vite spezzate. La fine della bimba porta con sé quella dei genitori, entrambi incapaci di riprendersi, seppur per diversi percorsi. E allora che cosa resta a un padre disperato, se non il vuoto dell’assenza. Parole. Sentimenti. Cuori. Ore. Inevitabilmente tutto crolla. Trascinato nel baratro da quella scomparsa ingiusta. Immotivata. Prematura. E se lo scorrere dei giorni non mitiga la disperazione. Se la morte non compie solo il suo sporco lavoro per poi andarsene, ma resta ad accompagnare con riso beffardo l’angoscia di sempre. Se l’amore non si affievolisce con la lontananza incolmabile. Quale consolazione può trovare chi resta…

co5Collateral beauty di David Frankel, autore de Il diavolo veste Prada e Io & Marley, tenta di rispondere a questo quesito, muovendo da tre vite rase al suolo. La bimba uccisa dalla malattia. La madre, costretta ad assistere allo sgretolarsi del suo matrimonio perché il marito (Will Smith) non riesce a uscire da quel dramma, finisce per aiutare con terapia psicologica chi è caduto nello stesso abisso. Compreso il suo Howard, affermato guru della pubblicità che ha assassinato anche la sua professionalità in nome di quel dolore. Ma siccome “desideriamo l’amore, vogliamo più tempo e temiamo la morte”, come in una sorta di domino la caduta della prima tessera travolge quelle che seguono. E il rampante agente sostituisce la sua creazione di campagne con il nuovo paradigma delle sue ore. Un rettangolo che si sbilancia e distrugge tutte gli altri. Sfortunate componenti di una vita articolata come le costruzioni che allestisce per poi assistere all’abbattimento. Parallelo esteriore di giorni atroci, mandati in frantumi dalla sottrazione prematura – il tempo – di un affetto insostituibile. La bambina. Ad Howard non resta che un foglio. Una penna. Tre amici. E tre nemici. Inizia a scrivere a questi ultimi, ignaro che i primi stanno cercando di recuperarlo alla vita.

co2Collateral beauty è un film che fa dell’improbabile e del surreale il suo vessillo, ma apre le porte alla riflessione su temi importanti. Il poveruomo decide di sfogare la sua ira con carta e penna e scrive a quei tre insoliti compari, consapevole di non ricevere risposte, quando improvvisamente Morte (Helen Mirren), Tempo (Jacob Latimore) e Amore (Keira Knightley) si fanno vivi. La prima, un’attrice di teatro di blu vestita, porge la mano scoprendo la ritrosia. E l’altrui diffidenza. “In pochi hanno piacere di vedermi. Non ho molti ammiratori e non lo capisco perché la morte è anche una liberazione“. Howard la abbandona. Fugge. Non senza aver capito che essa fa parte della vita, pur essendo l’attimo più sgradevole. “Tutti scrivono all’universo e quasi nessuno riceve risposte personali. Tu sì. E scappi” le risponde la temuta signora, toccando il tasto difficile della rassegnazione. Howard si arrende ed è proprio la Morte a sollecitarne la prima impennata. E ripetere la stessa operazione con uno dei tre amici di Howard che si scopre malato senza possibilità di guarigione. Disperato e vergognoso. Ha taciuto la sua situazione ai famigliari ed è la personificazione dell’ineluttabile a convincerlo del contrario. “Dì la verità a loro, dagli la possibilità di mostrarti quanto ti amano“. La fine, immaginata come la prova più struggente dei legami del cuore. La doppia chiave di lettura che trasforma l’abominevole in saggia consigliera.

CB36372.DNGSerrato anche il confronto con il Tempo. “Dicono che guarisci tutte le ferite, ma distruggi quello che di bello c’è al mondo” attacca il padre che non ha trovato conforto nello scorrere del calendario. Ha ucciso i suoi giorni. Ha rinunciato a vivere. “Io sono un regalo e tu mi butti via” si sente rispondere. Ancora una volta è la rinuncia a finire sul banco degli imputati. L’incoraggiamento a resistere prende corpo, l’esistenza non si circoscrive all’attimo più amaro. “Io sono abbondanza, un prezioso dono” sente ancora risuonare dalla voce di quel ragazzo sfacciato che lo prende di punta. Lo affronta. Lo costringe a reagire. E apre le porte all’incarnazione dell’Amore. “Quando guardavo mia figlia negli occhi tu c’eri, poi mi hai tradito” la aggredisce. “Io sono la ragione di ogni cosa. Se saprai accettarlo, tornerai a vivere“. Ancora una volta è la trasmissione della forza, ma stavolta è filosofia più profonda. “Non possiamo scegliere chi amare e da chi essere amati, io sono la trama della vita” perché “l’amore è in ogni cosa – nella luce e nell’oscurità – non si può cercare di vivere senza“. Si torna così allo schema iniziale. Si teme la morte, parametro di ogni fine. Quella del sentimento. E della vita. Si vuole più tempo e non si accetta l’ineluttabilità di esistenze diverse e indipendenti. Si desidera l’amore e non si ammette che il destino lo possa sottrarre.

co3Il gioco che fa incontrare Howard con queste tre entità, venute a galla dalle quinte di un teatro a riposo, mette in parallelo il guru sconfitto con i suoi tre amici. Tutti sono alle prese con problemi affini ai suoi. Hanno accettato forme diverse di resa. Anch’essi finiscono a scuola da Tempo, Amore e Morte. Whit (Edward Norton), il collega di lavoro, deve gestire un rapporto difficile con la figlia dopo la fine del suo matrimonio. “Non chiedere a lei il permesso di fare il padre” gli viene insegnato. Serve personalità. Autorevolezza. Serve. Vivere. Ancora una volta è energia a uscire dalle frasi più dolorose. Dagli scontri più cruenti. Dalle prove cui il cuore soccombe. Claire (Kate Winslet), la donna che lo affianca nell’agenzia, è sola. Ignorata dal genere umano. Nascosta dietro i capelli biondi e un sorriso che maschera la sua mancanza di affetto. Donato e ricevuto. Simon (Michael Peña) è l’uomo condannato dal male al quale la Morte impone di non chiudersi in trincea. Dietro le proprie paure. Senza aver il terrore dei sentimenti. Amore, Tempo e Morte sono parte della vita. Anche la loro. Come quella di tutti. Se sottovalutarle è un errore, sopravvalutarle è un disastro. Meglio, forse, comprendere che nessuna di loro è eterna. Nemmeno la Morte. Dura un attimo. Poi. Muore anche lei. Pure per questo l’importante è non perdere d’occhio la bellezza collaterale.

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