la-legge-della-notte-2La vita restituisce sempre ciò che si dà. Mai nelle giuste proporzioni.

I divieti non provocano carestie. Aumentano la disponibilità. Proibizionismo. La criminalità decolla, ma la malavita ha ancora un codice. Non è terra di nessuno. I poliziotti conoscono per nome e di persona i delinquenti. Talvolta trovano accordi per evitare il sangue. Spesso sono addirittura al corrente che famiglie onorabili hanno figli che sdirazzano. E non se ne stupiscono. Perché anche a un poliziotto può capitare un figlio gangster. E anche a un poliziotto può capitare una figlia drogata. È questione di destino. Di famiglie sbandate anche quando sembrano regolari. Si può morire per un figlio che prende il sentiero selvaggio. Si può impazzire per una figlia che si lascia trasportare e ricattare. Negli anni Venti, fatti di chiassosi fucili e papillon, cravatte e proiettili, capitava anche questo. Il buon bandito, quello che vuol smetterla con il crimine, ma nella vita non sa fare altro che rapine. E resta un fuorilegge. Scala le graduatorie, diventa il boss dei boss. Le strade del suo ieri sono lastricate di morti ammazzati. Prima la guerra al fronte, poi quella nelle strade.

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È La legge della notte di Ben Affleck, regista e protagonista nei panni di Joe Coughlin, uno che passa i suoi giorni al buio. Vive di notte, non per altro il titolo originale è Living by night. Assalta bische. S’innamora della donna del capo (Sienna Miller) che lo tradisce e lo consegna alla vendetta del perfido che, a sua volta, genera altre ripicche e nuove rappresaglie. Joe è un buono ma ha un’ottima mira e soprattutto una memoria perfetta. Capisce che otterrà la testa del suo nemico soltanto allontanandosi da Boston e, quando esce di cella, trova terra bruciata attorno a sé. Non ce la fa a salutare il padre per l’ultima volta, ma riesce a conquistare Maso Pescatore (Remo Girone) e a diventare il suo luogotenente. Si trasformerà in un capobastone perché imparerà che un boss non uccide. Fa uccidere. E soltanto se è strettamente necessario. Usa l’arma del ricatto. La rivoltella deve restare silenziosa. Muta. Più tace e più ottiene. Tranne che alla resa dei conti, quando i due superboss si alleano per fare la pelle a quel rampantino del crimine, diventato il re del contrabbando e il marito premuroso di Graciela (Zoe Saldana). La vita onesta è lì. A un passo. E, per raggiungerla, serve ancora fuoco e polvere da sparo.

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La vendetta non è solo un piatto da servirsi freddo. È un piatto che costa. Caro. E Joe Coughlin lo impara a sue spese. La strada dell’onestà non ha un prezzo più basso di altri. Non è più economica. Diventerà padre e scoprirà l’onere di allevare un figlio. Mostrargli che lo zio è un divo di Hollywood. E papà… La legge della notte non è film che faccia dell’originalità il suo valore aggiunto. Il cinema è ricco di figure simili al protagonista di Ben Affleck, tuttavia – pur essendo così scontato nel suo genere – ha un indiscutibile fascino che non è quello del maledetto. Le ambientazioni d’epoca, assalti e sparatorie dal sapore quasi umano, ritraggono un mondo criminale ruspante e con regole precise. Un piccolo universo ucciso dal progresso che ha portato anche alla criminalità una deregolamentazione. E precipita il bandito nella sfera del selvaggio. Invece si trattò di una guerra, con le sue strategie e le sue vittime. Vinti e vincitori. Onesti – che non fa certo rima con agenti – e truffatori. Anche per questo se la intendevano e andare d’accordo non era impossibile. Era la delinquenza d’antan, quella che forse aveva ancora una ragione se uno finiva per “arruolarsi”. Era la mala che oggi non esiste più. Affida al rum le sue speranze di ricchezza. Al gioco. E delle donnine si serviva per piacere. Nell’era della droga, anche la morte è subliminale. Corre sottotraccia. E il sesso diventa moneta di scambio tra disperati da una parte e disperati dall’altra. Tra chi offre il proprio corpo e chi lo ricompensa con una dose.

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