LLL d 37 _6000.NEFChi ama con il cuore non si separa mai. Se ne va solo chi ama con gli occhi.

 

L’ambizione è un fuoco che divora. Una sirena che ammalia. E il confine tra l’irrealizzabile chimera e il traguardo da abbrancare con le mani diventa labilissimo. La differenza sta in un’entità astratta che abita nell’animo. Nel cervello. Nei nervi. La convinzione di crederci. Quando tutto sembra irrimediabilmente perduto. Il destino si oppone. Le circostanze sono sfavorevoli. E gli ostacoli aumentano a vista d’occhio, al punto che perfino il passo più semplice appare come una montagna da scalare a piedi nudi. La tenacia, intesa come la forza di non arrendersi, rappresenta l’asso nella manica da calare quando il gioco si fa duro. Ne sanno qualcosa Mia (Emma Stone) e Sebastian (Ryan Gosling) che si ritrovano davanti a un bivio odioso. Amore o lavoro… Vince quest’ultimo, ma la scelta è più casuale che pensata. Le forze unite per raggiungere il primo si rivelano il sostegno indispensabile per superare le difficoltà del secondo. Itinerari tortuosi e aspri. Amari e fatti di disprezzo. La strada del jazz per lui e quella della recitazione per lei. Lastricate da buone intenzioni, ma rese tortuose dalla disillusione. Il risultato è un adagio scandito dalla vita. Quasi impossibile averli tutti e due. Finisce che una sera un’affermata attrice entra in un locale di musica. Scopre che si chiama Seb’s, come lei, giovane fidanzata sognatrice, gli suggerì un tempo. Rivede un volto. Ascolta una sequenza di note. Assiste con l’immaginazione a un incantesimo perduto che si chiama amore. E dietro un sorriso malandrino volta le spalle al passato.

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La La Land è il secondo film vero di Damien Chazelle dopo varie prove di apprendistato. Il jazz è il liquido amniotico dove si muove il giovane talentuosissimo regista americano, che due anni fa ci ha mostrato – con Whiplash – il volto crudele della musica. Vinse un Oscar con Jonathan Kimble Simmons – miglior attore non protagonista nei panni di un insegnante perfido e implacabile –  e ora ci riprova. Un record lo ha già centrato. Quattordici candidature come fu per Titanic ed Eva contro Eva. E non si tratta solo di generosità. Questo musical, presentato alla Mostra di Venezia con giudizi molto più che lusinghieri, è un’opera colta che esibisce qualità. Garbo ed emozione, non comunissimi oltreoceano, completano oltre due ore di uno spettacolo che si regge su due protagonisti, immersi in mezzo a un universo di semplici comparse. Lo stesso Simmons, anche stavolta nel ruolo cattivo dell’intransigente proprietario di un piano bar, compie poco più di un’apparizione. Tutta la recitazione rimane dunque sulle spalle di Emma Stone e Ryan Gosling che cantano, ballano e recitano mostrandosi versatili come Hollywood comanda. Questo genere cinematografico, d’altronde, nasce e prospera proprio negli States, patria leggendaria e indiscussa di una formula particolarmente costosa e impegnativa che oggi seduce Bollywood, ancora però lontanissima dall’avvicinarsi anche pallidamente al suo modello.

La La Land è una miniera di riferimenti colti, attraverso i quali Chazelle rende omaggio al cinema del passato, esibendo la propria preparazione non soltanto dal versante registico ma anche da quello storico. Tra i caratteri formali spicca l’abbondante uso dell'”iris” – una mascherina circolare che si chiude decretando la fine di una sequenza. Un segno d’interpunzione cinematografica, oggi completamente dimenticato e dal sapore polveroso. Sempre al passato della settima arte si ricollega la dicitura “The end”, attualmente desueta, ma assai diffusa soprattutto nell’era del muto. Non è un mistero che il film si ricolleghi al passato, nella fattispecie al 1935, per la citazione del tip tap, consacrato in un altro musical – Il cappello a cilindro di Mark Sandrich – da Fred Astaire che s’innamora di Ginger Rogers nella finzione. Identiche perfino le scarpe del divo anni Trenta e quelle di Gosling, tipiche di questo ballo d’antan. E sterminata è la lista dei titoli di musical richiamati alla memoria in queste due ore. L’autoreferenzialità è suggellata dal film che Sebastian e Mia vanno a vedere nella sera in cui scocca la scintilla del sentimento. Si tratta di Gioventù bruciata di  Nicholas Ray con la coppia di misteriosi divi James Dean e Natalie Wood, stelle irraggiungibili precipitate nel mito dal destino maledetto delle loro morti violente. A questa storica pellicola si aggiunge un cenno a Casablanca di Michael Curtiz in cui recitano due sex symbol come Humphrey Bogart e Ingrid Bergman. Spettacolo interrotto da un proiettore difettoso che riporta indietro di qualche decennio, ora che la celluloide non esiste più e non capita certo di venir interrotti sul più bello, proprio nell’attimo del primo bacio. Il cinema è anche incantesimo.

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Atmosfere suggestive si mescolano ai segni del presente. Una di questi è la scena d’apertura con danze e volteggi nell’intasatissima tangenziale di Los Angeles che sembra ricordare Grease. La paura di ritrovarsi in quella temperie viene subito smentita, ma i colori pastello e incendiari dei vestiti delle compagne di Mia fanno il verso a tanto cinema alla moda. Come nel caso dell’abito scarlatto che non può non ricordare La signora in rosso di Gene Wilder. Il gioco di citazioni  prosegue con Kelly Le Brock, che a sua volta rimanda a Marylin Monroe in Quando la moglie è in vacanza di Billy Wilder, rievocandone le gonne alzate dal vento. In questo dedalo cinematografico i legami con il presente sono rinvigoriti dalle auto non certo d’epoca. I cellulari che trillano rompendo incantesimi insospettabili, davanti al panorama di una Los Angeles decisamente più accattivante della realtà. I clacson di auto e conducenti per niente affatto tolleranti. Con annessi gesti di maleducato sberleffo, tipici dei giorni nostri. Ai quali va aggiunta la moviola cui si fa cenno nella parte finale, quando le note di Sebastian al piano davanti alla donna che amò, ora sposata con un altro, provocano un riavvolgimento ideale delle tappe del loro amore in una sorta di sliding doors immaginario, in cui la fantasia del pianista ancora innamorato si sofferma mentalmente su come avrebbe potuto trovare suggello il loro legame se… Tuttavia, con i se non si fa la storia e nemmeno l’amore. Non resta che uscire serbando l’unica morale che La La Land possa regalare. Ovvero che la convinzione aiuta a raggiungere traguardi. Sebastian spinge Mia a crederci, come lei fa da sprone e coraggio a lui. Quasi a dire che forse, anche nel lavoro, per vincere occorre non essere soli. Ma, in fondo, chi ama col cuore non dimentica e non se ne va. Bastano poche note per tornare là dove ci si era lasciati un giorno lontano. Anche solo per lo spazio di una canzone.

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